16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 17:57:00

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Esiste ancora una Storia delle letteratura italiana?

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Caro direttore, il problema di una storia della letteratura italiana globalmente e tradizionalmente esiste ancora? Fu una domanda che anni or sono si pose il professore Mario Sansone e pose agli allievi del Quinto Ennio che allora dirigevo. La risposta fu sconcertante. Ne spiego i motivi. Il succedersi delle stagioni storiche e il rapido mutamento di fatti e di avvenimenti che caratterizzano il tempo nostro e trasformano quotidianamente il volto della società, non possono non incidere e in maniera molto acuta e profonda, sulla letteratura di un popolo che è sempre lo specchio di quella società in cui scrittori e poeti vivono ed operano.

Altro aspetto, particolarmente drammatico, della nostra epoca è il susseguirsi di tante metodologie critiche legate a diverse ideologie nonché l’affermarsi di strutture operative o di mezzi e strumenti di classificazione o da non pochi tipi di ricerca che vanno dagli studi strutturalistici a quelli della semiologia o della psicanalisi; e la progressiva avanzata della tecnologia può o potrebbe incidere sulla eventuale metodologia da seguire. Per cui di fronte a così lucidi e fermi nuovi strumenti di lavoro la prima domanda che uno studioso si pone o si deve porre è se oggi, oltre il duemila, si può ancora scrivere una storia della letteratura tradizionalmente intesa. Un dibattito recente sull’argomento ha interessato molti illustri storici della letteratura e, all’unanimità, pur con diverse motivazioni, o da diverse angolazioni metodologiche, tutti si sono detti convinti che una Storia della letteratura, è un adempimento culturale necessario, ancora oggi. Anche noi siamo fermamente convinti che è possibile scrivere la storia letteraria di un popolo, ma a patto che si realizzino alcune opportune innovazioni didattiche e metodolo giche. Prima di tutto è sempre da tenere presente il fatto che una storia letteraria diretta ai giovani é un fatto della realtà culturale scolastica e, come tale, va analizzato e descritto. Certo, sarebbe sempre utile scrivere una letteratura per saggi, storicamente disposti, monografici.

È, come è noto, una vecchia tesi crociana, ma essa ha dato e può anco-ra dare degli equivoci. In realtà bisognerebbe distinguere la storia della poesia dalla storia della letteratura, così come noi la intendiamo. La storia della poesia non può farsi che per saggi, relativi ai singoli poeti e alle loro opere. Ed infatti, anche muovendo da una concezione storicistica, la poesia, ad esempio di Dante, nulla ha a che vedere con quella del Tasso o con quella del Carducci. Realtà poetiche diverse in differenti periodi della storia culturale italiana o europea. Fare una storia della poesia in tal senso significherebbe anche pretendere dal docente di intervenire, di volta in volta, per richiamare l’attenzione dei giovani su tutti quegli altri aspetti della civiltà di un popolo che sono organicamente legati fra loro: vita politica, intellettuale, economica, morale, religiosa, artistica in senso lato, cioè tutto quell’altro mondo poetico, razionale ed anche spirituale (si veda la vita religiosa di un popolo) che di forza entra nella attività creatrice di un poeta o di uno scrittore. E allora, di forza, la storia della poesia diventa la storia della letteratura strutturalmente intesa come un complesso di fattori che possono sembrare estranei al fatto poetico, invece sono intimamente e necessariamente ad esso comuni. Ed infatti, come ogni grande o meno grande artista, non può non assumere in sé i più cospicui elementi della sua cultura e della letteratura in tutti i suoi aspetti, così ogni grande opera d’arte genera sempre una nuova tradizione di letteratura ed apre alla cultura una nuova visione della vita intellettuale e spirituale.

E così il raggio di visione si dilata al pensiero che una letteratura è in intimo rapporto con la letteratura di altri popoli, passato o presente e, quindi, una vera storia della letteratura non può essere che una storia comparata di civiltà, che nel corso dei secoli si sono succedute nella vita e nelle diverse società dei popoli. Accanto all’individuale, dunque, c’è l’universale, che è la società nella quale l’individuo vive ed esprime più o meno compiutamente la sua personalità. Punto proprio da questo diacronismo nasce la possibilità di scrivere o riscrivere o di inventare (nell’etimo antico dell’espressione) una “storia” della letteratura italiana. Sol che essa, desanctisianamente intesa deve essere un blocco unico di pensiero e di vita sociale e non disperdersi in toni su toni che allontanano il docente e il discente da una esauriente unitaria visione culturale ed estetica, che ripeto deve essere organica e mai dispersiva in faticosi volumi di tutto e non per tutti. I faticosi volumi riguardano le parti relative alla mitologia; ma esse dovrebbero non far parte di un’unica fonte, un volume a parte, rispetto alla storia della letteratura e questo per non disperdere i concetti relativi alla sostanza del dettato letterario.A parte il fatto che oggi quanta antologia si studia nelle scuole? Un esempio che è una realtà, di una cantica di Dante di trentatré canti, un docente quanti canti riesce a commentare preso da altri extrascolastici impegni? Forse dieci? O qualcosa di meno, purtroppo! Ed è Dante!

Paolo De Stefano

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