Pinna Nobilis candidata a Patrimonio dell’Umanità | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

Cronaca News

Pinna Nobilis candidata a Patrimonio dell’Umanità

foto di Pinna Nobilis candidata a Patrimonio dell’Umanità
Pinna Nobilis candidata a Patrimonio dell’Umanità

Presentata nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città dal sindaco Rinaldo Melucci e dalla consigliera comunale Carmen Galluzzo (delegata ai rapporti con le Istituzioni Culturali Terze) l’avvio del progetto di valorizzazione nazionale ed internazionale del patrimonio naturale e culturale della Pinna Nobilis, finalizzato alla presentazione di una candidatura Unesco. Questa conferenza ha illustrato i dettagli del progetto mirato a tutelare uno dei simboli naturali e storici del nostro mare che vede la collaborazione tra amministrazione comunale, Club per l’Unesco di Taranto, Irsa-Cnr e Autorità portuale. Presenti oltre il sindaco Melucci, la consigliera Galluzzo, Fernando Rubino e Giovanni Fanelli dell’Irsa-Cnr, il presidente dell’Autorità portuale Sergio Prete ed esperti di candidature Unesco.

«La consigliera Carmen Galluzzo presentò la proposta di progetto al sindaco Melucci, il quale condivise pienamente il percorso individuato, consapevole dell’importanza della salvaguardia del patrimonio del mare – si legge in una nota – È, infatti, noto l’impegno del primo cittadino sui temi della valorizzazione del patrimonio culturale e naturale della Città e il sostegno alla fattibilità e sostenibilità di alcuni progetti, vedi la creazione di Ecosistema Taranto. La Galluzzo ha recentemente dichiarato l’interesse lontano al tema, richiamando in un incontro pubblico il convegno organizzato dalla Associazione Marco Motolese, con il grande Folco Quilici, che aveva condiviso la prospettiva di un percorso di approfondimento e valorizzazione».

«Per entrare all’interno della Lista del Patrimonio mondiale – afferma Galluzzo – i siti devono essere caratterizzati da un valore universale eccezionale e la pinna Nobilis è fornita di questi elementi eccezionali, lo sottolinea la sua storia. Dalle sue fibre opportunamente trattate veniva ricavato un filato con caratteristiche pregiate, usato per produrre quella che veniva chiamata “la seta del mare” con la quale venivano confezionati preziosi capi d’abbigliamento sin dall’antichità. Il più antico capo d’abbigliamento in seta marina risale effettivamente al IV secolo D.C.».

«Il Cnr di Taranto è stato il collaboratore più importante di questa prima fase di approccio al progetto, poiché ha fornito notizie recenti di studi approfonditi da loro realizzati, coadiuvati da Gianni Squitieri nella realizzazione di foto e video subacquei. A causa della drammatica riduzione delle sue popolazioni, Pinna nobilis è stata inserita tra le specie in pericolo del Mediterraneo, ed attualmente è una specie protetta da convenzioni internazionali recepite dalle leggi di ciascun Paese del Mediterraneo, Italia compresa: La Convenzione di Barcellona e il Protocollo ASP (relativo alle Aree Specialmente Protette e la Biodiversità in Mediterraneo), La Direttiva “Habitat” (92/43/Cee del 21.05.1992 e successive ii.mm.), Il Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357: Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché́ della flora e della fauna selvatiche. (G.U. n. 248 del 23 ottobre 1997)».

«Attualmente, a parte il divieto di raccolta, sfruttamento e commercializzazione, la legislazione italiana non prevede altre azioni specifiche per contribuire alla conservazione della specie. Tuttavia, facendo riferimento agli obiettivi delle principali normative di protezione delle specie e dei loro habitat, assumono particolare importanza le azioni di tutela e di ripristino delle popolazioni naturali. Tra queste, le attività di reimpianto sono piuttosto recenti ma il loro valore per la conservazione delle specie e della biodiversità è riconosciuto a livello mondiale. Attività svolta da altro importante partner del progetto l’avv. Sergio Prete, Presidente dell’Autorità Portuale di Taranto che ha finanziato, sempre mirando alla tutela dell’organismo marino, il trasloco di ben 2000 esemplari che si trovavano in una insenatura subito al di fuori il Mar Grande, nell’area portuale. Il monitoraggio della popolazione reimpiantata ha dimostrato la validità di tali attività come azioni di conservazione e recupero delle popolazioni locali della specie».

«Il trapianto di Pinna nobilis è un’azione di conservazione molto promettente che dovrebbe essere considerata nei piani di gestione delle aree marine costiere e, in generale, ovunque ci sia la necessità di mitigare gli impatti delle molte attività umane che causano la morte di questo mollusco. Altri partner importanti e compagni di percorso sono il Comando Marittimo Sud nella persona dell’Ammiraglio Vitiello che ha ottenuta dallo Stato Maggiore della Marina sostegno alla candidatura, la Regione Puglia nella persona dell’Assessore all’Ambiente Maraschio, il Dipartimento Jonico nella persona del Direttore Riccardo Pagano, il direttore CV Luigi Del Monaco ed il suo vice di Buffoluto, il Comune di Taranto con i Dirigenti della sezione Ambiente e Attività Produttive ed i relativi Assessori, tutto lo staff del Cnr Taranto».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche