Mar Piccolo e Talassografico: un rapporto lungo oltre 100 anni | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 21:25:00

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Mar Piccolo e Talassografico: un rapporto lungo oltre 100 anni

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Mar Piccolo e Talassografico: un rapporto lungo oltre 100 anni

Venerdì scorso, 8 ottobre, si è conclusa la mostra documentaria “Il Mar Piccolo e il Talassografico: un rapporto lungo più di 100 anni” organizzata dall’Istituto di Ricerca Sulle Acque, Sede Secondaria di Taranto “Talassografico” Cnr, nell’ambito del “Festival di Storia Tarantina”, e tenutasi presso il Convento dei Frati Minori in via Pitagora 32 a Taranto.

La mostra si proponeva di documentare l’apporto scientifico fornito dall’Istituto Talassografico, fondato nel 1914, al miglioramento delle attività di mitilicoltura e ostricoltura, attraverso l’ausilio di strumenti scientifici per le ricerche oceanografiche risalenti ai primi del secolo scorso; di fotografie provenienti dall’Archivio Fotografico (oltre 1200 lastre fotografiche) di Attilio Cerruti, primo direttore; della sua corrispondenza con ministeri ed enti locali; di documentazione dell’archivio della Co.Mi. Os (Cooperativa di Mitilicoltori e Ostricoltori), nata nel 1944, con sede legale presso l’istituto Talassografico. La mostra è stata inaugurata nel pomeriggio del 2 ottobre, alla presenza della dottoressa Carmen Galluzzo Motolese, Consigliera del Comune di Taranto con delega ai rapporti Istituzioni Culturali terze e delega ai rapporti Confessioni Religiose, presidente Club per l’Unesco di Taranto e della Ass. Marco Motolese, la quale ha “tagliato il nastro”, e del professor Fabrizio Manzulli, Assessore del Comune di Taranto allo Sviluppo Economico e al Turismo. Presenti, inoltre, autorità della Marina Militare, del mondo accademico ed esponenti della cultura cittadina.

Ai saluti degli intervenuti, compreso quello di frate Francesco Zecca, nostro generoso ospite, sono seguiti tre brevi seminari; il primo di introduzione alla mostra, il secondo sul Mar Piccolo e il terzo sulla mitilicoltura. Alla mostra è stata data grande risonanza dalla emittente televisiva locale, Studio 100 presente durante la serata inaugurale, e dalla redazione regionale della Puglia, nella persona di Gianni Matera, che ha dedicato un ampio e circostanziato servizio all’esposizione. Interviste ci sono state richieste anche dalle giornaliste Gabriella Ressa e Silvana Giuliano, sempre attente al Talassografico. Li ringrazio tutti di cuore.

Durante la mostra, sono stati esposti strumenti per la ricerca biologica, chimica e oceanografica, macchine fotografiche e strumentazione per la stampa delle lastre fotografiche di Cerruti nonché arredi da laboratorio, tutti risalenti agli anni 20 del secolo scorso. Un grosso esemplare di Pinna nobilis, esposto su di un supporto fatto costruire da Attilio Cerruti, e gli strumenti per l’allevamento delle pinne, hanno dominato la scena. Alcuni poster hanno consentito approfondimenti sulla progettazione dello stabile, che ospita la struttura di ricerca, e sugli eminenti scienziati che si sono succeduti alla direzione o che hanno frequentato l’istituto. L’esposizione è stata organizzata secondo un percorso logico che, grazie alla guida dei ricercatori del Talassografico, ha consentito ai visitatori di percorrere le varie tappe delle ricerche condotte da Cerruti al fine di studiare, già 100 anni fa, l’ecosistema del Mar Piccolo per rilanciare la molluschicoltura. La mostra, che ha avuto una durata inferiore a sei giorni, vanta la presenza di quasi 400 visitatori, alcuni stranieri, socialmente e culturalmente molto assortiti!

Molte le prenotazioni arrivate anche a mostra ultimata. Sia i giovani sia gli adulti, fra cui alcuni novantenni, hanno mostrato interesse e coinvolgimento emotivo. Gli adulti, soprattutto gli anziani, hanno ricordato le tecniche di molluschicoltura ai primi del secolo scorso, spiegandole a noi! Hanno individuato nelle foto i luoghi della loro infanzia; hanno cercato, tra i molluschicoltori ritratti da Cerruti, i parenti e gli amici! Sono stati momenti di grande commozione anche per noi ricercatori! Molti sono stati gli apprezzamenti giunti anche tramite i social e gli inviti a rendere questa esposizione permanente. Con rammarico, tuttavia, abbiamo riscontrato che alcuni giovani non conoscono ancora l’istituto, nonostante i suoi 107 anni di presenza nella città! Responsabilità degli insegnati, dei genitori? Fortunatamente, le parole di una giovane donna alla vista dei vetrini per l’osservazione di campioni biologici, resi permanenti da Cerruti con uno speciale trattamento, mi hanno colmato il cuore di speranza: “Dottoressa, mi vengono i brividi a pensare che questi vetrini hanno cento anni”! L’esposizione della pur preziosissima antica strumentazione scientifica, essendo essa “servita” per lo studio del Mar Piccolo e dei nostri molluschi eduli, non è stata, quindi, fine a sé stessa. Ha evidenziato, infatti, quanto i tarantini di una certa età siano legati al loro mare, alle loro tradizioni, che bene o male, ci accomunano tutti. Ma ha anche mostrato come questa identità di cittadinanza rischia di perdersi nelle nuove generazioni. Già nel 2004, in occasione del 90° anniversario della fondazione dell’Istituto Talassografico, quando fu organizzata una mostra storico-scientifica nelle sale del Castello Aragonese di Taranto, l’alto numero di visitatori mise in evidenza l’interesse e la curiosità dei cittadini per lo studio dell’ambiente marino.

La mostra appena conclusasi, però, è stata incentrata sul rapporto tra l’antica strumentazione oceanografica e lo studio del Mar Piccolo. Questo particolare ha fatto la differenza, è stato il valore aggiunto rispetto all’evento precedente. Nella proposta, avanzata alla giunta comunale e regionale, per la realizzazione del Museo della Strumentazione Scientifica per la Ricerca Oceanografica a Taranto, ho messo in evidenza che, essendo Taranto la “città dei due mari”, il suddetto museo contribuirà alla riscoperta del valore sociale di appartenenza al territorio, dell’identità di cittadinanza. Il patrimonio storico, infatti, sebbene materiale, è portatore di cultura immateriale ed è all’origine del ricordo, dell’identità e della coesione, unendo presente, passato e futuro. Ebbene, non mi sono sbagliata poiché questa mostra lo ha confermato appieno! Non resta che augurarsi, pertanto, di poter scrivere in tempi brevi un altro articolo che parli dell’inaugurazione del suddetto museo, caldeggiato anche dalla dottoressa Carmen Galluzzo Motolese nel suo intervento iniziale.

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Taranto

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