Le favette di zucchero di "Ognissanti" | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

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Le favette di zucchero di “Ognissanti”

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Le favette di zucchero di "Ognissanti"

Per questa puntata settimanale Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, si soffermerà sui 91 anni del Monumento ai Caduti di Taranto, sulla festa di “Ognissanti”, sulla storia del Cimitero San Brunone di Taranto, sulla Tavolata per le anime del Purgatorio e sulle tradizioni tarantine legate ai Defunti. Questi i Santi della settimana: Silvia, Ernesto, Comasia, Carlo Borromeo e Leonardo. San Carlo Borromeo fu nipote del Papa Pio IV e a 23 anni era già cardinale a Roma.

Fu arcivescovo di Milano dove fondò ospedali e ospizi usando le ricchezze ereditate dalla famiglia. Durante la peste assisteva personalmente i malati. Viene invocato contro la peste e il vaiolo ed è protettore di Milano, degli insegnanti, dei catechisti e dei librai. Il suo culto è praticato nella provincia di Taranto, in 14 paesi della provincia di Lecce, a Oria, a Francavilla Fontana, a Manduria e a San Marzano. San Leonardo è patrono di Campobasso, dei carcerati, dei fabbri, degli agricoltori e dei fruttivendoli. Questa settimana la Chiesa cattolica ricorda la Madonna sotto i titoli di: Madonna dei Martiri, del Suffragio, del Paradiso, del Soccorso e del Rimedio. Questi i detti della settimana. “Di Ognissanti ogni seme pianti”, “Chi ha contanti zappa di Ognissanti”, “Dei morti ogni barca prende porto”, “Per Ognissanti mantello e guanti”, “Chi è discreto nasconde il segreto”, “Dove c’è poco cuore c’è più lingua”, “Ordine e disciplina la miseria non si avvicina”.

Queste le effemeridi di Giuseppe Cravero: Il 4 novembre 1930 si inaugura il Monumento ai Caduti opera dello scultore Francesco Como, alla presenza di Vittorio Emanuele III. La piazza, che oggi porta il nome di Piazza della Vittoria, in precedenza si chiamava Piazza XX Settembre. Sul piedistallo ci sono due gruppi bronzei dove si leggono due epigrammi dii Alessandro Criscuolo. Sul monumento sono riportati i nominativi dei caduti in guerra. All’interno del monumento si trova una cappellina votiva chiusa da due artistiche cancellate le cui pareti sono coperte dai mosaici. Dalle stesse pendono le lampade votive. Il 4 novembre 1935 si inaugura al Lungomare il Palazzo delle Poste, opera dell’architetto Cesare Bazzani. Consta di tre piani, di un piano interrato e di una torre quadrata panoramica. L’opera costò tre milioni di lire e reca sulla facciata sei statue. Queste le effemeridi di Fornaro che ricorda che il 6 novembre 1911 Vittorio Emanuele III venne a Taranto in forma privata per visitare nell’Ospedale Militare i soldati feriti nella guerra di Libia e trasportati nel capoluogo jonico.

Il 31 ottobre 1952 il prof. Ciro Drago inaugurò il ristrutturato Museo Nazionale Archeologico di Taranto. Il 4 novembre 1893 fu inaugurata la Biblioteca Acclavio nel Palazzo Municipale. Il 5 novembre 1938 moriva lo scrittore e biografo della Tarantinità, Alessandro Criscuolo. Il 5 novembre 1973 moriva Francesco Paolo Como, al quale è intitolata una strada a Taranto e che fu l’autore del Monumento ai Caduti. Il 3 novembre 1929 iniziava la demolizione del Teatro Alhambra di via Anfiteatro che era stato inaugurato nel 1904. Fornaro ricorda che la tradizionale tavolata per le anime dei Purgatorio si teneva nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre quando si pensava che le anime del Purgatorio scendessero sulla terra. Per loro in cucina si preparavano castagne lesse e ceci cotti. C’era sempre il furbetto di casa che di notte faceva man bassa di ciò che era stato apparecchiato sulla tavola. Il 1° novembre i nostri genitori portavano a casa dalle pasticcerie le tradizionali favette di zucchero e di pasta reale confezionate anche nei monasteri delle suore di clausura. Nel passato i tarantini si recavano al Cimitero per quattro giorni, dall’1 al 4 novembre. Il 2 praticavano il digiuno e la sera soltanto mangiavano pasta con i ceci, che i tarantini chiamano “teste di morti” e castagne lesse. Il 2 novembre i tarantini facevano trovare pulite le cappelle e i posti a cielo aperto, non si andava a scuola ma a piedi al Cimitero perché i bus fecero la loro apparizione soltanto nel 1922.

Quando moriva una persona che era signorina o un bambino si usava la bara bianca per il funerale e durante quello dei bambini si lanciavano sulla bara confetti bianchi e si sparavano anche fuochi di artificio in segno di giubilo perché il bambino morto, ritenuto un angelo, era ritornato in Cielo. Sempre bianca era la bara per le defunte signorine. Il lutto durava a lungo e la prima settimana dopo la morte del parente, gli stessi congiunti facevano pervenire nella casa dell’estinto, per una settimana, la minestra cucinata, rito conosciuto con il nome dialettale di “cunzele”. Il Cimitero San Brunone nacque 184 anni fa dove c’era l’antica Certosa di San Brunone e subito dopo l’uliveto della famiglia Nitti. L’attuale facciata del Cimitero risale al 1951 e sono numerosi nel Camposanto tarantino i luoghi di importanza storica come il Famedio militare e il Cimitero inglese.

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