22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 18:53:00

Cronaca News

Cosa insegnano queste elezioni amministrative


Seggio elettorale - archivio

Cosa insegnano queste elezioni? Innanzitutto c’è da riflettere sull’ulteriore calo dei votanti. È un fenomeno nazionale e non solo tarantino: se la politica continua ad essere un gioco da social è inevitabile che la gente si disaffezioni. Il giochino di eccitare le folle con un tweet può durare fino a quando i cittadini non si accorgono che lo stomaco poi resta vuoto e che un paese non si governa a colpi di post. La lezione, durissima, è stata inferta ai due partiti che più di altri hanno catturato il consenso attraverso i social: M5S e Lega. Se finisci per dare ascolto più agli algoritmi che ai cittadini in carne e ossa, rischi di perdere il contatto con la realtà. Il M5S, che si era proposto come il partito del “vaffa”, alla prova di governo – nazionale e locale – si è rivelato un bluff e ha aumentato la disillusione fra gli elettori. E l’effetto Conte non si è visto nemmeno da queste parti. I Cinquestelle hanno perso punti persino a Ginosa, dove comunque il sindaco uscente, loro espressione, è riuscito ad arrivare al ballottaggio, sebbene col robusto supporto di una lista civica.

La Lega, in buona compagnia con Fratelli d’Italia, ha strizzato l’occhio a no vax e sciamani di ogni risma, cedendo moltissimo sul piano della credibilità rispetto a chi ti vota per governare e non per prestare il fianco a pulsioni protestatarie o a fenomeni da baraccone. Una enorme massa di elettori disillusi non ha quindi trovato altre sponde dove rifugiarsi e questo deve essere elemento di profonda riflessione per tutti i partiti. Tutto bene nel centrosinistra, dunque? Niente affatto, nonostante i risultati in larga parte favorevoli.

A Taranto, intesa come provincia, si apre un caso Pd: la bruciante sconfitta di Grottaglie, con una consistente fetta del partito che ha preferito schierarsi col sindaco uscente, gradito a Emiliano, e non con il candidato di bandiera, rischia di lasciare strascichi non irrilevanti nell’imminente congresso provinciale, quello che precederà le elezioni comunali del capoluogo. Insomma, tanto a destra quanto a sinistra c’è urgente bisogno di ritrovare etica, coerenza e contatto con gli elettori. Taranto, nel suo complesso, ha bisogno di proposte politiche concrete se vuole davvero agganciarsi al treno dei fondi europei e disegnare una prospettiva di crescita che manca da quando si è esaurita la spinta dell’industrializzazione. Un’ultima annotazione: i ritardi sconfortanti con i quali sono arrivati i risultati elettorali dei comuni tarantini. Alle 23 di lunedì, mentre sulla piattaforma Eligendo c’erano i risultati di oltre mille sezioni di Milano su un totale di 1248, qui non eravamo ancora in grado di leggere i definitivi delle 26 sezioni di Massafra o delle 27 di Grottaglie. A Monteparano, comune più piccolo dove si è votato, le sezioni da scrutinare erano soltanto due (2) e i risultati sono comparsi sul sito ministeriale soltanto alle 20.55: sei ore dopo la chiusura dei seggi. Quando parliamo di sviluppo, consideriamo che c’è da fare i conti anche con queste croniche arretratezze.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

1 Commento
  1. Giovanni Cazzato 2 settimane ago
    Reply

    Concordo, in generale, con le valutazioni del direttore Ferrari. In più vorrei esprimere un’opinione sulla prospettiva elettorale e lo stato di salute del PD in provincia di Taranto, anche in considerazione delle più importanti scadenze elettorali del capoluogo. Dal punto di vista organizzativo e cioè: numero di iscritti, circoli e sedi attivi, partecipazione di cittadini ed elettori alle scelte più rilevanti, mi sembra che detto partito sia ridotto ai minimi termini. Pare che sia cambiato poco dalle ultime elezioni politiche che vede va il PD ridotto ad uno stato d’animo, a Taranto come in Puglia, Un partito dela tradizione e dalle origini che affondavano le radici nelle migliori tradizioni popolari resta poco o niente e lo sivede, malgrado l’arrivo del commissario, dalla povertà delle scelte politiche e programmatiche ad iniziare dai principali temi dell’economia, dell’industri e delle prospettive di sviluppo del territorio. Un partito ripiegato su se stesso proteso alla conservazione di gruppi e personaggi in cerca d’autore. Tutto questo quando serve riprendere contatto con i problemi reali e con le persone che ne portano il peso.

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