28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Cronaca News

Afo 4, i commissari pronti ad una nuova ispezione

foto di L'ex Ilva di Taranto
Una veduta del Siderurgico di Taranto, un tempo Italsider, poi Ilva, poi Arcelor Mittal e oggi Acciaierie d’Italia

L’Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti dello stabilimento siderurgico di Taranto, ha chiesto ad Acciaierie d’Italia informazioni dettagliate, nel più breve tempo possibile, sui problemi dell’altoforno 4 a Taranto. L’impianto, a quanto pare, è fermo dallo scorso 11 ottobre ma Ilva in amministrazione straordinaria non sarebbe stata informata. Al particolare del preavviso sarebbe legato anche un contrasto sorto a giugno 2020 tra Ilva in as e Arcelor Mittal Italia, allora unico gestore della fabbrica (Acciaierie d’Italia, nata dall’accordo fra Invitalia e la multinazionale, è operativa solo dalla scorsa primavera).

L’ispezione programmata a partire dall’1 giugno 2020 da parte di uno staff tecnico fu infatti rinviata di alcuni giorni perchè ArcelorMittal contestò all’epoca il mancato preavviso. Lo staff tecnico il primo giugno 2020 ebbe accesso in direzione ma non agli impianti. Ci fu anche uno scambio di lettere e l’ispezione, con un breve slittamento di tempi, ebbe luogo. Nei giorni scorsi i sindacati, il segretario generale Rocco Palombella e il coordinatore provinciale di Taranto dell’Usb Franco Rizzo hanno dato voce alle ipotesi che da giorni circolavano all’interno del Siderurgico su una lesione al crogiolo dell’Altoforno 4, quindi alla parte più importante. La lesione che pone il serio di rischo di una nuova fermata dell’impianto (a ridosso dell’estate è stato fermato circa 60 giorni per lavori). Nel caso in cui l’ipotesi si trasformasse in realtà, la produzione di ghisa potrebbe verrebbe assicurata solo da due altiforni, l’1 e il 2. Per di più rischierebbe di fermarsi anche l’Acciaieria 1 che in questi ultimi giorni è già stata fermata a seguito dello stop temporaneo di tutti e tre gli altiforni. In quel caso alcuni lavoratori rischierebbero di essere messi in cassa integrazione (peraltro una nuova tornata di cig è scattata a fine settembre per un numero massimo di 3500 addetti).

Un eventuale fermo prolungato dell’Afo 4 metterebbe in discussione l’obiettivo dei 5 milioni di tonnellate di acciaio da produrre nel 2021 per il rilancio dello stabilimento tarantino. Negli ultimi giorni, a quanto parem Acciaierie d’Italia ha richiamato al lavoro tecnici andati in pensione già da alcuni mesi. Forse un ulteriore ricorso a competenze ed esperienza per il funzionamento degli impianti.

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