08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

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“Il dolore negli infernali versi”: Dante secondo Baldi

foto di Nicola Baldi
Nicola Baldi

Ho letto con grande interesse il saggio “Il dolore negli infernali versi” di Nicola Baldi pubblicato sul n. 14 (2020) de I quaderni dell’Arengo, la prestigiosa rivista del Centro studi di Italianistica di Taranto presieduto da Paolo De Stefano edita da Scorpione dedicato a Dante nel 700° anniversario della morte. Devo dire che per me non è stata una sorpresa. Conosco Nicola Baldi da molto tempo, mi onoro di essergli amico, so che è un grande cardiologo già primario di Cardiologia all’Ospedale SS. Annunziata ma soprattutto so che è un cultore di belle lettere, che ama la poesia e soprattutto che è un lettore attento come pochi della Commedia di Dante.

So anche che con la Commedia ha un approccio inusuale, non solo letterario ma anche scientifico. Avevo letto altre cose del genere firmate da Baldi e le ho sempre apprezzate per la loro puntualità ma questa ultima sua lettura dantesca mi ha davvero intrigato. Ovviamente io la Commedia l’ho insegnata ai miei allievi degli istituti superiori nel corso dei quaranta anni della mia carriera di insegnante ma di essa ho sempre loro proposto la letteratura che c’è dietro, la poesia, il milieu storico in cui nasce, ne ho sempre illustrato personaggi e atmosfere. Io sono un sostenitore dell’idea che i versi non vanno spiegati e appesantiti con spiegazioni allotrie che ne fanno perdere l’armonia. Per questa ragione, dopo aver fornito le notizie minime di carattere storico, politico, di costume legate alla sua composizione, ho sempre invitato i miei allievi a leggere solo e soltanto il verso di Dante per coglierne e gustarne il verso e l’armonia che lo circonda.

Mi sono affacciato anche al racconto della cosmogonia dantesca, ovviamente indispensabile per capire significati, metafore e analogie e mi sono anche spinto su un terreno a me non proprio congeniale, quello della matematica, della fisica, dell’alchimia e dell’astronomia. Ma mai mi era venuta in mente una possibile lettura del verso di Dante attraverso riferimenti legati alla medicina, alla biologia, all’anatomia e alla cardiologia. Baldi fa esattamente questo e per questa ragione considero questa inusuale ed inconsueta lettura dell’Inferno una scoperta, almeno per me. Baldi legge la Commedia, della quale dimostra essere un profondo conoscitore, attraverso le sue conoscenze dell’ars medica nella quale è ovviamente un maestro.

Ma fa di più non si limita a chiosare i versi nei quali Dante fa riferimenti alla medicina ma si sofferma e analizza minuziosamente un aspetto specifico della medicina, quello del dolore nelle sue sue manifestazioni fisiche e spirituali. D’altro canto forse che l’Inferno non è il regno dell’”etterno dolore”. Il risultato è che quella di Baldi è una lettura inedita e originale del testo dantesco che intriga perché presenta la Commedia in un’ottica completamente nuova e finora mai esplorata. Baldi premette una classificazione semantica del dolore descrivendone le diverse nature e le diverse manifestazioni: biologiche-corporali, psicologiche, filosofiche, teologiche e morali. Dopo aver descritto la fisiologia del dolore, da come nasce, dove nasce e come si manifesta, procede ad una classificazione del dolore sulla base degli studi e dei criteri del M.G.P.Q.-Mc Gill Pain Questionnaire dal nome dell’Università di Montreal proposto nel 1975 e costituito da 78 aggettivi che descrivono in maniera puntuale ed esaustiva le caratteristiche del dolore.

I 78 descrittori sono ripartiti in 20 raggruppamenti ognuno dei quali contiene diversi termini di qualità del dolore: dolore pulsante o battente, lancinante, tagliente, crampiforme, stritolante, scottante, bruciante, pauroso, estenuante, crudele, feroce ecc. La caratteristica che accomuna il “Il dolore negli infernali versi” e lo rende ancor più terribile è il fatto che il dolore infernale è eterno, senza pause, interminabile e senza fine, “l’etterno dolore” appunto come all’inizio del Canto III versi 1-3 recita la scritta posta davanti all’ingresso

“Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente”

***

Lasciate ogni speranza voi ch’intrate

E più avanti come ribadisce Caronte alle

“anime prave”
Non isperate mai veder lo cielo

In questi versi c’è tutta la perentorietà e la

irrisarcibilità della pena e del dolore.

I primi dannati in cui Dante si imbatte sono gli ignavi. Queste anime sotto un cielo senza stelle corrono nudi punti da vespe e da mosconi inseguendo una bandiera senza insegna e il sangue che sgorga dalle loro ferite frammisto alle loro lacrime viene raccolto da immondi vermi.

Baldi ci dà un primo esempio della corrispondenza tra questa rappresentazione del dolore raffigurato nel poema dantesco e la classificazione che ne fa il moderno M.G.P.Q.: dolore sensoriale “pungente” del 3° gruppo e “perforante” descritto nel 17° gruppo. E’ come se Dante avesse letto la classificazione dell’Università di Montreal. Ecco la grande modernità del divino poeta. Più avanti nel III cerchio Dante e Virgilio si imbattono negli incontinenti colpevoli del peccato di gola. Qui per contrappasso i dannati sono afflitti da una incessante pioggia frammista a neve, grandine e acqua sporca, pena resa ancor più dolorosa dai latrati di Cerbero “Cerbero fiera crudele e diversa, con tre gole caninamente latra” …..graffia li spirti, ed iscoia ed isquarta”.

Baldi annota “Precisa e potente rappresentazione di tre tipologie di dolore spacca, strappa, e raschia che vengono così denominati nel 10° gruppo (spezza e raschia) e nel 18° gruppo (strappa) del M.G.P.Q.” Ma il dolore di cui parla Baldi e che è rappresentato nella Commedia non è solo fisico o legato alla sofferenza del corpo ma è anche dolore e sofferenza dell’anima. Nel secondo cerchio Dante incontra i lussuriosi e fra questi nel V canto racconta il suo incontro con Paolo Malatesta e Francesca da Polenta. Travolti dalla passione amorosa in vita Paolo e Francesca vengono travolti da una tempesta e da un uragano che mai si acquetano “…La bufera infernal, che mai non resta, mena li spirti con la sua rapina; voltando e percotendo li molesta…” Questa è la pena fisica inflitta per contrappasso ai lussuriosi riconducibile alla categoria di dolore “stancante “ e “spossante” descritto dall’11 Gruppo dell’M.G.P.Q. Ma quella che Dante ci racconta dei due amanti è pena non solo del corpo. Essa è una pena ancor peggiore perché è pena dell’anima “..

E quella a me: “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria, e ciò sa ‘l tuo dottore…” Parole di Francesca di profondo dolore interiore a cui fa da contrappunto il pianto sommesso e silenzioso di Paolo, manifestazione massima di sofferenza intima e profonda. E Baldi chiosa “Le lacrime sono l’espressione dell’affectus animi considerate, secondo Isidoro di Siviglia, il prodotto di una lacerazione della mente (lacrimas quidam a laceratione mentis putant dictas”. Il saggio di Nicola Baldi continua con una lettura minuziosa della prima cantica raffrontata con i riscontri puntuali e precisi riferiti dal M.G.P.Q. che ci fanno vedere l’inferno dantesco in un’ottica diversa e moderna, oserei dire contemporanea tenuto conto che dal Medio Evo fino ai nostri giorni le definizioni del dolore non è che abbiano conosciuto nuovi e importanti percorsi.

Con questo saggio Baldi dimostra una conoscenza approfondita della Commedia ed una sensibilità artistica e poetica di grande spessore che conferma una convinzione che ho avuto da sempre. Quando la poesia incontra la scienza si verifica un corto circuito “felix” che apre vie nuove e originali, percorsi di lettura assolutamente inediti, acquisizione di nuove conoscenze. Quando il lettore di poesia non è un letterato di professione ma uno che per formazione, cultura e professione appartiene ad altra branca del sapere umano quella lettura diventa altro ed ha un quid in più. Come non ricordare il nostro concittadino Michele Pierri, medico di professione, primario nel nostro ospedale cittadino, ma anche e soprattutto poeta di altissima sensibilità e uno dei più grandi poeti del ‘900. Baldi nel suo saggio avvicina fino a fonderle due manifestazioni del genio umano, la poesia e la medicina, apparentemente lontanissime e destinate a non incontrarsi mai e dimostra invece che in Dante esse sono molto più vicine di quanto si pensi fino ad identificarsi molto più di quanto non ci si aspetti. Questa è la grande modernità e, oserei dire, la grande contemporaneità di Dante. Per questo il saggio di Baldi è intrigante e va letto.

Mario Guadagnolo

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