24 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 10:28:00

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Cara Angela, adesso restituisci la Persefone

foto di Angela Merkel
Angela Merkel

Sedici anni di potere dal 2005, quattro volte rieletta cancelliera nel cuore pulsante dell’Europa. Angela Dorothea Kasner ricercatrice di fisica quantistica, ma figlia di mamma Herlind Jentzsch professoressa di latino e inglese. Scaduto nei giorni scorsi il mandato di Angela Merkel col cognome del primo marito che in Germania si conserva anche dopo il divorzio, già cancelliera tedesca: vale la pena omaggiarla per il suo grande amore ed orgoglio nazionale per cultura, arte, archeologia. A riprova ricordo un suo video in cui ha bene spiegato a che serva la cultura in una nazione e perché siano importanti gli artisti: vanno rispettati e aiutati soprattutto nel tempo di pandemia che stiamo, purtroppo, ancora vivendo. Mi riferisco all’arte a 360 gradi.

Non possiamo dire che in Italia, nella nostra regione o a Taranto gli artisti non siano considerati, ma lo sono abbastanza rispetto al loro valore? Per la Merkel si tratta anche di sostenerli adeguatamente. Le idee ce l’ha avute chiare e ci lascia un’importante eredità da imitare: varietà di offerte culturali, comprensiva di musei, teatri, circoli letterari. Perchè? Perché sono proprio queste offerte che “parlano della nostra identità, parlano di noi”, per dirla con le sue parole tradotte dal tedesco: sagen etwas über uns aus, über unsere identität. Dato che il coronavirus maledetto ha mazzolato la vita culturale comune (un conto è vedersi un film in tv, un altro andare al cinema; un conto ascoltarsi un’opera su Youtube, un altro andare a teatro, un conto guardare una collezione museale al PC in digitale, altro visitare il museo coi propri occhi o con quelli di una guida esperta) è chiaro che le professioni artistiche sono state penalizzate un po’ tutte ed anche se da poco stanno dando segnali di ripresa, non sembra abbastanza riguardo i sostegni. In Germania invece sia il governo federale, insieme ai Länder ed al Segretariato di Stato della Cultura con Monika Grütters, ha sostenuto adeguatamente l’arte e la cultura senza dare contentini, perché ben consapevole che le artiste e gli artisti (è chiaro che occorre fare una bella scrematura tra artisti e dilettanti allo sbaraglio) costruiscono ponti, dice la Merkel e devono continuare a farlo.

Non c’è vita sociale senza gli eventi e lo avvertiamo nella vivacità e molteplicità delle occasioni culturali che Taranto sta offrendo nelle varie location pubbliche e private, ma Angela ha detto qualcosa in più da condividere e cioè che “gli eventi culturali sono di fondamentale importanza per le nostre vite e che questo vale anche durante la pandemia di Covid-19”. Avete capito bene: senza eventi culturali non c’è vita sociale. Direi che non c’è vita con la V maiuscola. Da cancelliera ha sottolineato che anzi mai come in questo periodo pandemico abbiamo capito ciò che ci manca. Il merkelpensiero sulla cultura è, a parere di chi scrive, una pietra miliare a livello europeo, da imitare bene bene anche dai nostri governanti. Fondamento della vita socio-culturale è l’interazione tra artiste, artisti e pubblico da cui emergono nuove prospettive che ci permettono di gettare uno sguardo sulla vita di ciascuno di noi. Avete capito bene! L’arte, quella vera ed in tutte le discipline (musica, danza, arti visive) porta a varie conseguenze, direi terapeutiche per la società: il confronto reciproco, lo sviluppo di emozioni, nuovi pensieri, l’avvio di interessanti dibattiti.

Quanto ai musei archeologici, essi ci aiutano a comprendere il nostro passato per guardare al futuro con occhi nuovi. Il suo pensiero è profondo sul museo digitale: dice a chiare lettere tedesche, anche andando contro la modernità tecnologica, che le possibilità di un museo digitale sono molto limitate motivo per cui l’apertura, pur sempre contingentata, dei musei è necessaria così come di tutti i luoghi della cultura. Il pensiero della Merkel su cosa sia un museo lo espresse tenendo addirittura un discorso politico nel Museo di Arte Islamica del Qatar. «Il museo – disse – è un luogo inatteso per un discorso politico; tuttavia è un buon posto per far vagare la mente, guardare al passato, da dove veniamo al presente e considerare dove vogliamo andare».

L’aiuto della Germania della Merkel agli artisti è stato molto sostanzioso e concreto con misure di sostegno sempre più adeguate perché si tratta di un settore considerato, sicuramente in Germania un po’ meno da noi, in cima alla lista delle priorità del governo. Un miliardo di euro stanziato a febbraio dalla Germania per rilanciare il settore cultura. In Italia, invece, una serie di sostegni a singhiozzo: prima 150 milioni di euro per musei statali e non, poi 20 milioni di euro per sostenere mostre, poi 10 e 20 milioni di euro per l’editoria. Ha completato il suo video messaggio dicendo: «Care artisti, cari artisti siete importanti per noi». Non si tratta solo di bla bla bla perché la Germania ha istituito un fondo di 20 milioni di euro per la cultura anche per sostenere i costi degli studi d’arte e le spese degli artisti. A livello personale Angela Merkel ha dimostrato passione per l’archeologia recandosi col marito, lo scienziato chimico Joachim Sauer, in occasione delle consuete vacanze ad Ischia, a visitare gli scavi archeologici pagando di tasca sua i biglietti come un visitatore qualunque. Ha ammirato Pompei, Oplonti, Stabia, Ercolano anche sotto la pioggia! Sarà difficile, per il momento, che possa visitare i musei della Magna Grecia dato che andrà spesso sotto la Mole Antonelliana (il marito, già professore ordinario di Chimica fisica e teorica nella Humboldt-Universität di Berlino, è collegato con la cattedra di chimica all’Università di Torino).

Ma dovesse venire a Taranto la scrivente non esiterebbe a richiedere indietro, per suo tramite, con una bella lettera firmata da cittadini, la statua della Persefone ed i gioielli ellenistici da Taranto impropriamente chiamati la Persefone e gli Ori di Berlino. Chiedere non costa niente. Non è la Merkel a dire che l’arte è l’identità di un popolo? Il popolo tedesco o il nostro? Perché allora non ci fa restituire i reperti provenienti dal nostro territorio? Tutto il rispetto per il suo pensiero riguardo al sostegno agli artisti ma riguardo al museo ridasse a Cesare quello che era di Cesare. A Taranto quello che era di Taranto.

Giovanna Pupino Bonivento

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