Acciaierie d'Italia, In 1300 senza vaccino. C’è il tampone gratis | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 09:53:00

Cronaca News

Acciaierie d’Italia, In 1300 senza vaccino. C’è il tampone gratis

foto di Green pass
Green pass

Sono circa 1300 i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia senza green pass, ai quali, dunque, fornirà il tampone gratis. Anche se, considerando la cassa integrazione, i dipendenti da considerare giornalmente (suddivisi nei diversi turni) sono 900. I dati provengono dagli ambienti sindacali, nella fattispecie dalla Uilm preoccupata per i lavoratori delle aziende dell’indotto che hanno scelto di non vaccinarsi poichè rischiano di rimanere fuori a partire da venerdì 15 ottobre, quando entrerà in vigore il decreto legge n. 127 del 21 settembre scorso.

Acciaierie d’Italia, società con partecipazione statale, fornirà il tampone gratis ai suoi dipendenti. A quanto pare, non altrettanto avverrà per i dipendenti delle aziende della galassia del Siderurgico. «La situazione del green pass nel polo siderurgico di a Taranto, tra Acciaierie d’Italia e indotto-appalto, va migliorando. Temiamo – dichiara Gennaro Oliva della Uilm – che da venerdì ci possano essere problemi nelle imprese esterne sia perché il numero di coloro che non hanno fatto sapere ancora nulla del green pass è ancora elevato, circa 1600, sia perché ci sono imprese che non hanno consegnato al committente Acciaierie d’Italia la lista dei loro dipendenti in regola. Spiega il sindacalista dopo il vertice tenutosi mercoledì 13 ottobre in Prefettura tra azienda, sindacati e il prefetto di Taranto Demetrio Martino.

«Le imprese esterne – fa notare Oliva – dicono ad Acciaierie d’Italia che se fanno entrare il loro personale nel Siderurgico è perchè è in regola. E quindi non vogliono consegnare alcunché. Acciaierie d’Italia dice di volere almeno la lista. Ecco, temiamo che questo possa essere un punto critico da venerdì con gente che rimarrà fuori». Nessuna preoccupazione, invece, per i lavoratori di Acciaierie d’Italia. «Va meglio nell’ex Ilva – spiega ancora Oliva – dove a fronte di un organico di 8200 diretti, quelli senza green pass sono ora circa 1300 e da questi bisogna sottrarre 400 dipendenti che stanno fissi in cassa integrazione. Quindi il problema reale interessa 900 dipendenti».

«Penso che gestiremo questa fase senza grandi problemi visti i numeri, una forza lavoro distribuita su quattro turni, i tre operativi più quello di riposo, cinque portinerie di stabilimento per gli ingressi più una sesta per il personale delle aziende terze». I lavoratori di Acciaierie d’Italia sono tenuti ad informare l’azienda sul possesso o meno della certificazione. Chi non lo fa rischia provvedimenti o sanzioni. «Tutti i lavoratori sono tenuti a comunicare all’azienda – ove non ancora fatto – il possesso o meno del prescritto green pass. In difetto, la società si riserva di adottare gli opportuni provvedimenti». E’ la comunicazione di Acciaierie d’Italia ai lavoratori in vista dell’obbligo che scatterà da venerdì 15 ottobre. La società fa riferimento alle ultime «disposizioni urgenti in materia di verifica del possesso delle certificazioni verdi» e sostiene che la comunicazione relativa al green pass da parte dei lavoratori attiene ad «evidenti esigenze organizzative volte a garantire l’efficace programmazione del lavoro».

«Fino a lunedì sera – dichiara Vincenzo La Neve della Fim Cisl – erano circa 1600 su 8200 di organico diretto del siderurgico di Taranto, coloro che, in base ai dati fornitici dall’azienda, risultavano ancora sprovvisti di green pass per ragioni diverse, compresa la mancata comunicazione al datore di lavoro. Ma in queste ultime ore ci risulta che molti altri dipendenti di ex Ilva abbiano consegnato l’attestazione alla società. Dobbiamo vedere – continua La Neve – che situazione c’è nell’indotto siderurgico dove, stando sempre ai dati di lunedì sera, 2000 addetti risultavano aver consegnato il green pass al datore di lavoro e circa 1800 no; quindi abbiamo chiesto un elenco di queste aziende per verificare a quale settore appartengono». Sarebbero 25 le aziende terze in ritardo. Riguardo all’incontro col prefetto Martino. «Lo avevamo chiesto sabato mattina – spiega il sindacalista della Fim – quando sembrava che l’ex Ilva già da lunedì 11 ottobre volesse mettere in cassa integrazione ordinaria coloro che erano sprovvisti di green pass. Questo perché in fabbrica erano circolate comunicazioni equivoche, poi la situazione si è chiarita. In ogni caso, è sempre utile fare il punto col prefetto».

L’ex Ilva, che pagherà i tamponi ai dipendenti senza green pass, ha stipulato una convenzione con una farmacia del quartiere Tamburi che ha assicurato la disponibilità sette giorni su sette. Mentre i dipendenti che hanno consegnato il green pass all’azienda dal 15 ottobre entreranno regolarmente dai tornelli delle portinerie di stabilimento in quanto i dati della certificazione sono stati già registrati sul badge di ingresso in fabbrica. Tutti gli altri, invece, entreranno da varchi appositamente dedicati e distinti, ovviamente previa esibizione del certificato relativo al tampone.

Lo Slai Cobas, in una nota, contesta la posizione dei sindacati confederali e si dichiara favorevole all’obbligo vaccinale. In quanto «in una pandemia come è questa, che non è affatto finita, non ci può essere “libertà di scelta individuale” ma c’è una responsabilità collettiva. Come ha detto il bravo scrittore Marco Revelli; “…il lavoratore con coscienza di classe si vaccina e si fa il green pass per rispetto verso i suoi compagni. Il lavoratore non vaccinato è come il crumiro durante gli scioperi: non paga pegno in prima persona e poi si prende l’aumento di stipendio…”. E’ un paragone azzeccato». I sindacati confederali e l’Usb, prosegue lo Slai Cobas, «dovrebbero rivolgersi agli operai che non vogliono vaccinarsi (ormai una netta minoranza) per convincerli che la loro posizione è sbagliata e che invece devono vaccinarsi tutti – non per l’azienda ma per tutti i loro compagni di lavoro».

 

 

 

 

 

1 Commento
  1. Vincenzo Candelli 2 mesi ago
    Reply

    Non ritengo giusto che un’azienda partecipata dallo Stato paghi i tamponi a persone a cui lo stesso Stato aveva dato la possibilità di vaccinarsi. I costi di questi tamponi ricadranno sulla collettività, questo solo per agevolare i no vax. Fosse così, tutti i dipendenti pubblici non vaccinati potrebbero richiedere lo stesso trattamento. Solo un’azienda privata potrebbe fare una scelta del genere. Personalmente io farei pagare i tamponi ai lavoratori, o altrimenti, facessero come la stragrande maggioranza degli italiani. Si vaccinassero.

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