27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 09:57:00

Cronaca News

La Veglia missionaria al Ss. Crocifisso

L’arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro
L’arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro

Sul tema “Testimoni e profeti” ha avuto luogo giovedì sera nel santuario del Ss. Crocifisso la veglia di preghiera, organizzata dall’ ufficio diocesano di cooperazione missionaria fra le Chiese, in preparazione della giornata missionaria mondiale che in diocesi è stata posticipata a domenica 31 per i lavori della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani.

A presiedere la celebrazione è stato l’arcivescovo mons. Filippo Santoro, coadiuvato da don Ciro Santopietro, direttore dell’ufficio. Presenti alcuni sacerdoti, rappresentanti di parrocchie e realtà ecclesiali, fra cui la Caritas diocesana, il centro di accoglienza San Cataldo, l’Acr e la Migrantes. La veglia ha avuto inizio con il saluto di don Ciro che, riprendendo quanto riferito frequentemente dell’arcivescovo sin dal suo arrivo in diocesi, ha invitato ognuno a “consumare le suole delle scarpe” per annunciare nei propri ambiti di vita l’amore incondizionato del Signore, il quale ripaga ampiamente i sacrifici e le incomprensioni che spesso comporta tale impegno. Quindi egli ha parlato delle due figure attorno alle quali si sarebbe sviluppata la veglia: il profeta Elia, con i suoi momenti di prova quale annunciatore di Dio, e Giovanni Battista, che ha saputo riconoscere il Messia diventandone il messaggero. Con l’ingresso della Croce di “Missio”, di un grande mappamondo, delle bandiere raffiguranti i cinque continenti e dei sandali, a simboleggiare la fatica della missione, la veglia è entrata nel vivo con la lettura del messaggio del Papa per la Giornata Missionaria e alcuni passi biblici, inframmezzati dai canti eseguiti dal coro degli “Akusimba”.

Molto toccante è stata la testimonianza del missionario saveriano padre Gianni Zampini che ha parlato della sua esperienza fra gli ultimi della città di Buenaventura, la più violenta della Colombia, in gran parte discendenti degli antichi schiavi di colore. Il missionario ha vissuto una decina di anni accanto a questi poveri particolarmente sfruttati ed esclusi dal grande benessere del territorio, fra i maggiori produttori di caffè, cacao, zucchero e frutta tropicale, sede di un importante porto mercantile. Egli ha parlato dei grandi sacrifici sopportati per portare sostegno e promozione a queste popolose comunità, dalle quali però ha ricevuto e imparato moltissimo, ritornando in Italia fortemente edificato. Padre Gianni si è soffermato sulla figura del vescovo di Buenaventura, mons. Gerardo Valencia Cano, ucciso in un attentato da quanti odiavano la sua opera di promozione sociale, di cui è in corso la causa di canonizzazione ma già particolarmente invocato dalla sua gente. Altro momento importante è stato quello della riflessione dell’arcivescovo il quale ha parlato anche lui del suo vissuto fra gli ultimi nel periodo in cui era vescovo di Petropolis in Brasile.

Mons. Santoro ha sottolineato come sia importante, oltre all’assistenza nei bisogni primari di quelle popolazioni, l’opera di promozione sociale attraverso la formazione, con l’istituzione delle scuole. Questo, perché a tutti sia assicurata una vita dignitosa, nel rispetto altrui e della Terra che ci è stata affidata da Dio e che noi spesso maltrattiamo, com’è stato evidenziato nel corso della Settimana Sociale appena conclusa, di cui ha ribadito gli ammonimenti e le indicazioni. Prima della benedizione finale, c’è stato il momento del mandato missionario a tutti i presenti con la consegna dei laccettini con la croce di “Missio” dai colori dei cinque continenti.

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