16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 15:54:00

foto di Davide Van De Sfroos
Davide Van De Sfroos

Si intitola “Maader folk” il nuovo album di Davide Van De Sfroos mentre quello di Motta è “Semplice” Super esordio nella top five della classifica album per “Maader folk” di Davide Van De Sfroos che sancisce il ritorno del cantautore sulle scene musicali a distanza di sette anni dall’ultimo lavoro in studio. Un ottimo risultato che ripaga la coraggiosa scelta di intraprendere, in 15 tracce, un bellissimo viaggio per abbracciare ancora una volta un linguaggio che è di tutti, radicato nei valori della cultura italiana: viaggio che ora lo riporta al folk e a certi sapori celtici degli esordi, ora lo avvicina a sonorità inedite, curiose e sperimentali.

Autentica istantanea del sentire odierno di Davide Van De Sfroos, “Maader folk” è una benedizione alla sua terra, una finestra spalancata sulle atmosfere quotidiane di realtà senza tempo e di un mondo intriso di grande dignità e forza di volontà, raccontato, tra gli altri, nei brani “L’isola”, “La vall” e “Gli spaesati”: proprio quest’ultimo è stato scelto come singolo apripista dell’album a sottolineare una volta in più l’attaccamento al suo territorio; una collezione di brani pieni di storia e di storie, che porta con sé lo slancio di speranza e la voglia di respiro per un nuovo viaggio che non dimentica il passato. È una madre consolatrice, benevola; entrata nei sogni di Davide Van De Sfroos per ricordargli l’origine folk del suo mondo e suggerirgli il titolo del nuovo album: “Maader folk” estende a tutti il suo abbraccio, sancendo il ritorno del cantautore sulle scene musicali.

«Nello sguardo della “Maader folk” ci sono immagini surreali e simboliche che abbracciano le persone e i loro luoghi, la loro terra – ha precisato – In questo disco c’è anche lo slancio verso la speranza e la voglia di respiro per un nuovo viaggio che non dimentica il passato». Canzoni che hanno dovuto attendere il periodo del lockdown per uscire: alcune hanno visto la luce pochi giorni prima di registrare, altre sono rimaste nascoste per anni in un cassetto; è il caso di “Oh lord”, Vaarda Gio”, preghiera libera e solenne dalle sonorità gospel, potente inno in cui le voci di Van De Sfroos e Zucchero Sugar Fornaciari si amalgamano fino a fondersi in una sentita richiesta di protezione a chi ci veglia da lassù. Il forte significato del brano, impreziosito dalle alchimie sonore di Taketo, è esemplificato nel videoclip presentato nell’ambito della 78a Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia: un inedito grandangolo sul quotidiano dell’intellettuale Mauro Corona, racconto in musica della dimensione più pura del dialogo tra l’uomo, il divino e il mondo.

Si intitola “Semplice” il nuovo album di Motta. Anticipato dall’uscita del primo contenuto “E poi finisco per amarti”, il nuovo disco racconta un nuovo percorso di crescita sia personale sia artistico di un artista che cerca di far pace con le proprie contraddizioni attraverso un processo di semplificazione e di ritorno alle cose semplici. Motta è tornato la scorsa estate dal vivo con un tour a supporto del nuovo lavoro discografico perchè è un artista ‘live’ e la sua crescita umana e professionale è avvenuta sopra i palchi, per cui questo momento di ripartenza, questo tour, ha assunto per l’artista una connotazione ancora più forte e viscerale. Per il suo nuovo disco Motta riparte dall’attenzione nei confronti delle piccole cose, dall’importanza di ogni attimo vissuto, dalla quotidianità in quanto dimensione che sfugge, ma sempre presente e fondamentale per quel che sarà. Il suo volto non compare in copertina: siamo a una sintesi che è in sé una nuova fase in cui l’autore compie un passo indietro per lasciare che a parlare siano le canzoni, parole e musica che cogliendo stati d’animo, emozioni, immagini fugaci, più che raccontare una storia tratteggiano un’interiorità che dialoga con se stessa e riflette sulle proprie incongruenze per accoglierle in un abbraccio. Il disco si apre con “A te”, una dichiarazione di intenti con cui Motta palesa la sua urgenza di crescere sia come persona, sia come artista e racconta del cambiamento di prospettiva rispetto alle storie che narra.

Prosegue raccontando l’amore, l’amicizia, l’accettarsi e cercare di accettare anche le proprie contraddizioni. Si chiude con “Quando guardiamo una rosa”, un brano diverso, scritto insieme a Dario Brunori, una canzone che parla di amore, di inquietudini, di nuove consapevolezze con un lungo finale strumentale, uno sfogo elettronicopercussivo che, come in un rituale catartico, celebra la cosa più semplice, ma più difficile da catturare che ci sia: la libertà di essere ciò che si è. Musicalmente “Semplice”, prodotto dallo stesso Motta, nel suo studio di Roma, insieme a Taketo Gohara, è un disco suonato, energico e potente dietro al quale c’è stato un grande lavoro di produzione volto ad ottenere un suono stratificato, pieno e di respiro internazionale, con una grande cura per i dettagli e un modo originale di arrangiare attraverso gli archi. Una produzione articolata nella quale emerge chiara, semplice ed in primo piano, la voce e che, rispetto ai due lavori precedenti, rispecchia la volontà di avvicinare sound e arrangiamenti alla dimensione live intesa come fondante. Tra i musicisti coinvolti, molto presenti nella registrazione, il percussionista brasiliano Mauro Refosco (David Byrne, Red Hot Chili Peppers, Atom For Peace) e il bassista Bobby Wooten (David Byrne) che hanno lavorato con Motta da remoto da New York.

Franco Gigante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche