16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 16:30:00

foto di Capolavori dietro le quinte al MArTA
Capolavori dietro le quinte al MArTA

Anche a Taranto domenica scorsa si è celebrata la XVIII Giornata della Fidam (Federazione Italiana Amici dei Musei) con un convegno dal titolo “Capolavori dietro le quinte: l’esperienza del Museo Archeologico di Taranto”. L’evento, organizzato dall’Associazione Amici dei Musei di Taranto presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare, si è svolto in collaborazione con il MarTA con il patrocinio della Fidam e della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo. In apertura la presidente dell’Associazione Amici dei Musei di Taranto, Patrizia De Luca, ha sottolineato la collaborazione con il MarTa per rispondere al tema “capolavori nascosti” suggerito quest’anno dalla Fidam che ha invitato le delegazioni a portare alla ribalta e far conoscere una o piu opere poco conosciute che sono nei depositi, bisognose di restauro o appena restaurate. Eva Degl’Innocenti, direttrice del Museo Archeologico di Taranto, ha svolto una relazione dal titolo i “Tesori dai depositi del MArTA dall’oblio alla pubblica fruizione”; in essa ha spiegato come il lavoro del museo sia basato non solamente su quello dei funzionari archeologi che curano i depositi e la parte legata alle esposizioni scientifico culturali, ma anche su numerosi protocolli di intesa, convenzioni con università e centri di ricerca perchè spesso le attività di studio sono oggetto di progetti congiunti tra le competenze scientifiche del personale interno e studiosi provenienti da università e centri di ricerca.

Successivamente ha anticipato come il prossimo anno vedrà la luce il progetto di digitalizzazione di quarantamila open date e open source di cui oltre 33.000 riguardanti depositi del museo, di cui una parte consistente riguarda depositi inediti mai esposti che vedranno la pubblica fruizione utile anche per l’accesso alla ricerca da parte di studiosi di tutto il mondo. Un database aperto a tutti che permetterà di sapere cosa è conservato nel museo e sviluppare nuovi rapporti di ricerca con atenei del mondo. Dal 2016, ha poi concluso, il museo ha creato “i tesori mai visti” una attività scientifico culturale che comprende tutta la procedura studio, ricerca, funzione educativa, tutela e conservazione, ai fini della loro valorizzazione, grazie a questa attività numerosi reperti che versavano in condizioni critiche sono stati oggetto di una selezione all’interno dei depositi. Infine Lorenzo Mancini, funzionario archeologo, ha relazionato sul tema “Taras incontra Vatl: connessioni mediterranee in mostra al MArTA” descrivendo la mostra allestita al piano terra del museo che fa luce su due civiltà quella di Taras e quella di Vatl distanti perchè collocate sugli opposti versanti della penisola italiana a più di 700 km l’una dall’altra, ma allo stesso modo vicine perchè intimamente legate a partire dal mito e dalla leggenda di fondazione. Taras e Vatl sono infatti due divinità eponime legate profondamemte all’elemento marino, acquatico che funge da filo conduttore per entrambe le esposizioni.

A loro, ha spiegato Mancini, è stato intitolato simbolicamente il progetto di ricerca. La mostra vede la ricostruzione di una tomba in cartapesta, ed è la prima volta che si ripropone in scala reale 1:1 un intero contesto funerario etrusco, in particolare una tomba a tumulo del territorio di Vetulonia ubicata nella località di Poggiopelliccia, frazione del comune di Castiglione della Pescaia, nella provincia di Grosseto, che è stata ricostruita limitatamente alla camera funeraria e al dromos avvalendosi di maestranze locali e la direzione artistica di un artista di Putignano, erede di una grande tradizione di maestri cartapestai e la partecipazione di maestranze di Massafra. Il tutto allo scopo di valorizzare non solamente un patrimonio archeologico proveniente dalla tomba di riferimento e dei sui corredi, ma anche un importante patrimonio immateriale tradizionale che lega le due regioni coinvolte nel progetto dal momento che sia Puglia che Toscana hanno una importante tradizione nel campo della cartapesta.

Daniele Lo Cascio

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