26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 16:57:00

Cronaca News

Federacciai, «Intesa col territorio e impianti green»

foto di Benaglia e D’Alò, segretario generale e segretario nazionale Fim Cisl
Benaglia e D’Alò, segretario generale e segretario nazionale Fim Cisl

«Tutta la filiera ha bisogno dell’ex Ilva e aspetta che questa ritorni a maggiori livelli produttivi. I problemi che si sono avuti anche negli ultimi mesi sul mercato dei coils sono la prova del nove della strategicità di Taranto, Cornigliano e Novi». E’ uno dei passaggi del presidente di Federacciai Alessandro Banzato durante l’assemblea pubblica, del 6 ottobre a Milano, sulla strategicità di Acciaierie d’Italia e dello stabilimento di Taranto.

«Le vicissitudini di Taranto – ha evidenziato Banzato – si sono tradotte in un calo considerevole della produzione rispetto ai periodi nei quali gli impianti marciavano a pieni giri e tutti auspichiamo il rilancio di uno stabilimento che è fondamentale. La produzione di acciaio nazionale ed europea è strategica e rappresenta un valore per tutta la filiera. Se la produzione soffre o viene danneggiata, i fornitori di materie prime e gli utilizzatori non possono, prima o poi, che patirne pesanti conseguenze». Secondo il presidente di Federacciai, nonchè proprietario di Acciaierie Venete, in questo particolare periodo storico «la presenza transitoria dello Stato è possibile e necessaria». Poichè lo Stato può svolgere «una funzione determinante nel risanare e rilanciare gli asset per poi ricollocarli, valorizzati, sul mercato. Questo ragionamento però deve comunque essere sempre di mercato: vanno salvaguardati gli assets realmente strategici».

Per Acciaierie d’Italia, ha evidenziato ancora il presidente della Federazione delle imprese produttrici di acciaio, sarà fondamentale conciliare sostenibilità economica ed ambientale e soprattutto sarà importante ristabilire un rapporto col territorio. «Saremo finalmente arrivati ad un punto di svolta se il nuovo piano troverà un punto di equilibrio fra la sostenibilità tecnica ed economica, quella ambientale, soprattutto ritrovando una intesa con il territorio, e infine la sostenibilità sociale». Federacciai guarda con interesse anche alla riconversione dello stabilimento tarantino.

Anche questo è emerso nel corso dell’assemblea a Fiera Rho Milano: «Il futuro è legato alle potenziali conseguenze sul rottame di una conversione della siderurgia europea a forno elettrico. In particolare si è parlato di preridotto, sulla base delle ipotesi circolate circa la costruzione di un impianto a Taranto per alimentare la riconversione elettrica dell’ex Ilva. Un intervento che eviterà eccessive distorsioni sul mercato italiano del rottame, anche se i livelli attuali di costo del gas naturale danno meno appeal all’investimento rispetto al passato». Mentre, la possibile realizzazione di un preriduttore in consorzio a Piombino, secondo Banzato, «non è un ipotesi al momento sul tavolo». Il presidente di Federacciai ha aperto anche ad un coinvolgimento dell’associazione nel piano nazionale per la siderurgia, «che gli ultimi sviluppi rendono sempre più importante».

Banzato si è soffermato sul tema della sostenibilità: «I produttori di acciaio hanno una forte propensione al miglioramento dei propri processi e dei prodotti e il 35% degli investimenti sono legati all’ambiente, alla salute ed alla sicurezza. La siderurgia italiana è anche protagonista nella transizione digitale e nell’innovazione, come pure nell’ambito della lotta al cambiamento climatico. La riduzione di emissioni di Co2 delle aziende italiane, meno 60% dal 1990, ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi climatici 2020 dell’Italia».

La siderugia italiana chiude i primi 8 mesi dell’anno con una produzione (16,3 milioni di tonnellate di acciaio) superiore del 27% rispetto al 2020 e del 6,1% rispetto al 2019, quindi al periodo pre Covid. Sull’assemblea di Federacciai sono intervenuti Roberto Benaglia e Valerio D’Alò, rispettivamente segretario generale e segretario nazionale Fim Cisl. «Il settore ha tutte le caratteristiche per affrontare la transizione ecologica che deve vedere governo e tutto il Paese difendere in chiave europea e internazionale l’interesse nazionale e la competitività del nostro apparato industriale basato soprattutto sulla elettrosiderurgia. Serve ora dare risposte adeguate alle crisi aziendali occupazionali aperte soprattutto per i siti di Taranto, Piombino e gli altri collegati. Contiamo su un ruolo proattivo del governo per indirizzare con più efficacia le scelte in tema di rilancio, investimenti e tenuta occupazionale. L’acciaio è il primo settore ad affrontare in Italia la decarbonizzazione che deve avvenire secondo criteri di sostenibilità sociale. Servono misure straordinarie per dare risposte nuove ed efficaci sul piano occupazionale e di sostegno per i tanti lavoratori coinvolti». Per questo Benaglia e D’Alò rilanciano «la richiesta di rapide convocazioni dei tavoli aperti al MiSE con l’obiettivo di costruire soluzioni positive col massimo coinvolgimento del sindacato».

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