22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 16:57:00

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Sapori e profumi di un tempo difficili da dimenticare

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Sapori e profumi di un tempo

La settimana che va che va dall’11 al 16 ottobre vede al centro dell’attenzione di questa rubrica, ideata e curata da Antonio Fornaro, alcuni approfondimenti sulla vita e sulla visita a Taranto di San Giovanni XXIII e soprattutto il ricordo appassionato di quelle che erano le provviste della “nonna” per l’autunno e l’inverno. Questi i santi della settimana: San Giovanni XXIII, San Daniele e compagni condannati alla decapitazione e che erano stati mandati in Marocco da San Francesco D’Assisi. Sant’Alessandro Sauli che fu generale dell’Ordine dei Barnabiti, San Serafino di Montegranaro, di cui è patrono, e che con il ricavato del suo orto sfamava i poveri, San Romolo da Genova che fu vescovo e scacciò i Saraceni, San Callisto I che fu accusato dagli avversari come ladro e truffatore, fu incaricato per la cura dei cimiteri della Chiesa e morì da Papa linciato dai pagani.

Santa Teresa di Gesù, conosciuta anche come Santa Teresa d’Avila, è protettrice della Spagna, di Avila, di Napoli e dei fabbricanti di pizzi. Fondò le Carmelitane scalze e sedici conventi. San Gerardo Maiella fu Redentorista e morì a 29 anni. A Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, a lui è intitolata una bella chiesa conosciuta come “chiesa d’oro”. Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna sotto i titoli di: Madonna del Latte Dolce, delle Spine, della Consolazione, delle Rocce, della Scuola, della Pace e la Purità di Maria. Questi i detti della settimana: “Barca inclinata, pesce porta”, “Una volta passa Cristo davanti alla porta”, “A mare decantato non pescare”, “Non è santo che fa miracoli”, “Con il lavoro della festa il diavolo si veste”, “Le chiacchiere valgono 1 e i fatti 31”. Peppino Cravero ricorda che il 14 ottobre 1923 fu inaugurato lo Stadio Corvisea diventato poi Stadio Valentino Mazzola. Lo stadio fu voluto dai dirigenti della Pro Patria. Intorno fu costruito un motovelodromo e per l’inaugurazione si svolsero gare sportive.

Questi gli approfondimenti di Fornaro. San Giovanni XXIII nacque a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, il 25 novembre 1881 e gli fu imposto il nome di Angelo Giuseppe Roncalli. Fu il 261° Pontefice della Chiesa con il nome di Giovanni XXIII. Era il quarto di tredici figli. Diventò Papa il 28 ottobre 1958 succedendo a Pio XII e morì il 3 giugno 1963. Diventò Beato il 3 settembre del 2000 e Santo il 27 aprile del 2014. Viene ricordato come il Papa buono e come il Papa della carezza ai bambini. Da Cardinale riuscì a salvare ad Istanbul la vita di ben 23 mila ebrei. Fu anche il Papa del dialogo e fece evitare la guerra tra gli Usa e Cuba. Da semplice monsignore venne a Taranto il 15 novembre 1922 e celebrò la Messa nel Cappellone di San Cataldo.

A lui a Taranto sono intitolate numerose scuole e la piazza su cui affaccia la Chiesa del Carmine. Nella stessa si trova una targa marmorea voluta dalla Fuci per ricordare il grande Pontefice. L’ultima parte del suo intervento Fornaro lo incentra sulle provviste della nonna. Ricorda quelle dei fichi secchi che, una volta aperti in due parti, venivano messi su “le cannizze” per essere essiccati al sole prima di essere infornati e conservati con qualche foglia di alloro e pezzettini di cedro candito nelle capaselle per poi essere consumati durante l’inverno. Si preparavano anche i fichi con le mandorle. I fichi molto maturi che cadevano dall’albero venivano scartati perché erano dati in pasto agli asini oppure venivano essiccati e poi fatti bollire per farne un decotto efficace contro i bruciori di stomaco e contro la tosse stizzosa. Si facevano le provviste delle ciliegie, delle amarene e dell’uva sotto spirito offerte ai parenti e agli amici che facevano visita a casa. Con l’uva, con i fichi, le albicocche, le pesche, le mele cotogne, le fragole, le ciliegie e le prugne si facevano ottime marmellate. Si mettevano sotto sale i capperi e sotto olio i lampascioni. Altre provviste erano quelle dell’alloro e della camomilla. Indimenticabili le melanzane sott’olio che venivano messe prima sotto sale per poi passare nei contenitori di vetro con olio abbondante, foglioline di menta e pezzetti di aglio.

Non si possono dimenticare i carciofini sott’olio e le olive nere all’acqua e al forno unitamente ai peperoni salati e sott’olio. La provvista per eccellenza era quella della salsa che richiedeva l’impegno di tutti i componenti della famiglia. I pomodori venivano anche preparati a pezzettini e messi nelle bottiglie, oltre ai pomodori essiccati sott’olio, al peperoncino piccante e le “pumadore a ‘nzerte”, pomodori speciali che venivano uniti tra loro con una funicella e ai meloni gialli che venivano appesi in cucina fino a Natale. Ricordiamo, infine, le acciughe salate. Quei sapori e quei profumi, chi li ha sperimentati, credeteci, non li potrà mai dimenticare!

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