08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

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L’arresto dell’Arcivescovo Giuseppe Capecelatro

foto di Arcivescovo Giuseppe Capecelatro
Arcivescovo Giuseppe Capecelatro

Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, questa settimana incentra il suo intervento sull’arresto dell’Arcivescovo Capecelatro e sulla frutta autunnale. Questi i santi della settimana: Antonio Maria Claret, Crispino e Crispiniano, Cedda, Evaristo, Giuda e Simone, Narciso, Alfredo il Grande, Onorato di Vercelli, Saturnino, patrono di Cagliari e Angelo d’Acri.

Per quanto attiene San Crispino e Crispiniano ricordiamo che erano due calzolai e per questo sono i protettori di questa categoria. Sant’Evaristo fu il quinto Papa ed è sepolto accanto alla tomba di San Pietro. San Giuda Taddeo fu apostolo ma non si deve confondere con Giuda il traditore. Sia lui che San Simone furono cugini di Gesù. In Via Duomo la ex Chiesa della Madonna della Scala originariamente fu intitolata a questi due santi. San Narciso viene ricordato perché fu vescovo e a 116 anni ancora governava la sua comunità.

Questa settimana la Chiesa cattolica ricorda la Madonna sotto i titoli di: Madonna della Scaletta, della Pace, della Luce, del Loggione, degli Agonizzanti e della Salute nel cui santuario i festeggiamenti si svolgono normalmente la quarta domenica di ottobre, ma quest’anno coincide con la conclusione del convegno nazionale che si tiene a Taranto a cura dell’Arcidiocesi e della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre la Madonna viene venerata come Madonna della Luce, del Loggione e degli Agonizzanti. Questi i detti della settimana: “E’ più vicino il dente del parente”, “Deve nascere chi deve servire Cristo”, “Chi mangia salato, deve andare all’acqua”, “Occhio che non vede, cuore che non schiatta”, “Lenzuola calde danno zuppa fredda”, “La coda è la più forte e la più lunga da scorticare”. Questa settimana al centro delle effemeridi di Giuseppe Cravero si trova la data del 24 ottobre 1799 quando fu arrestato l’arcivescovo di Taranto mons. Capecelatro per le sue idee liberali. In seguito fu scarcerato ma non fece più ritorno a Taranto e morì a Napoli all’età di 92 anni ed è sepolto, sempre a Napoli, nella Chiesa di San Pasquale a Chiaia dove visse a lungo, morì ed è sepolto il santo tarantino francescano Egidio. Bellissima era la sua villa che Capecelatro si fece costruire nel 1796 dove oggi si trova l’Ospedale Militare e che rimase in piedi fino al 1883.

Il 25 ottobre 1906 Vittorio Emanuele III inaugurò ufficialmente il Museo Nazionale di Taranto su progetto dell’architetto Guglielmo Calderini. Queste le effemeridi di Fornaro: il 30 ottobre 1946 viene inaugurato a Taranto l’Archivio di Stato che trova ospitalità nel Palazzo del Governo. Nel 1958 si trasferisce nella sede del Provveditorato agli Studi di via Di Palma e dopo qualche anno troverà definitiva sistemazione nei locali del Palazzo di via Di Palma 1.

Il 25 ottobre 1983 nasce per volere di Mons. Motolese la Cittadella della Carità al Quartiere Paolo VI. Il 28 ottobre 1932 viene inaugurata ufficialmente la Rotonda del Lungomare. L’ultima parte della rubrica di questa settimana Fornaro la dedica alla frutta autunnale, cominciando dalle castagne e ricordando la vecchietta che le vendeva agli angoli delle strade e le conservava in coperte di lana per non farle raffreddare. Altra frutta autunnale erano le castagne secche chiamate ‘pestidde’ che molti cucinavano cotte perché erano particolarmente apprezzate dalle persone anziane. Fornaro ricorda anche che nel Museo Nazionale di Taranto ci sono delle zucche fittili del Terzo Secolo a.C. a dimostrazione di come queste venissero tenute in considerazione fin dall’antichità dalle nostre parti. Fornaro ricorda due proverbi tarantini riferiti alle castagne: il primo dice che “la donna è come la castagna, che sembra buona da fuori ma da dentro è fradicia”.

L’altro così recita: “è stato preso in castagna” per indicare una persona che è stata colta sul fatto. A Taranto è molto consumata anche la mela cotogna e l’espressione: “tieni la faccia di un cotogno” sta ad indicare un volto particolarmente adirato. Molto ricercati anche i cachi tarantini che nella lingua locale si chiamano “pigghiancule”, ma Fornaro aggiunge che con questo ultimo termine si indica anche un ragazzo vivace e burlone, ma era anche un soprannome della Taranto di ieri. Infine Fornaro ricorda che nel 1964 per la Festa dell’Uva il fruttivendolo Lillino Simonetti, che aveva la bottega di frutta e verdura tra via Di Palma e via Duca degli Abruzzi, sbalordì la cittadinanza perché tappezzò le pareti del suo esercizio commerciale soltanto all’esterno con trenta quintali di uva. I tarantini fecero al bravo Simonetti una grande festa e lo continuarono a chiamare con il suo soprannome che era quello di “mustazziedde”.

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