08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca News

«Piano industriale ex Ilva, lo Stato deve coinvolgerci»

foto di Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl a Taranto
Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl a Taranto

Un appello per Taranto e Grottaglie lanciato da Taranto. Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl, giovedì 21 ottobre è stato impegnato nel capoluogo ionico su un doppio fronte. La mattina, appena arrivato, in un incontro con i delegati di Taranto e Brindisi, «un ritorno alla normalità», come hanno sottolineato alcuni sindacalisti presenti alla Cittadella delle imprese.

E per la Settimana sociale del cattolici italiani su lavoro, economia e ambiente, «molto opportuno e significativo che si discuta di questi tempi a Taranto», ha detto lo stesso leader nazionale della Fim. Benaglia ha chiamato in causa il Governo per le vertenze dell’ex Ilva e del sito di Grottaglie di Leonardo. Crisi che si trascinano ormai da tempo, da anni nel caso del Siderurgico. Benaglia ha spiegato di aver apprezzato le dichiarazioni critiche del ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti che ha “bacchettato” Arcelor Mittal accusandolo di essersi finanziato pagando in ritardo le aziende terze. «La situazione dell’indotto testimonia come la gestione aziendale è molto carente. C’è un sindacato che si fa carico di tante situazioni, spesso diverse, perché i lavoratori sono pagati meno ma l’azienda – ha detto riferendosi ad Arcelor Mittal – scarica sull’appalto e sull’indotto troppe criticità».

Ma al Mise e al Governo il sindacalista ha chiesto interventi risolutivi: «Il ritorno dello Stato nella siderurgia, attraverso Acciaierie d’Italia, non era un matrimonio facile, questo lo sapevamo sin dall’inizio, per la necessità di trovare dei diversi equilibri. Ma noi come sindacati non possiamo stare troppo col fiato sospeso su questa vertenza. E’ giusto lasciare il tempo ai nuovi amministratori per elaborare un piano industriale ma ancora per questo 2021 la situazione va avanti più per inerzia che per progettualità. Sappiamo che la conversione di investimenti ambientalmente sostenibili, che valutiamo positivamente, richiede scelte e tecnologie importanti però ribadiamo al Governo che le cose non possono andare avanti nel vuoto attuale. Abbiamo chiesto una convocazione, abbiamo chiesto di essere coinvolti. Giorgetti è stato bravo anche nel dire che il Governo è pronto a dare risorse per una legge di bilancio nella quale si guardi alle soluzioni tecnologiche. Ma non basta. Diciamo al ministro Giorgetti che è altrettanto importante mettere risorse per dare soluzioni ai lavoratori perché non è che loro fanno il piano industriale, discutono fra loro, Stato e Arcelor Mittal e poi il conto lo presentano al sindacato magari con soluzioni occupazionali deboli da questo punto di vista. Ok la transizione ecologica deve essere anche socialmente sostenibile.

La vertenza dell’ex Ilva diventerà la prima vertenza che affronterà la decarbonizzazione, prima ancora di Stellantis e di altri gruppi. E’ chiaro che le tecnologie nuove richiedono un diverso apporto di occupazione e, poiché ci occupiamo di lavoro, il lavoro non può essere trattato solo all’ultimo momento come un conto da pagare». Dopo le parole di apprezzamento e l’appello Benaglia ha lanciato una frecciata. «Ribadiamo al Governo che vogliamo essere chiamati prima e non a piano industriale già deciso. Il 10 dicembre – ha fatto notare il segretario generale della Fim Cisl – sarà trascorso un anno dalla firma dell’accordo che ha previsto l’ingresso dello Stato. Accordo che a noi non è stato spiegato in tutti i dettagli e che noi stiamo gestendo con grande responsabilità perché non vogliamo bruciare la situazione ma è ora che il Governo, prima di definire il nuovo piano industriale, ci chiami e ci dica un anno dopo come si va avanti con un futuro strategico, non trimestre per trimestre».

Il timore della Fim Cisl è che la definizione del piano industriale senza il sindacato possa presentare anche un conto salato da “pagare” in termini di esuberi. «Ovviamente noi siamo per la salvaguardia dell’occupazione e non ci dimentichiamo dei lavoratori di Ilva in as. Vanno trovate soluzioni e vanno date garanzie. Non possiamo dire ai lavoratori vai al centro per l’impiego di Taranto e qualcosa capiterà. Inoltre – ha aggiunto Benaglia – in Acciaierie d’Italia va trovato un equilibrio fra socio pubblico e socio privato. Giorgetti aveva detto che voleva arrivare prima possibile al 60% e credo che la scadenza di maggio 2022 vada rispettata». Gli stop and go di alcuni impianti, negli ultimi tempi Afo 1 e Afo 4, sono stati interpretati come un campanello di allarme. «Questo è uno stabilimento in cui i temi della sicurezza devono essere una priorità nella gestione di turni e impianti. Ci sono state delle fermate per motivi tecnologici che non vanno bene – ha sottolineato Benaglia – perché non danno il segnale che lo stabilimento produce come deve produrre. Non dimentichiamoci che in questo momento c’è una notevole domanda di acciaio e Taranto potrebbe soddisfare molti più clienti e far lavorare un numero maggiore di persone e occupare di più. I problemi possono capitare ma noi vogliamo vedere che questa ultima parte dell’anno porti ad un aumento della turnistica e delle tonnellate di acciaio prodotte. Questi sono i criteri con cui misureremo l’efficienza aziendale».

Dall’ex Ilva a un’altra realtà industriale importante del territorio, la Leonardo di Grottaglie. «Come Fim, Fiom e Uilm, nell’ambito degli accordi vigenti, abbiamo chiesto al gruppo Leonardo la convocazione dell’Osservatorio strategico perché non vogliamo vedere procedure di cassa integrazione che stiamo discutendo, a partire da Grottaglie, con grande responsabilità. Vogliamo vedere per filiere importanti, come elettronica, sistemi di difesa e aerostrutture, al di là di quello che ci hanno raccontato per il prossimo anno, quali sono le strategie del gruppo. Vogliamo discutere di strategie e poi di occupazione. Dire ai lavoratori c’è la cassa integrazione non è accettabile. I lavoratori hanno sopportato una croce eccessiva. Il Governo deve mettere in campo soluzioni per il lavoro, investimenti che creino occupazione. Soltanto così possiamo gestire una vertenza così complessa».

Annalisa Latartara

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