19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 07:18:26

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Fondazione Michelagnoli e la riscoperta di Buffoluto

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Fondazione Michelagnoli e la riscoperta di Buffoluto

“A Buffoluto si era creato una sorta di Villaggio. Anche se definirlo “Villaggio” può essere un po’ fuorviante, perché, in effetti, era ed è un insediamento militare per il deposito, la logistica e la gestione del munizionamento della nostra Marina Militare. Il termine Buffoluto, comunque, descrive e rappresenta meglio la vita associativa che si era creata in quel quartiere, anni fa. Parlo, soprattutto, degli anni ‘60, in cui ad opera dell’Ammiraglio Odoardo Pontoglio, Buffoluto si animava di eventi di aggregazione sociale, di momenti di svago, in cui partecipavano tutte le 30 e più famiglie di militari residenti. Per cementare anche il senso di appartenenza, era stata costruita una chiesa ed una scuola materna, due elementi importanti per sviluppare un buon senso di comunità. 10 anni prima, era stata costruita su un’alta colonna anche una statua dedicata alla Madonna per celebrare il centenario della definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione, nell’Anno Mariano del 1954, proclamato da Pio XII. Il luogo era, quindi, diventato un vero e proprio Agorà religioso, un’iniziativa sociale e culturale di grande valore per le famiglie”.

L’Ingegner Salvatore Mellea, siciliano di Augusta ma ormai naturalizzato tarantino, direttore Generale della benemerita Fondazione Michelagnoli ed esperto animatore della cultura del mare, ha avuto la brillante idea, insieme agli esperti della Fondazione, di organizzare questo Workshop tenutosi la settimana scorsa nell’ormai nota sala delle conferenze del Castello Aragonese. Con l’introduzione dell’Ammiraglio Fabio Ricciardelli, presidente della Fondazione, gli esperti relatori hanno trattato i seguenti argomenti: il C.V. Luigi Del Monaco, direttore di Diremuni: “Buffoluto e la direzione di Munizionamento M.M. Taranto; Ing. Salvatore Mellea: “il villaggio di Buffoluto e le iniziative sociali e culturali della Marina Militare; Dottor Daniele Pisani, comitato scientifico Fondazione Michelagnoli: “Buffoluto, fosso Rubafemmine le Case nella toponomastica di Mar Piccolo; Vito Crisanti, dottore forestale e paesaggista: “Flora e fauna dell’area di Buffoluto”; i dottori Giovanni Fanelli e Fernando Rubino, ricercatori CNR/IRSA Talassografico “A. Cerruti” Taranto: “i fondali di Buffoluto . Aspetti ecologici delle biocenosi marine”.

Direttore Mellea, cos’è rimasto di quest’interessante e bella comunità? “Molto poco, purtroppo! Non ci sono più le famiglie residenti; la scuola materna, di conseguenza, è chiusa; la chiesa è ormai inagibile ed i simboli sono stati trasferiti in un locale. In pratica la comunità ed il suo senso di appartenenza non ci sono più.” Lei ha toccato un aspetto fondamentale del senso di comunità: quello della coesione e della solidarietà civile e sociale che è il volano principale del buon senso di appartenenza, motivo per cui se la cittadinanza non la fa propria, come stile di vita associativa, l’azione propositiva e promozionale dell’Ente Civico, pur ricca di iniziative, può risultare vanificata , in una certa misura. “Certo! Rispolverando la memoria storica di quel bel periodo del “villaggio di Buffoluto”, nel 1927, un’altra iniziativa è stata la creazione della Scuola Rurale Comandante Ferretti.

In quegli anni del 1920/1930, quella scuola era completamente diversa dalle Scuole di Taranto. Il modello Scuola di Buffoluto era esemplare, per quegli anni. Quello della città era invece piuttosto disastrato, per cui maestri ed alunni non la vivevano in maniera serena. Le aule erano sparse in tutta la città, senza una continuità identitaria e territoriale, con banchi ed attrezzature vetuste, dove il colore predominante era pur sempre il nero. Era il periodo in cui la popolazione della città era enormemente cresciuta, con l’Arsenale Militare, i Cantieri Navali, lo sviluppo delle Ferrovie e, quindi, non solo la città ma anche la scuola era cresciuta disordinatamente, specialmente nella parte nuova, oltre il Borgo. Anche l’amministrazione comunale cercava spazi di immobili in affitto, dov’era possibile ospitare le aule e le classi. Teniamo conto che i circoli didattici furono istituiti nel 1935, con la riforma Gentile. L’unico plesso scolastico, degno di questo nome era quello della Scuola 25 Luglio in via Pitagora, inaugurata nell’ottobre del 1930. Gli insegnanti facevano a gara per avere la destinazione del plesso di Buffoluto, dove i bidelli di allora erano i marinai.” La storia è fatta anche da episodi di vita quotidiana. Nelle scuole di quel tempo ed in particolare in quella di Buffoluto era molto curata l’igiene che era, giustamente, un pallino dell’educazione del regime. I ragazzi, quindi, tutti i sabato dovevano obbligatoriamente fare la doccia dove la facevano anche i marinai, per giunta fredda, per cui le assenze non erano poche.” Veniamo al nostro tempo. Quest’interessante testimonianza d’identità sociale, di cui lei ci ha offerto alcune immagini, purtroppo, sembra persa ma poiché l’area di Buffoluto è vasta di circa 330 ettari, cosa si può recuperare come fruibilità storica ed ambientale per renderla accessibile alla città? “Escludendo la parte dell’area sottoposta a servitù militare poiché ospita il servizio di munizionamento della Marina Militare, si potrebbe offrire alla città buona parte del resto dell’area che è incontaminata e ricca di biodiversità floreali e faunistiche, dove si snodano lunghi viali alberati per lunghe passeggiate. Non solo, ci sono tanti luoghi di estremo interesse storico ed archeologico, come antiche masserie e, persino, un insediamento agricolo di epoca greca, con annessa necropoli del IV secolo a.C.. Insomma Buffoluto è tutto da scoprire, con i suoi intrecci di storia, archeologia, arte, natura ed ambiente, un patrimonio davvero unico, per fortuna, mantenuto integro dalla presenza della Marina Militare.”

Toni Cappuccio

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