27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

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Sfregiate la Concattedrale e la chiesa Santa Maria del Galeso

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Sfregiate la Concattedrale e la chiesa Santa Maria del Galeso

Lo squadrismo, la violenza, la barbarie, non hanno limiti di campo. E così due chiese tarantine (Santa Maria del Galeso, al quartiere Paolo VI, e la Concattedrale Gran Madre di Dio) si sono ritrovate con la facciata imbrattata da scritte inneggianti al Ddl Zan.

Un disegno di legge che, se non fosse stato sopraffatto dall’arroccamento ideologico invece che sostenuto da concreta strategia per conseguire il risultato, forse avrebbe goduto di maggiori fortune. Particolarmente spregevole lo sfregio inferto alla Concattedrale per ciò che l’opera di Gio Ponti rappresenta. Quello sfregio non è una rivendicazione dei legittimi e sacrosanti diritti di chi viene discriminato. No, quello è un gesto di brutale inciviltà che offende quella parte di città che ha voglia di rinascere e che per questa rinascita spende il proprio impegno. È sconfortante che ad essere colpito sia stato il ritrovato simbolo della Taranto positiva e desiderosa di riscatto che in questi giorni ha vissuto pagine ammirate ben oltre i confini provinciali. Un monumento dell’architettura del Novecento che negli anni ’70 doveva rappresentare il centro spirituale di una nuova Taranto, quella che in quegli anni sognava di costruire una prospettiva metropolitana, lasciandosi alle spalle stenti e arretratezze. Una rivoluzione culturale, quell’edificio sacro così fuori dall’ordinario e purtroppo a lungo incompreso dagli stessi tarantini. Un capolavoro riconosciuto in tutto il mondo tranne proprio che a Taranto, dove è stato spesso vilipeso da ignoranza e noncuranza.

Oggi, però, grazie soprattutto alle celebrazioni per i suoi 50 anni, gran parte della città sta finalmente e felicemente riscoprendo la creatura di Gio Ponti e Guglielmo Motolese. Quello sfregio non è quindi solo volgare protesta, è il simbolo di una concezione retriva e regressiva della lotta politica. Un gesto violento, squadristico, di mortificante povertà culturale dal quale sarebbe auspicabile una netta e inequivocabile presa di distanza innanzitutto da tutte le forze politiche e sociali che si battono con civiltà per i diritti delle persone offese e perseguitate a causa del proprio orientamento sessuale. Di fronte ad uno sfregio che colpisce brutalmente una istituzione (la Chiesa), un monumento (l’architettura di Gio Ponti), una speranza (il desiderio di rinascita civile della Città), ma soprattutto che danneggia la stessa causa alla quale si vorrebbe inneggiare, non possono trovare spazio compromessi o mezze misure, al di là del fatto che le pareti oltraggiate siano poi state ripulite in men che non si dica. La migliore risposta a certa miseria umana, politica e culturale.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

1 Commento
  1. Stella 4 settimane ago
    Reply

    Spero che ci siano telecamere nelle vicinanze in grado di identificare i vandali responsabili e dargli la giusta condanna. Sono triste e incredula.

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