08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

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Cronache di un Museo in guerra. Come furono salvati i tesori del MArTa

foto di Il Chiostro dell’ex Convento degli Alcantarini, oggi sede del Museo
Il Chiostro dell’ex Convento degli Alcantarini, oggi sede del Museo

È stato pubblicato il primo numero della ‘Collana di Studi Storici ed Archeologici’ promossa dalla Associazione Amici del Castello Aragonese: “ Cronache da un Museo in Guerra ( Taranto 1939 – 1949)”, di Angelo Conte, Scorpione Editrice di Taranto. Il volume sarà presentato il prossimo 25 ottobre alle ore 18,00 al Castello Aragonese. Con la fondazione di questa collana di studi, che annovera nel comitato scientifico di redazione alcuni dei maggiori esponenti della cultura storica ed archeologica italiana, l’associazione Amici del Castello Aragonese, nata per supportare la ricerca archeoloxgica e le attività di valorizzazione, manutenzione e restauro del Castello Aragonese, accentua la sua vocazione culturale per contribuire, in stretta collaborazione con la Marina Militare, il Comune di Taranto, ed altri Enti e associazioni territoriali, a fare del Castello un centro di irradiazione di attività per la promozione culturale ed economica della città.

Il merito di aver aperto il Castello alla fruizione della città , e di aver avviato e poi sostenuto gli studi storici ed archeologici ormai da un ventennio, spetta al’Ammiraglio Francesco Ricci, nume tutelare dell’antico maniero, e a quanti si sono succeduti alla guida del Comando Marittimo Sud, in ultimo l’ammiraglio Salvatore Vitiello che sta dando un decisivo impulso alla collaborazione e alla apertura verso la città. Il libro è arricchito da tre prefazioni redatte da Giovangualberto Carducci, Presidente della Società di Storia Patria, da Vittorio De Marco, Ordinario di Storia contemporanea alla Università del Salento, da Emanuele Greco, Direttore Emerito della Scuola Archeologica Italiana ad Atene. Segue prima del testo una specifica dedica che Angelo Conte a voluto rivolgere ad Argadio Campi, uomo di intemerata onestà e dedizione al lavoro, vera memoria storica delle vicende del Museo a cavallo della seconda guerra mondiale: assunto nel 1934 come semplice operaio avventizio, seppe conquistare la fiducia del direttore del Museo Ciro Drago, di cui divenne il braccio destro e segretario particolare. Durante la guerra Ciro Drago gli affidò il trasporto dei più preziosi reperti nei depositi rifugio di Cassano Murge e Castel del Monte.

Gli ori, sigillati in due casse, vennero invece depositati nei sotterranei della Banca Commerciale di Parma. Tra giugno 1940 e marzo 1943 furono 196 le casse spedite in luoghi sicuri, lontani dalle vie di comunicazione, e , si sperava , lontani dai teatri di guerra. Questo non poté evitare che un reparto di soldati tedeschi in fuga arrivasse a Castel del Monte. Disarmati i carabinieri di guardia i soldati aprirono alcune casse sospettando che potessero nascondere armi, trovarono reperti magno greci e libri. Avrebbero potuto far saltare tutto insieme al Castello, ma il loro comandante, evidentemente una persona colta, forse anche in considerazione che il castello fosse stato edificato dal grande Federico II, un “tedesco” , volle lasciare tutto intatto. Eguale sorte minacciò gli ori , quando nel dicembre 1944 si presentò nella sede della Banca Commerciale di Parma l’archeologo Renato Bartoccini, a reclamare, con l’autorità di ispettore Centrale del Ministero R.S.I., la consegna delle due casse. Il Bartoccini che era stato direttore del Museo di Taranto negli anni 1933-34, di fronte al diniego del direttore della banca, che adduceva la scusa di non poter consegnare le casse senza una autorizzazione della Direzione Centrale della stessa banca, non insistette più di tanto, eppure poteva rivestirsi di autorità.

Evidentemente pur avendo aderito alla R.S.I. si rendeva conto che l’esecuzione del suo ordine avrebbe portato alla irreparabile dispersione di quello straordinario tesoro archeologico. Stessa condiscendenza ebbero successivamente gli ufficiali giudiziari inviati dal Ministero. Si tergiversava evidentemente nella consapevolezza che la guerra era persa, nessuno voleva assumersi la responsabilità della perdita degli ori. Con lo sbarco delle forze anglo-americane nel luglio 1943, malgrado l’armistizio e l’alleanza militare, anche Taranto venne occupata dalle truppe inglesi, che senza tanti riguardi requisirono i locali del Museo, dove venne installato un caffè-ristorante, una mescita di vini per la truppa, una latrina nel cortile interno. Angelo Conte per ricostruire questa storia ha utilizzato fonti di archivio, soprattutto carteggi tra i vari uffici ministeriali, memorie familiari, pubblicazioni di storia patria. Ha utilizzato anche le memorie di Argadio Campi, che in diversi incontri volle affidargli i ricordi della sua vita vissuta nel Museo. Il lungo racconto dei provvedimenti a tutela delle collezioni del museo offre lo spunto all’autore per fornirci uno spaccato della società tarantina dal 1936 al 1952. Un lungo capitolo viene dedicato alle vicende belliche, ai bombardamenti di una città che fino alla tragica notte dell’undici novembre 1940 si era illusa di essere una fortezza inespugnabile.

Accanto a Ciro Drago, personaggio principale della storia, agiscono dirigenti ministeriali, professionisti, custodi, restauratori, autorità civili e militari, personaggi politici. Le vicende professionali, politiche, personali, e finanche sentimentali di Drago , narrate con dovizia di particolari, spesso inediti, rendono il libro di Angelo Conte una novità assoluta nella storiografia del periodo, che pur ha avuto contributi notevoli; basti pensare agli scritti di Roberto Nistri e Pinuccio Stea riferiti allo stesso arco temporale. Conte si muove con la leggerezza del narratore, in un terreno a lui congeniale, perchè per passione e competenza ha dedicato al Museo di Taranto e alla archeologia, una attenzione costante e lunghi anni di studio.

Lucio Pierri
Presidente della Associazione Amici del Castello Aragonese

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