16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 15:54:00

Cronaca News

Gestivano hotel con le armi, indagato anche un tarantino

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Le indagini della Guardia di Finanza

Anche un tarantino, un quarantenne che abita nella Città Vecchia, indagato a piede libero nel blitz “Popilia” condotto dalla Guardia di fianza contro le infiltrazioni della ciminalità nella riviera romagnola. I militari del Gruppo di Taranto, guidati dal capitano Mauro Nuzzo, hanno notificato all’uomo l’obbligo di firma alla p.g. I finanzieri del Comando provinciale di Rimini, con la collaborazione dei Comandi provinciali di Cosenza e Taranto, hanno dato l’avvio, ieri matina, alle prime luci dell’alba, ad una vasta operazione in Emilia Romagna ed in contemporanea in Calabria ed in Puglia, che ha disarticolato il tentativo di persone di origine calabrese di insinuarsi nel settore turistico – ricettivo delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Siena.

Cinquanta militari delle Fiamme Gialle, coordinati dalla Procura di Rimini, hanno eseguito venti perquisizioni e ordinanze emesse dal gip presso il Tribunale di Rimini che ha disposto misure cautelari nei confronti di otto persone (5 agli arresti domiciliari e 3 obblighi di firma alla p.g.) per i reati di estorsione, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma calibro 7.65 e intestazione fittizia di beni. I reati di estorsione sono aggravati, per alcuni di loro, dal fatto di aver minacciato la parte offesa con un’arma e di aver evocato la loro appartenenza alla ‘ndrangheta. Le Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto con il quale lo stesso gip ha disposto il sequestro preventivo, nelle province di Rimini e Forlì – Cesena, delle quote sociali e dei beni aziendali di sei società, fittiziamente intestate a prestanome, operanti nelle province di Rimini, Forlì-Cesena e Siena nel settore turistico ricettivo ed in quello collegato degli allestimenti fieristici.

Le investigazioni svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rimini hanno consentitodi far emergere l’esistenza di un gruppo della provincia riminese, composto da persone di origine calabrese, che dal 2018 hanno gestito in forma occulta cinque hotel, un locale pubblico sull’arenile e una società che opera nel settore degli allestimenti fieristici e che hanno affermato il proprio ruolo attraverso la repressione violenta dei contrasti interni sorti con i soci che non aderivano al disegno criminoso e con i dipendenti che richiedevano gli emolumenti a loro spettanti per l’attività lavorativa stagionale svolta.

Accanto a costoro, è stato individuato un secondo livello costituito da persone di origine campana e pugliese, che si sono prestate nell’attività illecita di interposizione fittizia, reclutati all’occorrenza per ragioni di parentela o vicinanza dai singoli indagati. Le indagini hanno reso possibile documentare le fasi evolutive del gruppo, che in breve tempo, è riuscito a infiltrarsi nell’economia legale della Romagna, controllando diverse attività economiche; commettere estorsioni con l’uso delle armi ed evocando la loro appartenenza alla ’ndrangheta; intestare a terzi ingenti patrimoni e attività commerciali. In particolare, è emerso che gli indagati, nonostante un apparente situazione reddituale, insufficiente a soddisfare i fabbisogni primari, in realtà manifestavano un’elevata disponibilità economica, derivante, come chiarito dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, dalla loro partecipazione occulta in numerose società che operano nel settore turistico ricettivo, intestate a prestanome.

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