Quale televisione abbiamo in Italia? | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 11:48:00

Cultura News

Quale televisione abbiamo in Italia?

foto di Tv digitale
Tv digitale

Caro direttore,
dal 20 ottobre nuovi interventi migliorativi sono necessari per un’altra televisione che costerà agli italiani nuovi pagamenti, nuovi esborsi per un’altra “visione” che si dice migliorerà “campus”, “colore” e “personaggi”. Ma da più parti mi dicono: quale televisione abbiamo in Italia? È l’interrogativo che prende tanti italiani, i tanti che hanno ancora a cuore una determinata educazione, non solo familiare per i loro figli, ma costruttiva di valori morali e culturali, al di là e al di sopra di ogni considerazione progressista anche scientificamente parlando.

Si legga “La società aperta e i suoi nemici” del 1945 del filosofo austriaco-britannico Karl Popper nel quale saggio sosteneva che tanto la radio quanto altro mezzo di comunicazione sarebbero nel tempo diventati elementi di disordine mentale e morale se quei “mezzi” fossero stati intensi come parte di una svilita società, tipica dei consumi e legata alle fazioni politiche. Insomma una società verso il suo nichilismo. Ora, caro direttore, da tempo si assiste ad una dequalificazione del sistema televisivo; ne parlano taluni organi della stampa; non sono soddisfatti i non pochi cittadini, quelli che annualmente pagano il “canone”. Delusi per certi avvilenti spettacoli, male condotti, ancor peggio preparati nel palinsesto, più volte in offesa alla civile convivenza per carica di idiozie.

Ma veramente si devono sovvenzionare: con un pagamento annuale, spettacoli che nulla dicono e a volte, sono anche offensivi del naturale pudore? Si cambia canale, ma tra pubblicità demenziale e provocatoria e infantilismi verbali, lo spettatore rimane stordito oppure umiliato: dico umiliato perché ne va di mezzo il suo rapporto intelligenza – coscienza. Ritorno ad altro qualificato saggio culturale: è del prof. Mario Sansone, maestro della letteratura italiana, che aveva scritto sulla “Cultura” e che fece parte di un volume a più voci dal titolo “Dieci anni dopo”, pubblicato da Laterza di Bari (1945-1955) un saggio avveniristico.

Ebbene il prof. Sansone aveva avvertito il lettore e lo spettatore futuro della forza, a volte deteriore, che il mezzo di comunicazione poteva avere sul costume degli italiani. Poteva educare o diseducare con una potenza assai superiore ad ogni altra istituzione educativa italiana famiglia e scuola comprese. Il martellamento televisivo, privo di ogni senso di responsabilità etica, avrebbe disatteso al suo ufficio formativo ed esistenziale. La televisione, poi, se si fosse politicizzata, il che è avvenuto sotto tutti i governi con la ripartizione partitica delle conduzioni o dei canali, avrebbe nel tempo perduto in libertà ed equanimità. Oggi l’influenza politica è un tarlo che rode la nostra televisione; si assiste, a volte, a programmi sottomessi alla volontà politica di questo o quel partito con attori dalle diverse posizioni partitiche e con l’interno dell’Ente lotte intestine per questo o quel comando direzionale. Tutto questo è ormai noto. E potrebbe anche essere un fenomeno di libertà politica se non fosse un fatto di potere e di poltrone. Il che è molto diverso e preoccupante ai fini della stessa autonomia televisiva. Ma ciò che più umilia è la mancanza di trasmissioni, tranne qualche evento o eccezione, culturali. Tutto si trasforma nelle “fictions” gradevoli a volte, ma stucchevoli altre.

E poi la mancanza di programmi musicali culturali ridotti al minimo e a notte inoltrata. Tranne l’inventiva di taluni attori protagonisti, v’è un eclettismo di base che lascia sconcerti. E poi i contratti, i pagamenti, la dispersione del denaro pubblico per fatti modesti o insignificanti. Ecco, caro direttore, lo stato attuale della nostra televisione, che, tranne le dovute eccezioni programmatiche, da tempo rimane scadente in un clima di generale scadimento etico e nazionale; esistenziale e politico. “E io pago” diceva il principe De Curtis, in arte Totò.

Paolo De Stefano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche