Crisi Leonardo, Cisl e Cgil accusano lo Stato | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

Cronaca News

Crisi Leonardo, Cisl e Cgil accusano lo Stato

foto Lo stabilimento Leonardo di Grottaglie
Lo stabilimento Leonardo di Grottaglie

Sulla Leonardo di Grottaglie intervengono Gianfranco Solazzo, segretario generale Cisl Taranto Brindisi e Paolo Peluso segretario generale della Cgil Taranto. Solazzo stigmatizza l’atteggiamento dello Stato che sottoscrive accordi con aziende straniere dimenticando quelle italiane del settore. «Notizie di stampa riportano la firma di un memorandum tra Ita Airways ed Airbus per l’acquisto di 28 aeromobili (circa 1,5 miliardi di euro) e di un accordo intervenuto con la società Air Lease Corporation per la fornitura in leasing di altri 31 velivoli di nuova generazione, con la previsione di acquistare sempre in leasing, complessivamente ben 56 aerei Airbus.

Tutto ciò accade nonostante l’importante presenza di analoghe aziende di eccellenza e leader europee del settore, presenti in Puglia, come la Leonardo a Grottaglie e il Gruppo Dema a Brindisi, le stesse vertenze in cui da tempo, come Cisl e Fim Cisl, denunciamo la crisi produttiva ed occupazionale che coinvolge anche i rispettivi sistemi appalto e indotto». «Riteniamo continua Solazzo – che qualsiasi operazione commerciale realizzata da società partecipate dallo Stato debba, obbligatoriamente, esercitare responsabilità sociale d’impresa, capace di implementare l’economia e l’occupazione nei territori. Illuminanti le parole dell’arcivescovo Filippo Santoro: “Il profitto fine a se stesso, lo sfruttamento legato all’assenza del lavoro, chiedono risposte da ognuno di noi”. Pensiamo anche noi che il lavoro debba essere considerato un’emergenza sociale dei nostri territori, al pari di quella ambientale, due facce della stessa medaglia, meritevoli di maggiore attenzione istituzionale e politica a tutti i livelli». Sempre sulla crisi del sito grottagliese Leonardo interviene Peluso critico nei confronti dello Stato.

«La crisi di Leonardo a Grottaglie va letta nell’ambito di una complessità che non riguarda solo il mercato in fase o post pandemia. E’ una condizione di recessione che va analizzata cogliendo anche il rischio di un totale disinteresse per il sito di Grottaglie anche in funzione di un possibile ridimensionamento totale delle commesse collegate alla costruzione delle parti di fusoliera del Boeing 787». Dopo un coordinamento che ha riguardato le categorie della Fiom e della Filcams con i loro segretari generali Giuseppe Romano e Paola Fresi e i delegati e rsu dell’intero gruppo, Peluso ricorda che il governatore Emiliano «ha già chiesto un intervento più incisivo da parte del Governo proprio in seguito all’incontro con Fim, Fiom e Uilm, ma la crisi sembra più dura non solo per le condizioni di incertezza dei lavoratori, determinate da un piano industriale che già dal 2022 promette lacrime e sangue, ma perché – dice Peluso – a Grottaglie si rischia di pagare il prezzo più alto di una crisi che guarda caso non riguarda altre aziende del gruppo. Colpa della mono-commessa per qualcuno ma il sindacato non ci sta. Un’azienda come Leonardo non può fare spallucce se ci sono perplessità sulla commessa che inizialmente prevedeva la costruzione, a Grottaglie, di ben 1400 fusoliere del Boeing 787, la multinazionale deve sapere andare oltre.

Lo si deve ai 1300 lavoratori diretti e a centinaia dell’appalto metalmeccanico e multiservizi, ma anche a un territorio dove a quell’insediamento industriale si guardava con speranza anche in virtù della forte spinta innovativa e tecnologica e alla produzione sostenibile. In bilico – avverte Peluso – sembrano i destini dei lavoratori della Leonardo Logistic, dell’Axist, della Tecnoplanth, della Siram Veolia, della TSM, ma anche quelli degli addetti alle mense e alle pulizie civili e industriali».

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