08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

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Quel Nettuno di Giambologna sul murale a Lungomare: è polemica sui social

foto di Quel Nettuno di Giambologna sul murale a Lungomare - foto Francesco Manfuso
Quel Nettuno di Giambologna sul murale a Lungomare - foto Francesco Manfuso

Il mio nome è Nessuno! Così gridò Ulisse a Polifemo per non essere riconosciuto. Il tuo nome è Nettuno del Giambologna e non ti riconosciamo! Così si sta mugugnando e polemizzando sul social contro l’immagine del Nettuno di Giambologna rivisitata in questi giorni dal graffitaro Kraser nel murale di via D’Aquino 51. La critica dei cittadini contrari all’opera è la seguente: i murales che si stanno realizzando a Taranto, pur pregevoli dal punto di vista artistico, sono stati eseguiti – è scritto nel gruppo FB “Anche questa è Taranto” – in una sorta di viaggio a ruota libera, senza il confronto con gli studiosi della memoria storica tarantina. In particolare proprio il murale che raffigura il Nettuno dello scultore Giambologna, opera del Rinascimento presente in Piazza Nettuno a Bologna, lì sulla parete alta 40 metri, visibile dal Mar Grande, all’inizio del Lungomare tra via Anfiteatro e via Margherita, è un’opera che, per quanto rivisitata da un bravo writer di strada, lì proprio non ci può stare.

Cerchiamo di capire perché è tanto indigesta ai cittadini attenti alla storia antica tarantina. Da evidenziare in primis che in quel sito nessun documento esiste che rimandi al dio del mare Poseidone, il Neptunus romano; ma nella scelta artistica è parsa cogente la prospettiva sulla rada di Mar Grande per cui chi arriva dal mare resterebbe sicuramente colpito dalla immagine di Nettuno che appartiene alla mitologia greca ma anche tarantina dato che i Tarantini vennero chiamati Neptunia proles, figli di Nettuno. Ma il punto critico non è la scelta, se pur discutibile perché fuori contesto, della figura di Nettuno, ma che l’artista si sia ispirato ad una statua bolognese. Kraser artista graffitaro di origine spagnola ma vivente a Milano è solito confrontare la città moderna con quella antica. Ma l’immagine del Nettuno di Giambologna non appartiene all’antica Taranto gloriosa colonia di Sparta. Quando lui stesso dichiara che nella sua arte porta fuori nella strada il museo, concetto condivisibile, pone però alla scrivente questo dubbio: l’artista conosce la storia antica tarantina e sa quali capolavori d’arte ha dato da cui ispirarsi? Perché non si è consultato con studiosi di archeologia e storia dell’arte antica, prima di mettere mano alla figura del Nettuno di Giambologna?

LA SCELTA DEL DIO NETTUNO
La giustificazione della scelta del dio Nettuno fa riferimento ad una indubbia peculiarità di Taranto città di mare per la quale proprio sulla parete visibile dal mare il dio Poseidone/ Nettuno ci starebbe bene. Ma quando un’opera d’arte ha un forte impatto visivo sulla collettività, l’artista deve andare con i pennelli o le bombolette di piombo! La memoria storico artistica tarantina va infatti salvaguardata. Magari le pareti anonime di Taranto fossero dipinte da immagini che esaltano l’identità antica della città! Poseidone alias Nettuno è nel mito della fondazione di Taranto, da collegarsi a Falanto. Taras che dette il nome alla città spartana è nel mito il figlio di Poseidone. Attenzione: è un punto chiave. Taranto era proprio consacrata a Poseidone in quanto padre di Taras.

Bastava chiedere una consulenza al prof. Aldo Siciliano (https://www.bridgepugliausa.it/articolo.asp?id_sez=1&id_cat=49&id_ art=3668&lingua=it) illustre numismatico e Presidente dei Convegni di Studio sulla Magna Grecia per sentirsi dire, ne sono convinta, che l’immagine più significativa di Taras e Poseidone è quella della moneta aurea tarantina databile alla metà del IV secolo a.C., in cui il giovane Taras tende le braccia al padre Poseidone che si china verso il figlio Taras che gli chiede aiuto; è un padre regale seduto su uno sgabello più che su un trono che non ha schienale. È nudo fino all’inguine, una gamba all’indietro, testa inclinata, muscoli possenti, barba e ricci resi secondo lo stile di Lisippo, un padre maestoso ma paterno. Un autentico capolavoro che andava assolutamente tenuto presente prima di occupare la parete col Nettuno di Giambologna, se proprio si doveva raffigurare il dio del mare.

LISIPPO, SCULTORE SIMBOLO DELLA TARANTINITÀ
Lo scultore simbolo della tarantinità è stato Lisippo. In un’altra bella moneta tarantina è Taras a dorso del delfino e reca in mano il tridente e la clamide mossa dal vento. Perché allora come simbolo della identità marinara di Taranto non rivisitare l’immagine dello stesso mitico fondatore Taras in groppa al delfino? Per non dire che nella fondazione tarantina giocò un ruolo molto importante il Capo Tenario in Laconia, terra d’origine dei fondatori di Taranto, in cui si venerava il dio del mare Poseidone. Il delfino gioca un ruolo essenziale per Taranto nell’immaginario collettivo. A Poseidone Soter o Salvatore era dedicata addirittura proprio la via Sotèira sulla costa di Mar Grande che prendeva il nome dal protettore della città chiamato Salvatore, in greco Sotèr, da un’iscrizione. Un punto in più per accettare l’immagine del dio Poseidone sulla parete in polemica. Escludendo che le colonne doriche siano riferibili ad un tempio di Posidone, i riferimenti su citati sono essenziali.

Non c’è dubbio che Poseidone venuto da Sparta o da capo Tenaro fosse per i Tarantini padre dell’eroe eponimo Taras, quindi padre di tutti i Tarantini, dio possente scuotitore della terra e salvatore della polis come recita un’iscrizione greca (I.G., XIV,54). Il riferimento a Neptunus ha piuttosto a che fare con la colonia romana creata nel 122 a.C. che prese il nome di Neptunia e quindi l’immagine del Nettuno di Giambologna richiama Nettuno, anche se è lo stesso Orazio a dire che Nettuno era il custode di Taranto dove riceveva un preminente culto (HORATIUS, Od., I, 28, 27). Ma in realtà-osserva lo stesso WuilleumierPoseidone regnava su Taranto per il tramite di Taras, tanto da apparire raramente nella iconografia tarantina, eccetto in quella celebre moneta che abbiamo su citato che meritava di essere raffigurata nel murale in questione. Si può, pertanto, anche comprendere la difficoltà dell’artista graffitaro a digiuno di archeologia nel reperire l’immagine bella e pronta di una scultura “tarantina” di Poseidone da rivisitare, manipolare, frammentare, colorare per un grande murale sul Mar Grande. Bastava rivisitare lo stemma di Taranto e il gioco era fatto! Ricapitolando: l’immagine più adatta per quella parete a via D’Aquino 51 non è il Nettuno del Giambologna, ma Taras, figlio di Posidone, in groppa al delfino con gli attributi marini tipici della memoria marinara antica tarantina (secondo delfino, piovra, ippocampo, pesci, conchiglie, tridente, rampone, prora di nave ed altri simboli terrestri). A voglia fare un bel murales!

IL NETTUNO DI GIAMBOLOGNA
Infelice dunque e molto discutibile la presenza su una parete di un palazzo a grande impatto visivo dell’immagine del Nettuno di Giambologna che campeggia invece a Bologna sulla Fontana di Piazza Nettuno. Lo scultore fiammingo Jean de Boulogne (1529-1608) nato a Douai nelle Fiandre, scultore manierista, scelse Nettuno per la fontana bolognese seguendo una tematica che andava per la maggiore nelle fontane pubbliche rinascimentali. Non si può dire che la fontana monumentale dell’architetto Tommaso Laureti, adiacente a Piazza Maggiore, nel programma di rinnovamento urbanistico voluto per la città da papa Pio IV e dal suo delegato Pierdonato Cesi, sia stata rispettata dai bolognesi che, senza paura di essere multati o puniti, se ortolani ci lavavano le verdure, se lavandaie i panni e se incivili la usavano come vespasiano!

La statua di Nettuno poggia su di un alto basamento che accentua lo slancio e la dinamicità conferita al dio dallo scultore, che lo raffigurò con una mano stesa nell’atto di calmare le acque. Non mancano Nereidi, delfini, amorini ma l’intento della committenza cioè il Papa Pio IV era quello di essere rappresentato come dominatore del mondo e quindi anche di Bologna. Secondo la memoria popolare bolognese il pollice della mano sinistra del Nettuno, se visto da una precisa angolazione segnata sul pavimento della Piazza Nettuno dalla cosiddetta pietra della vergogna, potrebbe sembrare, per irriverenza dell’artista, un …fallo eretto. Ora di tutto questo patrimonio di memoria bolognese che incombe sul Nettuno in composizione con vista sul Lungomare che se ne importano i TaranA sinistra: il murales con l’immagine del Nettuno di Giambologna a Lungomare; a destra: la fontana del Nettuno a Bologna «Nella mia arte porto fuori in strada il museo», ha dichiarato lo street artist di origine spagnola Kraser, autore del murales. L’opera originale del Rinascimento è presente in piazza Nettuno a Bologna tini? Niente. Eppure dritto o storto ci dovranno fare i conti. Il graffista spagnolo di Cartagena in Spagna, ora milanese, è stato inserito nel progetto TRUST acronimo di Taranto Regeneration Urban and Street, progetto per valorizzare le potenzialità del territorio. Quella di trasformare anonime facciate di casermoni in opere d’arte è una idea magnifica di rigenerazione urbana. La scrivente da sempre dice che la bellezza dell’arte salverà questa città; ma attenzione: lo spirito dei luoghi, il genius loci, va tenuto in conto ed anche la comunità con la sua identità.

Senza nulla togliere alla bravura graffitara dello street artist Kraser che sappiamo essere famoso proprio per la capacità di reinterpretare sculture classiche rinascimentali e neoclassiche trasformandole col suo stile in murales come medium per un dialogo tra antichità e presente, alla scrivente preme evidenziare che il Nettuno di Giambologna da lui rivisitato non scaturisce affatto dall’arte antica tarantina che andava ben vagliata anche con l’aiuto di un esperto, uno studioso, un archeologo; risulta difficile pertanto capirlo questo dialogo che l’artista vuole ricreare a Taranto tra passato e presente se rende inespresso il genius loci. E la committenza che dice? Le si dà atto che l’intenzione di trasformare le anonime pareti costruite dai palazzinari in una sorta di grandi tele per opere di graffitari è affascinante e vincente come a voler creare una pinacoteca a cielo aperto, per valorizzare luoghi e loro identità Ma per l’identità dei luoghi occorreva tenere in maggiore conto la storia e l’arte antiche tarantine. Definire come ho letto il progetto Trust un museo a cielo aperto, dati i risultati sinora raggiunti, non è corretto proprio perché il museo, chiuso o aperto che sia, è sempre luogo della conservazione e valorizzazione della memoria storica, e sottolineo storica, collettiva.

Così no. Il tuo nome è pertanto Nettuno, ma non piace a nessuno, scrivente compresa, dei competenti intenditori di antichità tarantina.

Giovanna Bonivento Pupino

1 Commento
  1. nicola 2 mesi ago
    Reply

    tutte le opere sono state realizzate con ”apparecchiature mobili per lavori in elevazione” i cosi detti ponteggi/ cestelli elevatori.
    vorrei ricordare a chi ha dato il permesso di eseguire(avete dato un permesso?) tali opere che il personale(lavoratori) che può salire su tali ponteggi/cestelli elevatori deve essere adeguatamente formato con tanto di certificazione ed in pù deve rispettare tutte le norme di sicurezza vigenti in materia: uso di cintura di sicurezza e casco.
    gli artisti avevano tale certificazione?
    non hanno usato le cinture di sicurezza, non hanno usato il casco, non hanno realizzato alcuna opera preventiva di segnalazione di un cantiere, tutto in spregio alle più elementari norme di sicurezza vigenti in materia di legge.
    ennesimo esempio di ignoranza(avremmo l’assessorato dei LL.PP. che avrebbe potuto e dovuto dare le indicazioni di legge), di faciloneria per riempirsi la bocca di parole vuote.
    ho visitato quasi tutti i ”cantieri” e tutti riportavano le stesse carenze, per non parlare di via Ancona con una segnaletica stradale a dir poco ridicola.
    in altri cantieri e per molto meno, l’asl e l’ispettorato del lavoro commina multe salatissime per non parlare dei risvolti penali.
    che bello ora abbiamo i murales dei più noti wraiters…Giorgio che vi ha visto da lassù ha guidato i vostri passi a decine di metri dal suolo, ha compiuto il miracolo che nessuno si sia fatto male.

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