Processo per la morte all'ex Ilva, chiesta la nullità della perizia | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 11:48:00

Cronaca News

Processo per la morte all’ex Ilva, chiesta la nullità della perizia

foto di Un altoforno ex Ilva
Un altoforno ex Ilva

L’inchiesta della Procura di Potenza sui rapporti gestione commissariale Ilva e Procura di Taranto negli anni 2015- 2018, appena conclusa, ha avuto delle ripercussioni sul processo per l’infortunio mortale in cui ha perso la vita l’operaio Giacomo Campo, il 17 settembre del 2016 all’Altoforno 4 dell’Ilva di Taranto. Il difensore di uno dei nove imputati nel processo che si celebra davanti al giudice monocratico del Tribunale di Taranto, avvocato Michele Rossetti, nel corso dell’udienza di mercoledì, ha eccepito la nullità della perizia tecnica dell’ingegnere e professore universitario Massimo Sorli sulla morte dell’operaio alla luce di quanto emerso dall’inchiesta conclusa dalla Procura di Potenza che nei giorni scorsi ha chiuso il cerchio su dodici indagati, inviando l’avviso di conclusione delle indagini. Secondo il legale, che assiste un capo squadra dell’azienda dell’appalto per la quale lavorava la vittima dell’incidente, il tecnico nominato aveva una situazione di incompatibilità in quanto, da quanto emerge dalle carte dell’inchiesta potentina, il suo nome è stato proposto da una consulente ambientale Ilva, la professoressa Zanetti. E, inoltre, è arrivato a Taranto con un biglietto di aereo pagato da un soggetto ritenuto un prestanome dell’avvocato Amara.

Questo è, in sintesi, quanto riferito da testimoni e indagati nel corso dell’inchiesta di Potenza. L’avv. Rossetti, inoltre, ha contestato le dichiarazioni del consulente che al momento della nomina da parte dei magistrati inquirenti ha sostenuto di non avere situazioni di inconciliabilità. L’ingegnere Sorli sulla vicenda oggetto di indagine nel capoluogo lucano ha fornito la sua versione dei fatti, per chiarire alcuni aspetti relativi alla sua nomina. Per questo si è presentato spontaneamente in Procura a Potenza dove è stato interrogato dal procuratore Francesco Curcio. Da quanto si legge nell’ordinanza emessa a carico dell’ex commissario Enrico Laghi, Sorli ha anche consegnato un paio di mail della sua collega che lo ha contattato. La professoressa Zanetti ha scritto al Sorli: “Allora Max: tu sei consulente della Procura. Ti mandano una mail con i dettagli di viaggio e domani viene a prenderti una macchina della Procura, Nicoletti è consulente dei commissari Ilva per cui è meglio che non lo chiami al cell. Dovrai raccogliere gli elementi principali dell’incidente e decidere in breve tempo sul dissequestro degli impianti”. In un’altra mail, la consulente ha spiegato all’ingegnere la particolare situazione del Siderurgico: “… Oggi per Ilva è un momento delicato poiché si sta cercando di vendere lo stabilimento. La vendita è condizione necessaria perché lo stabilimento sopravviva. Ci sono due potenziali acquirenti. Occorre che non si spaventino – si legge nella mail consegnata dallo stesso Sorli – in seguito alle conseguenze dell’incidente. A tal scopo l’interesse di Ilva, Governo e Procura è di fare ripartire la produzione il più presto possibile…”

Poco dopo la Zanetti ha invitato Sorli ad essere prudente: “Mi raccomando ascolta e parla poco, fidati solo di chi conosci bene. Il contesto tarantino è davvero particolare”. L’Ilva in a.s. gestita dai commissari, quindi, sperava in un tempestivo dissequestro. Lo ha ammesso davanti ai magistrati di Potenza il consulente dei commissari e braccio destro di Laghi, Nicola Nicoletti. “C’era un rischio effettivo. Cioè, se non si fosse intervenuti con tempestività, c’era un problema di rischio ambientale, perché c’era un problema di emissioni di gas, perché gli altiforni devono avere recupero dei gas. Se non funz… perché lo stabilimento di Taranto funzionava soltanto con due altiforni, perché l’altro era in manutenzione. Il famoso Afo2 era in manutenzione, e quindi se non ripartiva l’Afo4, c’era un problema proprio di stabilità dello stabilimento. Questa era l’urgenza”. L’urgenza di procedere agli accertamenti viene evidenziata anche nel verbale di conferimento dell’incarico firmato dai magistrati inquirenti della Procura di Taranto. Verbale datato 18 settembre, il giorno successivo l’incidente. Adesso, però, sulla scorta dei fatti di Potenza, quella perizia su Afo4 è stata messa in discussione dalla difesa. Sulla richiesta avanzata dall’avvocato Rossetti, il giudice, in considerazione della complessità della vicenda, si è riservato la decisione. Scioglierà la riserva il 22 febbraio 2022, giorno in cui il processo tornerà in aula. Nel processo sull’infortunio costato la vita a Campo, figura nel collegio difensivo l’avvocato Giacomo Ragno, uno degli indagati nell’inchiesta di Potenza, che assiste l’ex direttore dello stabilimento siderurgico Cola. Secondo l’ipotesi accusatoria, la nomina sarebbe stata fatta dall’Ilva gestione commissariale in virtù del legame fra l’avv. Ragno e l’allora procuratore Carlo Maria Capristo.

Annalisa Latartara

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