22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 18:53:00

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I Teatri in piazza Castello e a Taranto

foto di Il teatro Marconi in Piazza Garibaldi costruito nel 1906
Il teatro Marconi in Piazza Garibaldi costruito nel 1906

Nell’Agorà della Taranto greco-romana, adornata da marmi e sculture di grande pregio ed imponenti per dimensioni, erano collocati prestigiosi monumenti e importanti edifici pubblici come il Ginnasio, il Pritaneo e anche il Teatro. Il Teatro secondo il De Vincentiis era “un grandioso edifizio in continuazione del Ginnasio….Esso fu appellato Magnus e Colosseo perché ivi presso nel foro eravi il famoso colosso di Giove in bronzo, il più grande dopo quello di Rodi”. (Giacinto Peluso, op.cit.) Facendo un salto di oltre un millennio dobbiamo dire che, dopo l’età classica, il primo vero tentativo di costruire a Taranto un teatro nel senso moderno del termine fu fatto quando, durante l’occupazione francese, la municipalità tarantina chiese a Gioacchino Murat l’autorizzazione a costruirne uno nella chiesa ormai sconsacrata del Convento dei Celestini in Piazza Castello che i francesi avevano eletto a quartier generale del loro esercito.

Gioacchino Murat concesse l’autorizzazione ma questa fu bloccata dal vescovo del tempo, monsignor Giuseppe Antonio De Fulgore, che riteneva profanatrice l’idea di costruire un teatro dentro una chiesa ancorché sconsacrata. Finita l’occupazione francese il progetto del teatro fu ripreso e affidato all’architetto Saverio Greco. Il teatro fu realizzato ma nel 1837 Ferdinando II ne decise la demolizione. Passarono quasi venti anni e nel 1856 Davide Conversano, nell’ambito dell’incarico avuto dall’Amministrazione comunale di dare un nuovo assetto urbanistico alla città, previde nel piano un teatro pubblico. Ora era accaduto che Palazzo Calò, uno dei più importanti palazzi nobiliari del borgo antico era stato venduto dai proprietari, i D’Ayala, all’Amministrazione comunale, che quindi ne aveva la piena disponibilità. Il Palazzo disponeva di una bellissima galleria di rappresentanza per cui Conversano propose di trasformare tale galleria nel teatro comunale, cosa che in effetti avvenne. Il teatro, che prese il nome di teatro D’Ayala, ebbe vita lunga. Sul suo palcoscenico vennero rappresentate commedie, riviste, varietà e diventò il teatro dell’aristocrazia tarantina.

Sulle sue scene si esibì per la prima volta a Taranto Maria Annita Pappacena Laganà, in arte Anna Fougez, tarantina che diventò una delle soubrettes più importanti e famose della belle epoque. Il teatro vide la sua fine nel 1930. Taranto con ciò non smise di avere voglia di teatro, anzi, nel periodo che va dall’ultimo scorcio dell’800 fino agli anni trenta la città fu un pullulare di strutture teatrali che nascevano in fretta ma che però altrettanto in fretta sparivano a causa delle più disparate vicende. Questi teatri quindi avranno, salvo rare eccezioni, vita molto breve. L’Arena Taranto durò qualche anno, il teatro Nettuno, nato nel 1888, durò appena quattro anni e nel 1892 cessò le proprie attività, addirittura l’Arena Paisiello rimase in attività appena un anno.

Altri teatri durarono più a lungo; il Politeama Paisiello, ubicato in Piazza Castello, costruito nel 1892, è sopravvissuto fino al 1913 e il teatro Alhambra, sorto sulle ceneri di un altro importante teatro, il Livio Andronico distrutto da un incendio nel 1906, rimase in piedi quasi 13 anni fino al 1929 quando sarà demolito per fare posto all’attuale Palazzo del Governo. Ma i teatri continuarono a proliferare come funghi; nel 1906 fu costruita la Sala Marconi che sorgeva in Piazza Garibaldi sul lato destro guardando il canale navigabile, lungo Corso Umberto e di fronte alla chiesa di San Pasquale. Non eccessivamente grande, il teatro Marconi ospitava prevalentemente gli spettacoli che le compagnie di varietà mettevano in scena a Taranto. Nel 1929 nacque la Sala Iside poi Sala Umberto in Via Giovinazzi dove attualmente è ubicata La Sem, e ancora nel 1912 in Via Pitagora, sul luogo dove attualmente sono gli Uffici dell’ENEL, fu costruito il teatro Eden.

Tra gli operatori si distinguevano i fratelli Fusco, Gennaro e Vincenzo, fondatori di una dinastia di impresari teatrali che avevano costruito in Piazza Castello il Politeama Paisiello, trasferito successivamente al Borgo, in Via De Cesare angolo Via Mazzini in funzione come cinema-teatro fino agli anni ’60 e di cui parliamo in maniera più diffusa più avanti e il teatro Orfeo, in Via Pitagora, inaugurato il 27 febbraio del 1915 ancora in attività. (Giacinto Peluso, op.cit.) Nei primi anni del secolo scorso, inaugurato nel 1918, cominciò a funzionare anche il teatro Olimpia in Via D’Aquino che ospitava anche un altro storico teatro dalla vita piuttosto lunga, il Cinema Teatro Vittoria, demolito negli anni 70 per far posto ad una banca, il Monte dei Paschi di Siena. Nel 1921 Angelo Lodeserto fondò l’Arena Apollo a metà strada tra Via Di Palma e Piazza Maria Immacolata. Più tardi lo stesso teatro sarà trasferito agli inizi di Via Di Palma, si chiamerà Cinema Teatro Odeon ed avrà vita fino agli anni ottanta. Altra famiglia di importanti impresari teatrali fu la famiglia De Gennaro il cui capostipite, Mario, nel 1932 costruì, nell’area dove era ubicato il vecchio giardino degli aranci nella villa Peripato, il teatro Imperiale poi trasformato in Arena La Pineta rimasta in attività fino agli anni 70. (Per una trattazione completa ed esauriente della presenza dei teatri nella storia di Taranto confronta Roberto Cofano, “Su il sipario! – Teatri e cinematografi tra ‘800 e ‘900 a Taranto” Edizioni Archita – Taranto 2004) Con l’avvento del Fascismo e con il piano Bonavolta teso a valorizzare il nuovo Lungomare Vittorio Emanuele III attraverso la costruzione di grandi ed imponenti edifici, venne costruito, all’imbocco di Via Oberdan con Piazza Ebalia, il Cinema Teatro Littorio.

Il Littorio, che dopo la caduta del Fascismo assumerà il nuovo nome di Cinema Teatro Alfieri, faceva parte di un grosso intervento che prevedeva un tutt’uno con la Banca D’Italia e il Palazzo del Fascio opere ambedue dell’architetto Cesare Bazzani.

Historicus

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