26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 15:57:00

Cronaca News

L’Istituto Talassografico e il Mar Piccolo

foto di Epidiascopio
Epidiascopio

Un lungo rapporto d’amore! Si, è un amore che dura da ben 107 anni quello fra il Mar Piccolo e l’Istituto Talassografico di Taranto e la mostra “IL MAR PICCOLO E IL TALASSOGRAFICO: UN RAPPORTO LUNGO PIÙ DI 100 ANNI”, che si terrà nell’ambito del Festival di Storia Tarantina avente come fil rouge il Mar Piccolo, lo documeterà. Per coloro che ancora non lo sapessero, l’8 giugno 1913, a Taranto, venne istituito l’Ispettorato Tecnico per la Molluschicoltura con annesso un Laboratorio di Biologia Marina che ebbe come prima sede due stanze nel Palazzo D’Amelio e poi nel Palazzo Colucci. Occorre sapere che a quel tempo, la molluschicoltura non versava in buone condizioni (corsi e ricorsi storici!); pertanto, si ritenne necessaria un’istituzione locale per condurre studi e ricerche finalizzati al rilancio di questa attività. Il primo Direttore fu Attilio Cerruti (1879- 1956) che si era laureato ad appena ventidue anni in Scienze Naturali all’Università di Napoli, città dove lavorò come professore di zoologia nella stessa università e come collaboratore della Stazione Zoologica “Anton Dohrn”.

Egli, scelto come direttore da un’autorevole commissione, si trasferì a Taranto, che divenne poi la sua città adottiva, dove iniziò la sua attività nel 1914. Il 29 novembre 1928, fu decretata l’edificazione di una nuova sede, l’attuale, sita in Taranto alla via Roma 3, sulle rive del Primo Seno del Mar Piccolo, la cui costruzione fu completata nel 1931. L’Istituto Talassografico è pertanto la più antica struttura scientifica della Puglia, essendo stata fondata prima dello stesso CNR, a cui appartiene, e dell’Università di Bari. Al fine di migliorare le condizioni di allevamento dei molluschi eduli (mitili e ostriche) per aumentarne la produzione, era necessario conoscerne la biologia ma anche la produttività dei mari in cui essi venivano allevati e, quindi, del Mar Piccolo. Pertanto, Cerruti ne studiò il plancton e le caratteristiche chimiche e fisiche delle acque, effettuando mensilmente, in numerose stazioni e per diversi anni consecutivi, misurazioni che ora costituiscono serie storiche di dati di grande importanza in quanto permettono di rilevare gli eventuali cambiamenti verificatisi in tempi recenti. Le ricerche di Cerruti rappresentano ancora oggi un punto di partenza di fondamentale importanza per tutti i ricercatori che, con qualunque scopo, si accingono allo studio dell’ecosistema di questo bacino. Cerruti investigò anche la possibilità di allevare il bivalve Pinna nobilis (in tarantino, “parɘcèddɘ”), il cui bisso, detto “lana pinna”, veniva tradizionalmente usato per la produzione di un particolare e pregiato tessuto.

L’allevamento era indispensabile, infatti, in quanto il gran numero di individui necessari per la produzione del bisso avrebbe causato quasi sicuramente il depauperamento dei banchi naturali del mollusco. Abbiamo parlato di amore perché Attilio Cerruti amava il suo lavoro. Tanta precisione, tanta accuratezza, tanto rigore non erano dettati solo dall’applicazione del metodo scientifico ma dall’amore per quello che faceva e dalla ferma convinzione della sua utilità. Questo traspare chiaramente dalle circa 1200 lastre fotografiche che ci sono pervenute. Ha amato tanto il suo lavoro, Attilio Cerruti, da mettere a disposizione di appassionati come lui sia i laboratori dell’istituto sia il suo stesso tempo. Delle tante lastre fotografiche che ci ha lasciato, infatti, molte riguardano le alghe dei mari di Taranto, raccolte e studiate dalla professoressa Irma Pierpaoli, della quale abbiamo diffusamente parlato, che in quegli anni insegnava all’Istituto Tecnico “Pitagora”. Ha amato tanto il suo lavoro da intenderlo quasi una missione e da essere, ai primi del secolo scorso, un divulgatore ante-litteram, ospitando in istituto scolaresche e relativi insegnanti. Ha amato moltissimo anche il “suo” istituto, Attilio Cerruti.

Quell’istituto che fu chiamato a dirigere e che oggi porta il suo nome, la cui sede ha tanto caparbiamente voluto. Così grande, così funzionale ed attrezzato (soprattutto per l’epoca) eppure così bello, in cui ogni particolare architettonico parla del mare. E ne ha documentato tutte le fasi della costruzione con la tenerezza di un padre che vede crescere la propria creatura. E poi, con orgoglio e soddisfazione, ha fotografato la costruzione ultimata (nel 1934) e tutti gli ambienti con i loro arredi. Ma sicuramente amava anche il mare, Attilio Cerruti, quel mare di Taranto che egli, nato in provincia di Potenza (a Picerno), aveva adottato. Lo dicono, ancora dopo tanti anni, le sue fotografie. Quel mare fotografato, anche se per documentare le attività di ricerca, al tramonto controluce, punteggiato di barche cariche di fascine, decorato dalle “zoche di cozze” poste a “sciorinare”, calmo o che ribolle sopra i “citri”; quel mare ritratto con l’attenzione di chi vuole cogliere anche la bellezza e la dolcezza di un paesaggio tanto caro; ritratto, appunto, con amore. Lo stesso amore per il lavoro e per l’ambiente traspare anche dagli scritti di Irma Pierpali, di Aristocle Vatova, succeduto a Cerruti, e di Pietro Parenzan. Lo stesso amore con cui noi, attuali ricercatori, lavoriamo ancora in quello stabile dopo più di 100 anni, adoperandoci con i nostri studi per conoscere l’attuale “stato di salute” del Mar Piccolo, per eliminare o mitigare gli impatti antropici, per individuare tecniche sostenibili di molluschicoltura, per proteggerlo, quindi, rendendoci spesso invisi a molti per il nostro rigore… Ma veniamo alla sede del Talassografico. Lo stabile è di gran pregio. Il progetto è dell’architetto Ugo Giovannozzi (Firenze 1876 – Roma 1957), uno dei più importanti architetti italiani del ‘900, il quale lavorò in tutta Italia. Tra le sue opere più significative si ricordano: le Terme di Montecatini, le sedi dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA) a Roma, Torino, Livorno e Firenze e il restauro di Palazzo Strozzi a Firenze.

Non meno importante è l’autore dei particolari architettonici dello stabile, che richiamano la vocazione dell’Istituto allo studio del mare. Essi, infatti, sono opera della scultore Sirio Tofanari (Firenze 1886 – Milano 1969), noto come lo “scultore degli animali”, nominato, nel 1949, docente in Scultura all’Accademia Nazionale di S. Luca con speciale decreto del Presidente della Repubblica Italiana. E’ evidente, quindi, che già solo il palazzo dovrebbe essere per la città di Taranto un fiore all’occhiello! Ma così non è stato, almeno in passato, poiché ora l’attuale amministrazione Melucci si è mostrata sensibile e fattivamente interessata al suo restauro. Ma non finisce qui! L’istituto custodisce molti antichi strumenti scientifici che venivano usati in mare e in laboratorio. Tra i primi, ritroviamo strumenti per il campionamento di acqua e di fondo, per la rilevazione della profondità, per lo studio delle correnti e dei venti, e strumenti per la navigazione e la meteorologia. Nei secondi rientrano microscopi, incubatori, vetreria, apparecchi per la sterilizzazione e per la fotografia (stampa e proiezione). Quanto citato rappresenta per Taranto un patrimonio di grandissimo valore scientifico e culturale poiché molti di questi strumenti sono custoditi nei più importanti musei scientifici del mondo.

Essi mostrano i passi da gigante che in tali ambiti ha compiuto la tecnologia in un secolo ma, soprattutto, quanto bravi siano stati i ricercatori che ci hanno preceduto, i quali sono stati in grado di fare grandi scoperte con gli strumenti che allora avevano a disposizione. Proprio sulla base del suddetto patrimonio, abbiamo proposto al Sindaco e agli assessorati competenti comunali e regionali, l’istituzione a Taranto di un museo della strumentazione oceanografica, sia di quella risalente ai primi del secolo scorso sia di quella della seconda metà del ‘900, la quale, pur essendo stata dismessa, è stata conservata. Con un tale museo, sarà possibile seguire l’evoluzione della strumentazione scientifica nel campo dell’oceanografia fisica, chimica e biologica di pari passo con gli avanzamenti tecnologici. Grazie alle lastre fotografiche di Cerruti e agli arredi ancora in possesso dell’istituto, si potranno ricreare persino i laboratori risalenti ai suoi tempi, il che consentirà di compiere una “passeggiata di un secolo” attraverso i laboratori scientifici. E’ questa un’opportunità piuttosto rara.

Infatti, la maggior parte dei musei della scienza italiani, anche se importanti e ricchi di reperti, si cita per tutti il Museo della Scienza e della Teconologia “Leonardo da Vinci” a Milano, affrontano tematiche diverse ma parallelamente. Ci auguriamo vivamente che l’amministrazione Melucci accolga questa nostra proposta affinchè Taranto, “Capitale di mare”, possa avere un museo che accoglie la strumentazione atta allo studio del suo mare! Ma veniamo alla mostra in cui sarà possibile osservare una parte dei suddetti strumenti, corredati da didascalie sul loro funzionamento. La si potrà visitare dal 3 al 7 ottobre, la mattina: 9-13; il pomerigio 17-19; l’8 solo la mattina: 9-13, con Green Pass e mascherina; previa prenotazione obbligatoria telefonando al numero 3336650332 dalle ore 9:00 alle 13:00.

 

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Taranto

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