19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 13:02:28

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Allarme gol per i rossoblù dopo tre 0-0 consecutivi

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Il Taranto

Non cade nel tranello, ma una sottile delusione è lecita. Non conquistare l’intera posta in palio contro la formazione ultima in classifica dispensa sempre una certa perplessità, soprattutto stimola quesiti, al di là di qualsiasi allarmismo prematuro. Il Taranto è una squadra intelligente, consapevole del ruolo da recitare sul ritrovato palcoscenico del professionismo, lontano dalla tentazione di facili illusioni ed euforie, altrettanto contestualizzato nella dimensione realistica dell’obiettivo, della qualità, delle lacune. E Giuseppe Laterza l’aveva catechizzato alla vigilia: la Vibonese non sarebbe stata remissiva, né rinunciataria, anzi.

La lotta per la sopravvivenza è appena iniziata, e gli uomini di D’Agostino hanno saputo amministrare saggiamente la fase di contenimento, sfidando la sorte in ripartenza e creando anche qualche insidia di troppo. Microcosmo di una partita avara di emozioni, sobria anche nel ritmo, precaria d’intensità: appannata la prestazione stessa del Taranto, apparso affievolito nella genesi delle idee e delle soluzioni da adottare. Sta emergendo un dato non trascurabile: le opzioni relative alle pedine da schierare e da avvicendare latitano. La squadra cerca continuità in determinate zone del campo, ma l’assenza di elementi come Versienti o Diaby, fondamentali per l’eclettismo, per l’imprevedibilità o per un classico “cambio di passo” nell’evoluzione di una gara, stanno pesando. Più o meno esplicitamente e sempre nel rispetto dell’abnegazione e dello spirito di sacrificio e di adattamento garantito da tutti gli effettivi in organico. Non ne aveva fatto mistero, mister Laterza, alludendo anche ad un’eventuale quanto calibrata metamorfosi dell’assetto tattico in vista del recupero di professionisti più originali e versatili, come Falcone, il cui rientro nel novero delle convocazioni potrebbe avverarsi presto. Il Taranto prosegue sicuramente nel suo percorso di crescita e deve insistere nell’assimilazione, nella lettura e soprattutto nell’applicazione delle nozioni tecnico-tattiche impartite dallo stratega Laterza.

Oltre all’attesa degli infortunati ed alla meditazione di strategie che possano evitare l’appiattimento o la monotonia della manovra, il pareggio a reti inviolate contro la Vibonese codifica anche altri argomenti, come la sinergia intermittente fra centrocampo ed attacco, la necessità di uno stato di forma più idoneo da parte di alcuni atleti, la sicurezza della fase difensiva. Quest’ultima è avvalorata da quattro partite consecutive senza subire reti, e dimostra un collaudo di reparto interessante, poiché Riccardi è affidabile sia nel suo ruolo naturale di centrale difensivo che in quello di terzino destro, inedito e concepito per lui da Laterza, ma aumenta anche l’affiatamento fra i vari Zullo, Benassai, Ferrara, Chiorra in porta. Auspicare invece l’acquisizione di una condizione fisico-atletica ideale da parte di calciatori la cui aggregazione nelle fila rossoblu è stata frazionata sia in ritiro che in chiusura di mercato, diventa essenziale per il corretto meccanismo della squadra in campo.

L’asse nevralgica sembrava in debito di inventiva e di energia: Bellocq e Civilleri non hanno offerto il rituale contributo dalle rispettive fasce, e l’imprecisione o l’esecuzione precipitosa non hanno favorito la batteria offensiva. Per il concetto di “coralità offensiva”, mister Laterza aveva auspicato il perfezionamento dei tempi di inserimento dei centrocampisti, l’attacco al primo palo, la sovrapposizione sulle fasce dai terzini, la creazione della superiorità numerica. Contro la compagine di Vibo Valentia, Mastromonaco è stato collocato sulla destra del tridente ed ha profuso una prova perspicace e dinamica, Saraniti ha compiuto un lavoro di encomiabile sostanza ma è stato blindato dalla marcatura, mentre l’estro di Giovinco è stato impalpabile.

“Con Mastromonaco e Govinco abbiamo messo tanti palloni in area: a volte abbiamo attaccato la porta in due, addirittura anche in tre- ha analizzato il tema Giuseppe Lentini, vice di Laterza (partito alla volta di Coverciano per partecipare al corso Uefa A)- Non abbiamo sfruttato bene gli spazi a disposizione, così come sperimentiamo in allenamento, ma eravamo presenti nelle varie situazioni. Arrivare in area avversaria anche con i terzini Riccardi e Ferrara, sia destra che a sinistra, è un buon segnale per tranquillizzarci ed intensificare il lavoro in settimana: affronteremo un trittico di partite molto impegnativo ed occorrono la concentrazione, la mentalità e la determinazione che ci hanno contraddistinto in questa prima fase di campionato”.

La recente sterilità sotto porta non deve essere enfatizzata in negativo, per il vice allenatore rossoblu: “Tecnicamente abbiamo sbagliato qualche passaggio di troppo, ma nel complesso abbiamo disputato una buona partita. E’ il terzo 0-0 consecutivo, il Taranto vanta la miglior difesa del campionato, non bisogna colpevolizzare però gli artefici della fase offensiva. Non dobbiamo vivere questa pressione del gol non segnato. Gli approcci e le prestazioni sono apprezzabili, arriviamo sul fondo con gli esterni bassi ed alti, creiamo diverse occasioni da rete”. Spesso il Taranto ha superato la metà campo affidandosi ai lanci lunghi: “Forse abbiamo forzato qualche giocata- ha dichiarato Lentini- Il campo non era in cattive condizioni ma “veloce”: gli avversari ci aggredivano alti e noi abbiamo provato a scavalcare la loro prima linea per andare a giocare la seconda palla. Abbiamo sostituito Bellocq e Mastromonaco con Labriola e Pacilli per aumentare la nostra fase offensiva: volevamo vincere la partita e c’erano i presupposti per riuscirci”.

Alessandra Carpino

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