Risalgono i contagi: Taranto cresce di più | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

Cronaca News

Risalgono i contagi: Taranto cresce di più

Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento epidemiologico
Pier Luigi Lopalco

E’ una risalita dei contagi quella che deve registrarsi in Puglia. E Taranto è quella che cresce di più. Nelle ultime 24 ore in Puglia sono stati effettuati 24.523 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 278 casi positivi e tre decessi. Questa la suddivisione dei contagi per provincia: Bari: 67, Bat: 17, Brindisi: 18, Foggia: 66, Lecce: 37, Taranto: 75. Residenti fuori regione: 0. Provincia in definizione: -2. I casi attualmente positivi sono 2.447; 129 sono le persone ricoverate in area non critica, 18 sono in terapia intensiva. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 4.091.748 test; 271.816 sono i casi positivi; 262.541 sono i pazienti guariti; 6.828 sono le persone decedute. Questa la suddivisione dei contagi per provincia: Bari: 99.334, Bat: 28.381, Brindisi: 21.534, Foggia: 47.961, Lecce: 31.779, Taranto: 41.329. Residenti fuori regione: 1.005. Provincia in definizione: 493.

Non nasconde la sua preoccupazione il sindaco di Ginosa, Vito Parisi. “Il 26 ottobre 2021 si superano i 100 casi di contagio da Covid-19 tra Ginosa e Marina di Ginosa. Sono in contatto costante con il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Taranto e apprendo che non vi sono persone con particolari situazioni di criticità. Ma non voglio nasconderlo: la preoccupazione, comunque, c’è. Come molti sanno, ci sono diverse classi in isolamento fiduciario e si stanno valutando delle specifiche misure per quanto riguarda alcuni istituti scolastici. La situazione ci costringe ad alzare ulteriormente il livello di attenzione nel rispettare tutte le misure anticovid. La maggior parte lo sta già facendo, ma c’è anche chi non ha rispettato la quarantena, è stato denunciato e dovrà risponderne”. Il 22 ottobre i contagi registrati erano 55.

LE PAROLE DI LOPALCO
“I vaccini” anti Covid in Italia “nei frigoriferi ci sono: offriamo la dose di richiamo a tutti coloro che abbiano completato il ciclo vaccinale da più di 6 mesi”. Sul ‘booster’ anti-coronavirus l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, assessore alla Sanità in Puglia, invita a mandare un “messaggio chiaro e comprensibile per chiunque. Senza venir meno al principio della priorità – precisa – che sarebbe rispettato perché si seguirebbe comunque l’ordine utilizzato nella somministrazione delle prime e seconde dosi”. In un intervento su Facebook, che ha intitolato ‘Richiamo per tutti’, lo scienziato scrive così: “Non so se ancora non sia chiaro a tutti”, ma “per uscire dalla emergenza pandemica bisogna vaccinare, vaccinare, vaccinare. Per evitare che la circolazione del virus prenda forza è necessario che una quota sempre maggiore di popolazione presenti un livello sufficiente di immunità per evitare lo stato di portatore e, quindi, di diffusore del virus. Per ottenere questo risultato si può scegliere la via inglese: si vaccina chi vuole e via le misure restrittive finché il sistema sanitario regge”. Così però “il virus riprende forza ed è sotto gli occhi di tutti cosa vuol dire in termini di sofferenza e perdita di vite umane. L’alternativa” alla strada inglese “è accelerare l’immunizzazione attraverso la vaccinazione”.

Per Lopalco, “la strategia da seguire allora è piuttosto semplice”. Primo: “Convincere a vaccinarsi chi ancora non lo abbia fatto. Il Green pass obbligatorio, anche per respirare, credo sia la via più efficace e dai costi più accettabili”. Secondo: “Offrire la dose di richiamo a chi, pur essendo protetto dalla malattia grave grazie a due dosi di vaccino, inizia a presentare un indebolimento della immunità che lo rende potenzialmente suscettibile all’infezione e, di conseguenza, contagioso. Ad oggi – ricorda l’epidemiologo – la dose di richiamo è offerta secondo un criterio di priorità che segue l’andamento delle prime fasi della campagna vaccinale: prima i fragilissimi, poi operatori sanitari e fragili, poi gli over 60, eccetera. Questa impostazione, anche se corretta nel merito, rappresenta comunque una inutile complicazione organizzativa”, osserva lo scienziato-assessore che propone appunto di offrire la dose di richiamo a chiunque abbia completato il ciclo vaccinale da più di 6 mesi”. Un “richiamo va fatto, dunque, a tutti gli italiani – chiosa Lopalco -. Per chi anco ra non si è vaccinato, un richiamo al buon senso e alla coscienza. A tutti gli altri, la vasta bellissima maggioranza silenziosa, un richiamo di vaccino per difendersi ancora meglio e più a lungo”.

SANITARI NON VACCINATI
“Sono in tutto 464 gli operatori sanitari pugliesi non vaccinati delle aziende sanitarie, degli Ircss e dei maggiori ospedali privati convenzionati e 185 i sospesi dal servizio senza stipendio. A nessuno è stata però irrogata la sanzione pecuniaria prevista dalla legge regionale fino a un massimo di 5mila euro, e ciò rappresenta una grave omissione. Ricordo ai Direttori generali che esiste una legge regionale dello scorso febbraio e una legge nazionale approvata nell’aprile successivo, oltre che recenti sentenze del giudice amministrativo che hanno chiuso definitivamente le disquisizioni dottrinali”. Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati, al termine dell’audizione in Commissione Sanità dei direttori generali delle Asl, degli Ircss e delle strutture ospedaliere private convenzionate “Casa sollievo della sofferenza”, “Miulli” e “Panico”, convocata per avere il quadro della situazione vaccinale del personale e degli eventuali provve dimenti presi. “Nella Asl di Bari su una platea di 83 non vaccinati, 63 sono personale sanitario. Per 60 (25 infermieri, 2 medici e altri tra fisioterapisti, logopedisti, etc) sono già stati attuati i provvedimenti di sospensione.

Per gli altri si sta procedendo alla valutazione delle richieste di esenzione. In nessun caso è stata irrogata la sanzione pecuniaria prevista dalla legge regionale. Nella Asl Bat i non vaccinati sono 37. Di questi sono stati già sospesi 21 operatori sanitari, tra i quali 12 infermieri, 4 medici, un farmacista e poi ostetriche, oss e un ausiliario. Anche in questo caso nessuna sanzione pecuniaria. La Asl di Lecce conta 131 non vaccinati, suddivisi tra 95 infermieri, 15 medici, un farmacista, 3 psicologi, e poi tecnici di laboratorio, ostetriche, assistenti sociali, operatori amministrativi. Ad oggi non sono stati notificati i provvedimenti di sospensione e quindi neanche la sanzione pecuniaria. Nella Asl di Foggia, i non vaccinati sono 22, di cui 20 sono operatori sanitari. Solo in due (un infermiere e un addetto al comparto) sono stati sospesi. Asl di Taranto: 74 non vaccinati e 64 tutti sospesi. Ma nessuna sanzione pecuniaria. La Asl di Brindisi: 33 non vaccinati, 18 provvedimenti di sospensione. Nessuna sanzione pecuniaria.

Dal Policlinico di Bari è stato riferito in Commissione che vi sono, nella platea di dipendenti, 89 non vaccinati di cui 46 operatori sanitari. Non si è proceduto, ci hanno spiegato, alla sospensione perché dalla Asl non hanno inviato l’elenco che consentisse loro di poter valutare eventuali esenzioni sì da evitare di emanare provvedimenti che sarebbero ovviamente impugnabili. Ma dalla Asl di Bari hanno immediatamente inviato la lettera che attesta invece l’invio di quell’elenco. Situazione al Miulli di Acquaviva delle Fonti: 26 dipendenti non vaccinati. Di essi, 6 sono assenti per maternità, per gli altri 20 (uno psicologo, 3 ostetriche, 14 infermieri, un centralinista, un operatore di cucina) è scattata la sospensione. Ma nessuna sanzione pecuniaria. La foggiana “Casa sollievo della sofferenza” ha fatto sapere che su 2713 unità sono stati vaccinati in 2654. I 49 non vaccinati (sia i 5 non sanitari che gli altri, tra infermieri, biologi, tecnici di gas medicale, medici, oss e ostetriche) è stato possibile ricollocarli ad altre funzioni.

Nessuna sospensione né sanzione pecuniaria. In ultimo, tra le strutture private convenzionate, il “Panico” di Tricase: 21 non vaccinati, di cui 16 del personale sanitario (un medico, 2 biologi, 2 fisioterapisti, 8 infermieri, un tecnico di laboratorio e 2 oss) e 5 non sanitari. Il tecnico di laboratorio risulta essersi autosospeso, nessun procedimento di sanzione chiuso per gli altri. Ricordo a tutti i Direttori generali che l’applicazione delle norme rientra tra i loro obblighi primari, soprattutto quando si tratta di tutelare la salute di persone che entrano negli ospedali per curarsi non per essere contagiati”.

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