Il progetto di allestimento dei reperti presenti nei giardini dedicati ai Caduti del Lavoro | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

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Il progetto di allestimento dei reperti presenti nei giardini dedicati ai Caduti del Lavoro

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Il progetto di allestimento dei reperti presenti nei giardini dedicati ai Caduti del Lavoro

Il Lions Club Taranto Poseidon ha realizzato un nuovo progetto con il Comune di Taranto. Nei giorni scorsi, nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città, il Sindaco Rinaldo Melucci, la Presidente del Lions Club Taranto Poseidon Rosa De Benedetto, la Past Presidente Maria Rosaria Basile e la Past Governatrice, nonché Past Presidente del Consiglio dei Governatori GWA Flora Lombardo Altamura hanno firmato il protocollo d’intesa per impegnarsi nella valorizzazione dei reperti archeologici che si trovano nelle aree pubbliche della nostra città.

L’iniziativa s’inserisce nel programma avviato dall’Amministrazione comunale e intitolato “Frammenti”, ideato dall’architetto Augusto Ressa nel periodo che lo vide assessore su delega all’Urbanistica del Comune di Taranto. Il primo esito fu l’allestimento di un nucleo espositivo di importanti reperti archeologici provenienti dai depositi della Soprintendenza (ex convento di Sant’Antonio), inaugurato il 6 settembre scorso a Palazzo di Città. Nell’ambito del programma di valorizzazione del patrimonio culturale cittadino, il Lions Club Taranto Poseidon ha affidato all’architetto Augusto Ressa, socio onorario del club, l’elaborazione di un progetto di allestimento dei reperti presenti nei giardini dedicati ai Caduti del Lavoro. Questi giardini si trovano nel centro storico ovvero nel Borgo ottocentesco sul Lungomare Vittorio Emanuele III, tra via Mazzini e via De Cesare. Il Lions Club Taranto Poseidon si farà carico a propria cura e spese della sistemazione di un primo gruppo di frammenti architettonici, di un capitello ionico e di due rocchi di colonne scanalate. Gli altri lavori di restauro e la nuova sistemazione del giardino saranno direttamente a cura del Comune di Taranto. Il progetto dell’architetto Ressa ha già acquisito l’autorizzazione preventiva della Soprintendenza. Quando sarà completato l’iter burocratico, saranno avviati i lavori. Per gentile concessione dell’architetto Augusto Ressa, pubblichiamo il progetto.

(j.m.)

 

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Il giardino dedicato ai Caduti del Lavoro è sito nel Borgo di Taranto, sul lungomare Vittorio Emanuele III, alla confluenza delle Vie Mazzini e De Cesare. L’area di forma triangolare suddivisa in quattro aiuole piantumate con alberi di alto fusto ed essenze cespugliose, accoglie sulle superfici a prato i resti architettonici in marmo di età romana imperiale, provenienti da un’area pubblica collocata originariamente all’incirca fra le vie Nitti e Pupino, sviluppatasi a partire dal I secolo d.C. fino all’età tardo antica. Sparsi in maniera casuale sono collocati nelle aiuole rocchi di colonne di marmo, lisci e scanalati, una base di colonna, un capitello ionico finemente scolpito, un frammento di trabeazione con fasce modanate,e la ricostruzione per anastilosi di una architettura monumentale, della quale si conserva parte del frontone triangolare e delle cornici del tetto.

L’area pubblica dalla quale provengono i reperti qui collocati doveva comporsi di numerosi edifici monumentali, destinati anche ad onorare la famiglia Giulio Claudia, ornati da statue celebrative, fra le quali quattro figure togate acefale in marmo e la testa di Augusto col capo velato, in veste di Pontefice Massimo, ora custodite nel Museo Archeologico Nazionale (MArTA). La proposta progettuale ha l’obiettivo di riorganizzare i frammenti archeologici secondo un criterio espositivo che ne garantisca la corretta lettura (molti di essi sono collocati in posizione ribaltata; le colonne sono infisse nel terreno con forti fuori asse), e ne valorizzi le qualità artistiche e documentali offrendo al contempo un adeguato supporto didascalico. Il progetto trova fra l’altro la sua coerenza con il programma di valorizzazione promosso dall’attuale Amministrazione Comunale di Taranto che, proprio per le aree urbane che accolgono reperti archeologici, come quella in argomento, ha con delibera di Giunta, approvato specifico atto di indi rizzo di un più vasto e completo progetto intitolato “Frammenti”, nel solco del quale si colloca pertanto la proposta qui formulata. L’aiuola centrale, dove sorge la ricostruzione architettonica di cui si è detto, accoglie, insieme a reperti archeologici, una grande base moderna in carparo, sorta di roccia informe, destinata originariamente a fare da supporto alla copia della “Lex Municipii Tarentini” conservata, sempre in copia, presso il MArTA (l’originale è custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

Tale base non ha più ragion d’essere atteso che la suddetta copia è stata da anni trafugata. Pertanto, a meno di non voler collocare una nuova copia, se ne propone la rimozione. Inoltre, sempre all’interno di detta aiuola, è collocato un incongruo manufatto realizzato a stampo in cemento bianco, consistente in un rocchio di colonna scanalata sul quale poggia un capitello composito che funge da base di un leggio bifrontale che accoglie due lastre metalliche contrapposte che recano incisi i versi della famosa Ode di Orazio dedicata al Galeso. Anche di questo manufatto che si pone in forte contrasto con il valore dei frammenti architettonici lì presenti, si propone la rimozione, con eventuale recupero delle lastre incise, da sistemare su supporto più adeguato in altra sede. Il progetto prevede di collocare tutti i frammenti nell’aiuola centrale, ai lati della ricostruzione architettonica. A sinistra di quest’ultima si propone di collocare il capitello ionico e il frammento di trabeazione in posizione adeguatamente sollevata da terra, e i due rocchi di colonna scanalati in marmo.

A destra della ricostruzione architettonica, si propone di collocare i restanti rocchi di colonna con finitura liscia e l’ unica base in marmo (Vedi grafici allegati). Il gruppo a sinistra vedrà i due frammenti collocati su basi prismatiche realizzate in muratura in conci di tufo rivestita in lastre di pietra di Apricena lavorata con puntillo a mano di differenti altezze, più alta per la trabeazione rispetto a quella del capitello. I due volumi saranno collocati su di un basamento a filo terreno in calcestruzzo (non visibile all’esterno) sul quale saranno solidamente ancorati. I rocchi saranno collocati su di una base lievemente sollevata dal piano dell’aiuola su una base di calcestruzzo sulla quale sarà realizzato un piano d’appoggio definito da un bordo di pietra di Apricena lavorata con puntillo a mano alto cm.5, entro il quale sarà realizzato un battuto di cocciopesto. I rocchi saranno collocati in posizione verticale, sostenuti da tenute in acciaio Corten che avvolgeranno i fusti per 2/3, con interposto strato antigraffio, ancorate alla parete di chiusura del basamento della trabeazione, opportunamente da questa distanziate.

Il fissaggio dei frammenti architettonici (trabeazione e capitello) ai basamenti sarà assicurato da staffe in acciaio Corten regolabili, avvitate su montanti del medesimo acciaio ancorati al piano d’appoggio con fisher chimici. Il gruppo a destra, vedrà i rocchi di colonna disposti su due file sfalsate, collocate su una base sollevata di cm.5 dalla quota dell’aiuola, su di un piano di livellamento in calcestruzzo, e definita da una fascia di bordo in pietra di Apricena lavorata con puntillo a mano, entro la quale sarà realizzato un battuto di cocciopesto. L’ancoraggio dei rocchi e la collocazione in posizione verticale saranno assicurati da tenute in acciaio Corten che avvolgeranno per 2/3 i fusti, con interposto strato antigraffio, e che saranno rese solidali a robuste aste verticali, sempre in acciaio Corten, ancorate al terreno e disposte dietro i fusti stessi, ad adeguata distanza. Al centro della ricostruzione architettonica, nel vuoto fra i due pilastri di prospetto, sarà collocato un leggio con un pannello didascalico che fornirà informazioni scientifiche, in italiano e inglese, riguardo ai frammenti esposti.

Augusto Ressa

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