16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 15:54:00

Michele Armentani
Michele Armentani

Nei giorni scorsi è venuto a mancare Michele Armentani, sindaco di Taranto a cavallo tra il 1990 e il 1991. Su quella stagione politica e sul ruolo che ebbe Armentani in quei mesi piuttosto travagliati, ecco la testimonianza diretta di Alfengo Carducci, che fu sindaco subito dopo Armentani. Il brano è tratto dal libro di prossima uscita nel quale lo stesso Carducci racconta le vicende politico-amministrative di quegli anni.

di Alfengo Carducci

1985-90 – Il controcanto se lo riserva il craxiano Michele Armentani, che da buon custode delle finanze (oggi si direbbe eurofilo) vuole i conti in ordine e tiene stretti i cordoni della borsa: predica prudenza, raccomanda il contenimento della spesa, cerca di tenere a freno l’ansia d’indebitamento dei compagni, ma come il grillo parlante è inascoltato, soprattutto perché capeggia la fronda interna, e quando parla non si sa mai in qual veste lo faccia. Comunque, al tirar delle somme Armentani è un toccasana per le casse comunali, perché impedisce le follie contabili che porteranno più tardi al dissesto, anche se neppure lui scanserà la trappola dei debiti fuori bilancio. Ma canto e controcanto se armonizzati danno risalto a tutte le voci, si fondono con gli accordi strumentali, valorizzano la sonorità concertisti ca, e ciò i socialisti fanno al Comune sotto la guida di Guadagnolo e col sottofondo dell’astuto Pascarella. Fuori dal coro, a cantare musiche alternative restano solo l’impetuoso Filippo Di Lorenzo e il mite Carmelo Di Cuia (che sarà l’unico a pagare il prezzo della dissidenza con l’estromissione dalla giunta), mentre in un’altra orchestra se ne va senza rimpianti il pri Carrino! Peraltro, pensate cosa sarebbe successo se a metà anni ’80 nella governance cittadina fosse venuto meno uno dei due petali del garofano? Senza Armentani, di sicuro la gestione sarebbe stata finanziariamente più allegra, ma senza i prof tutto sarebbe tornato grigio, spento, forse inconcludente; dunque (aldilà di ciò che ne pensino gli interessati) le due anime socialiste si pervadono, e nelle scelte di fondo s’amalgamano e generano frutti succosi.

1990 – Ma se in prospettiva la crisi tocca il sistema e mette in gioco i partiti, a breve investe noi consiglieri in carica, che (come nulla fosse) per due volte variamo giunte di centro/ sinistra simili a quella bocciata dagli elettori, illudendoci che basti mutare gli uomini per rendere digeribile una minestra riscaldata: dunque, dei nuovi esecutivi il primo è travolto dal giudice Pesiri per un vizio formale, l’altro non supera neppure il vaglio dell’aula; e infine Melucci (vice in entrambi) se la prende col povero sindaco mancato: Michè, ‘u probblème sì tu! Ma Armentani di colpe non ne ha; la politica non vive solo di consensi, deve fare i conti pure con trame sottili e acide ripicche, e lui cade nel tranello di suoi compagni, che sfruttano il disagio d’altri (io ad es. lamento il taglio della delega sulla scuola). D’altronde, il disimpegno del ministro Scotti fa capire che l’intoppo è politico non istituzionale, e lui – come un guerriero sconfitto ma mai domo – non fa guerre, non va sulle barricate, con responsabilità accetta il ruolo gregario che (come quello di Della Torre) risulterà fondamentale nell’azzeramento dei debiti fb. Ecco perché sono convinto che, se gli si fosse dato tempo, Armentani sarebbe stato un ottimo sindaco! La storia però è fatta d’accadimenti, non d’occasioni mancate, e non serve rimuginare su come sarebbe andata a finire per Taranto se le due giunte del ‘90 l’avessero fatta franca…

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