«Transizione ecologica e acciaio green per il dissequestro» | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 21:25:00

Cronaca News

«Transizione ecologica e acciaio green per il dissequestro»

foto di Giancarlo Giorgetti
Giancarlo Giorgetti

Il ministro Giancarlo Giorgetti è tornato a parlare dell’ex Ilva spaziando dalle questioni industriali a quelle giudiziarie dello stabilimento di Taranto. Nel corso dell’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera, il massimo esponente del Ministero dello Sviluppo economico ha spiegato che “il nuovo cda di Acciaierie d’Italia sta lavorando alla definizione di dettaglio del nuovo piano industriale” e all’ambizioso obiettivo “di accelerare la transizione ecologica degli stabilimenti”. I punti cardine del nuovo piano “sono quelli definiti nell’accordo dello scorso anno e prevedono il completamento degli investimenti ambientali, importanti interventi tecnici e l’elettrificazione di una quota rilevante della produzione di acciaio”.

Secondo Giorgetti, negli anni scorsi “i livelli produttivi di Arcelor Mittal hanno subito un calo “a causa di vicende giudiziarie che hanno portato al sequestro dello sporgente 4 nel luglio 2019 e a dicembre dello stesso anno dell’altoforno 2 la cui facoltà d’uso è stata concessa a febbraio 2021. A queste circostanze – ha ricordato il capo del Mise – si sono poi aggiunti gli effetti della pandemia che ha portato al fermo della produzione per diversi mesi e ad un livello di produzione di bramme di soli 3,4 milioni di tonnellate”. A fine 2020 l’ingresso di Invitalia nella compagine sociale e la nascita di Acciaierie d’Italia però “ha aperto una fase nuova nel processo di rilancio produttivo e transizione ecologica – ha sottolineato il ministro – con l’obiettivo di rendere lo stabilimento di Taranto un modello di progressiva decarbonizzazione della produzione di acciaio”.

Nel corso dell’audizione alla Camera dei Deputati, Giorgetti ha fatto riferimento anche alla necessità di nuovi investimenti: “Per il sostegno finanziario degli investimenti previsti dal piano industriale, si rende necessario attivare nuovi finanziamenti a medio e lungo termine”. Nello specifico, per la transizione ecologica e per realizzare impianti per produrre acciaio green. “Il piano industriale legato all’accordo del 10 dicembre 2020 – ha spiegato – prevede la costruzione di un forno elettrico alimentato dal preridotto, Dri, da un nuovo impianto realizzato e gestito da una newco a partecipazione pubblica. Gli investimenti stimati in funzione delle scelte tecniche – ha proseguito Giorgetti – variano da 900 milioni a un miliardo e mezzo.

Invitalia è stata incaricata – è la novità di maggior rilievo emersa dall’audizione- di procedere alla costituzione della newco in modo di completare le analisi di fattibilità industriale ed economica finanziaria e ambientale del progetto”. “La copertura finanziaria degli investimenti all’avvio della produzione del Dri – ha rilevato ancora il ministro – può essere assicurata alle risorse del Pnrr che alloca 2 miliardi di euro a valere sull’investimento 3.2, utilizzo dell’idrogeno in settori hard to abate. Abbiamo chiesto – ha annunciato Giorgetti – di inserire nella prossima legge di bilancio un fondo per sostenere i processi di transizione ecologica del sistema industriale italiano. Il fondo – ha rilevato il ministro – verrebbe gestito dal Mise insieme al Mite e sarebbe finalizzato a supportare le imprese a partire da quelle energivore impegnate negli investimenti per la decarbonizzazione”.

Giorgetti ha auspicato anche un cambio di atteggiamento da parte del socio Arcelor Mittal rispetto ai rapporti con le aziende dell’indotto di Taranto che vantano un credito complessivo di una trentina di milioni di euro. “La situazione dell’indotto – ha sostenuto Giorgetti in riferimento a Taranto – è assolutamente plausibile, anzi sicuramente si è verificato che ArcelorMittal abbia finanziato il proprio capitale circolante non pagando o rinviando i pagamenti dei propri fornitori. E anche adesso, e comunque dopo l’ingresso nel capitale, importanti operazioni di finanziamento previste dall’accordo del 2020, sono in itinere”. “Abbiamo sollecitato – ha detto il ministro – un diverso atteggiamento del soggetto privato, in precedenza unico gestore dell’impianto. Non è che il socio pubblico ci mette tutti i soldi e il privato in qualche modo aspetta di goderne i benefici. Ci vuole uno sforzo complessivo. Nel piano industriale che a breve verrà presentato, credo che ci sia questo tipo di sforzo chiamiamolo collettivo per riuscire in qualche modo ad andare avanti nel processo di decarbonizzazione”.

Giorgetti ha auspicato anche il dissequestro degli impianti dell’area a caldo al centro del provvedimento della magistratura dal 26 luglio 2012 e ora della sentenza della Corte d’Assise di Taranto che il 31 maggio scorso ha disposto la confisca. “C’è un’attenzione da parte delle autorità sanitarie e da parte delle autorità giudiziarie. Sono gli elementi esterni al processo puro di intervento dello Stato. Se noi riusciamo a portare avanti un percorso di piano industriale che soddisfi quei requisiti ambientali, molto probabilmente la spada di Damocle rispetto agli interventi di sequestro può essere risolta. Altrimenti, se interviene il sequestro, tutta l’operazione in quanto tale, come è stata progettata, viene a cadere”. E considerando la sentenza di primo grado l’ipotesi sembra aver preso corpo anche se mancano altri due gradi di giudizio e nei prossimi mesi è atteso il deposito delle motivazioni della sentenza del processo sul disastro ambientale doloso dell’Ilva gestione privata del gruppo Riva.

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