26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 16:57:00

Cronaca News

«Gare regolari, l’Anac lo conferma»

Arsenale Militare
Arsenale Militare

Ha respinto le accuse di turbativa d’asta finalizzata a favorire un cartello d’imprese contestando la ricostruzione dell’accusa. Si è difeso così l’ammiraglio Cristiano Nervi, ex direttore dell’Arsenale di Taranto. L’ufficiale della Marina Militare è uno dei 18 imputati nel processo sugli appalti, secondo l’accusa, truccati.

Nell’udienza preliminare davanti al gup Rita Romano, l’imputato si è sottoposto all’esame, rispondendo alle domande dei suoi difensori, gli avvocati Fausto Soggia e Giuseppe Rossodivita. «Rigorose indagini interne hanno consentito di accertare la correttezza di ogni mia condotta nei confronti della Marina Militare. Gli accertamenti degli organi statali non militari, Anac, Corte dei Conti e Ragioneria dello Stato hanno escluso ogni irregolarità nel mio operato». Ha evidenziato Nervi. Ex direttore dell’Arsenale da settembre 2018, quindi ha assunto l’incarico un mese prima del periodo finito sotto accusa, Nervi ha censurato le modalità dell’indagine ravvisando, a suo parere, anche alcuni gravi errori nel corso delle indagini. «Non ho mai avuto atteggiamenti collusivi con le imprese, tantomeno finalizzati a procurare loro un vantaggio in danno di altre.

Gli atti – ha spiegato l’ufficiale- dimostrano chiaramente che la mia azione perseguiva la massima accorrenza e concorrenza, ovvero obiettivi opposti ad un’ipotetica collusione. Peraltro – ha aggiunto – ha si afferma chiaramente negli atti che queste aziende operano in Arsenale da decenni, mentre io alla to l’incarico da poco più di un mese e mancavo da Taranto dal 2014; ma soprattutto – ha rimarcato di non aver avuto alcun vantaggio personale – non sussiste alcun interesse per l’Ente e tantomeno per il sirettore di raggiungere accordi con le imprese sugli sconti e sulle offerte». La ricostruzione dell’accusa riguarda l’aggiudicazione di quindici appalti, banditi dall’Arsenale e dalla Stazione Navale di Taranto da ottobre a dicembre del 2018, per complessivi 4,8 milioni di euro, riguardanti lavori di ammodernamento e riparazione di navi militari. Gli indagati rispondono a vario titolo, di associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e furto aggravato. L’arresto di 12 di essi (tutti tornati liberi), a febbraio 2020, ha suscitato un certo clamore a Taranto, poichè le misure restrittive hanno riguardato dipendenti civili e imprenditori, ufficiali di Marina, fra cui l’ammiraglio Nervi; dunque i classici insospettabili.

L’ammiraglio Cristiano Nervi ha chiarito anche i suoi compiti al vertice dell’Arsenale militare di Taranto, il più grande stabilimento della Difesa con 1300 dipendenti. «Il compito principale di un direttore è fare in modo che le soste manutentive delle navi militari vengano condotte nei tempi programmati e che tutte le lavorazioni vengano eseguite correttamente. La programmazione dei lavori viene fatta dagli enti centrali: nello specifico dal Comando Logistico sulle base dell’esigenza comunicata dal Comando della Squadra Navale. Il direttore e l’ente Arsenale – ha spiegato Nervi – non godono di autonomia di spesa e/o decisionale sui lavori che vengono pianificati e successivamente finanziati dagli enti centrali. Quindi chi afferma che le mie azioni fossero dettate da esigenze di carriera omette le comunicazioni pervenute dagli alti comandi che dettavano la linea che l’Arsenale avrebbe seguito. Dai verbali delle riunioni di coordinamento agli atti e dalla messaggistica pervenuta dagli alti comandi erano chiaramente de finite le date da rispettare per la sosta del San Marco e anche le forme contrattuali da impiegare».

Nel corso dell’esame l’imputato ha contestato una serie di passaggi della ricostruzione investigativa: «L’altro errore sta nel ritenere che l’Arsenale disponga di fondi propri e di autonomia di spesa, addirittura si suppone che pur di spendere si scelga qualsivoglia attività, anche inutile, perché quanto non speso dovrebbe essere restituito al Mef Lo scrive la GdF, ma è totalmente fuorviante. L’Arsenale non dispone di autonomia di spesa». Nel mirino della Procura è finita anche una gara per il San Marco andata deserta e poi bandita con la procedura d’urgenza. Nervi ha difeso la legittimità della procedura: La nave non avrebbe più potuto navigare con ripercussioni negative per la Squadra Navale che avrebbe perso la disponibilità operativa di una delle tre navi da sbarco. Sono navi che possono essere impiegate per varie missioni e sono particolarmente utili per le operazioni emergenziali, che richiedono per esempio l’evacuazione di civili da paesi stranieri o in caso di emergenze sanitarie.

Dopo l’esplosione avvenuta a Beirut lo scorso anno, per esempio, la gemella del San Marco è stata inviata in Libano per soccorrere la popolazione. Per non incorrere nuovamente nel problema della gara deserta o con scarsa accorrenza, autorizzai il mio staff ad operare con procedura d’urgenza, adottando tutti i provvedimenti necessari per massimizzare la concorrenza. Come già accennato, la procedura d’urgenza, o in economia, impone di operare sotto la soglia dei 400.000 euro, dai cui la necessità di ripartire l’esigenza complessiva in più gare d’appalto, ma consente tempi per la finalizzazione del contratto molto più rapidi». Ma, ha evidenziato Nervi, che la sua carriera «certamente sarebbe dipesa dall’andamento dell’impresa Cavour, non certo del San Marco o delle numerose altre navi ai lavori. Basta paragonare le attività dal punto di vista economico». L’interrogtorio è stato interroto dal giudice e riprenderà nell’udienza del 1° dicembre prossimo. Per gli imputati il procuratore aggiunto Maurizio Carbone ha chiesto il rinvio a giudizio. In cinque hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato, quindi dal gup. Per gli altri 13 imputati, invece, il giudice Romano dovrà decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero e quindi disporre il rinvio a dibattimento oppure, al contrario, emettere una sentenza di proscioglimento.

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