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09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

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Un libro racconta la nascita del Parco archeologico di via Marche

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Un libro racconta la nascita del Parco archeologico di via Marche

Le città non hanno memoria, tutt’al più “sono” esse stesse memoria ma richiedono la disponibilità continua della gente, dei cittadini, a interpretarla, a eternarla. Se è la gente stessa ad avvertire l’esigenza di fissare la memoria e tramandarla allora quella comunità farà della propria identità un elemento vitale. Ecco perché l’operazione di Anna Masella, nel pubblicare il libro “Dossier Necropoli – La nascita del Parco archeologico di via Marche” è ampiamente utile. Certo, avrebbe forse meritato una maggiore organicità e fluidità nell’esposizione dei fatti, che sul filo del ricordo e della voglia di raccontare appare in alcuni punti disorganico, interpolato da pagine teoriche che l’autrice ha volto riportare da altre pubblicazioni per dare sostegno morale al racconto (come quelle a firma di Alberoni, o desunte dal “Messaggero di Sant’Antonio”), ma il rispetto della cronistoria è garantito e importante.

È il racconto della nascita di un parco archeologico, l’unica vera area cittadina in cui si può leggere un tratto dello sconfinato cimitero di età antica che ricopre una parte davvero enorme della città attuale. L’operazione fa molto piacere a me che scrivo questa nota, perché attraverso il mio nome, recuperato dall’autrice direttamente dalle pagine del “Corriere del giorno” di quel tempo, e poi anche di alcuni colleghi collaboratori, si racconta indirettamente lo svolgimento degli eventi così come lo si poteva leggere sul nostro compianto giornale cittadino, ma il rispetto dei fatti è ineccepibile. Un racconto che oggi ignorano tutti: guide e visitatori, ma che è un importante esempio di come sia stata la cittadinanza e imporre, attraverso le pagine del suo storico quotidiano, la nascita di un parco che diversamente sarebbe stato sostituito da un parcheggio.

Il racconto è semplice e chiaro: l’autrice, assieme alla compianta Nuccia Magrisi, in/dimenticata procuratore dei cittadini, che guidava il Movimento federativo democratico (Mdf), giunsero un giorno in redazione con una lettera al direttore, nella quale spiegavano che a via Marche, dopo i saggi di scavo effettuati dalla soprintendenza archeologica, che avevano individuato un importante tratto della necropoli ellenistica, erano iniziati alla chetichella i lavori per la realizzazione di parcheggi sotterranei a cura di un’impresa che ne aveva la licenza edilizia. In base a questa licenza edilizia avrebbe potuto realizzare e vendere box auto sotterranei, in cambio della concessione della superficie al Comune, in area molto appetibile in quanto contigua al tribunale. Naturalmente, questo lavoro di scasso avrebbe comportato la totale distruzione del tratto di necropoli.

Pubblicammo sul “Corriere” la lettera e nei giorni seguenti io stesso inizia una campagna di informazione sistematica, intervistando, oltre al soprintendente, il compianto Giuseppe Andreassi, il grande archeologo Enzo Lippolis, morto prematuramente tre anni fa, che guidava la ricognizione scientifica, e lo stesso sindaco dell’epoca, Giancarlo Cito. Intanto, Nuccia Magrisi, Anna Masella e altre amiche avviarono una petizione popolare, a seguito della quale la stessa Magrisi fu anche invitate a tenere un intervento durante l’inaugurazione dell’edizione 1994 del Convegno internazionale di studi sulla Magra Grecia. Dietro la pressione dell’opinione pubblica e per stringere i tempi, io stesso, come caporedattore dei servizi culturali, organizzai un forum nella redazione del “Corriere del giorno” che allora era alla Bestat, con la partecipazione sia del sindaco Cito che del soprintendente Andreassi, presenti anche il direttore del “Corriere” Clemente Salvaggio e il collega Antonio Fornaro, per cercare di stringere i tempi e ottenere da Cito uno dei suoi atti decisionistici.

Nel corso dell’incontro, Cito, che da politico scaltro capiva l’importanza propagandistica che avrebbe avuto per lui realizzare nel centro della città un parco archeologico, che mancava proprio nel più importante città antica della regione, appresa la disponibilità della soprintendenza che annetteva all’area un’importanza enorme, assunse il solenne impegno di avviare immediatamente le procedure per liberare l’area attraverso uno scambio di suoli, e iniziare la progettazione dell’intervento. In realtà Cito, in quell’occasione ne assunse anche un altro di impegno: quello di avviare i saggi di scavo per l’anfiteatro, ma quell’impegno rimase lettera morta. In realtà, le successive disavventura del singolare politico tarantino, crearono rallentamenti che furono fortunatamente recuperati negli anni successivi, cosicché il parco, dopo pochi anni, divenne realtà. Ebbene, il volume scritto da Anna Masella per i tipi di Edit@, ripropone tutta la documentazione necessario divenendo una fonte importante per chi voglia conoscere bene un importante (non unico) capitolo del positivo rapporto tra la stampa (e in questo caso il “Corriere del giorno”), la cittadinanza e la politica, e voglia approfondire ulteriormente.

Silvano Trevisani

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