«Indotto, intervenga Giorgetti» | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

L’ex Ilva, oggi Acciaierie d'italia
L’ex Ilva, oggi Acciaierie d'Italia

«Sull’ex Ilva è necessario che il governo intervenga con urgenza con un tavolo di confronto, con la partecipazione delle parti sociali coinvolte e Acciaierie d’Italia al fine di trovare soluzioni condivise alle problematiche che interessano direttamente l’azienda, i lavoratori e le imprese dell’indotto». E’ quanto chiede il senatore del Pd e presidente della commissione Politiche europee Dario Stefàno con un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. «Da anni le numerose imprese dell’indotto – ricorda il parlamentare – stanno affrontando una serie di problemi di liquidità dovuti ai mancati pagamenti da parte dell’azienda per via delle difficili condizioni economiche e delle alterne vicende industriali che l’hanno caratterizzata da più di un decennio.

Nonostante gli impegni assunti, le parti sociali coinvolte sono ancora in attesa di risposte relativamente all’auspicato coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti nella gestione dei crediti vantati dalle imprese dell’indotto nei confronti dell’azienda, alla definizione del piano industriale per Acciaierie d’Italia e più in generale, al futuro industriale delle 150 imprese e dei 20.000 lavoratori del territorio interessati». Antonio Surgo, del Movimento Socialista Europeo, invoca una presenza più incisiva dello Stato. «Perché lo Stato che tra qualche mese sarà l’azionista di maggioranza di Acciaierie d’Italia attraverso Invitalia, non prende in mano le redini dell’azienda siderurgica ormai al collasso?». Surgo, responsabile delle relazioni industriali per Taranto, Brindisi e Lecce, «sposando la tesi del segretario provinciale Usb Francesco Rizzo», sollecita il Governo centrale «ad intervenire nella gestione dello stabilimento ionico dove la precarietà, l’incertezza, la confusione regnano sovrane». Surgo elenca le principali criticità in cui versa l’azienda. A cominciare dalle ditte dell’indotto, alcune delle quali rischiano di finire sul lastrico a causa del mancato pagamento delle fatture scadute da parte di Acciaierie d’Italia.

«E’ il caso della Semat – continua Surgo – i cui lavoratori sono in sciopero per il mancato pagamento degli stipendi del mese di settembre. La Semat non riuscirebbe ad erogare quanto dovuto ai propri dipendenti – sostiene Surgo – proprio a causa dei ritardi nella liquidazione delle fatture da parte di Acciaierie d’Italia . Molte ditte dell’appalto hanno difficoltà a prendere in carico commesse perché il saldo delle relative fatture avverrebbe dopo sei mesi. Altre aziende locali, invece, che vorrebbero lavorare, pur invitate a Milano non vengono ricevute. Surgo ricorda inoltre la grave situazione strutturale in cui versa l’altoforno numero 4 che sarebbe stato danneggiato nel corso di una ispezione nelle scorse settimane e lo strano caso delle navi mercantili, una decina, cariche di materie prime- necessarie per la marcia degli impianti – che stazionano nella rada di Mar Grande dagli inizi di ottobre. Per ogni giorno di fermo vengono pagate centinaia di migliaia di euro di controstallie (penali), il tutto a spese della collettività. Il Mes nel denunciare la discutibile gestione dell’azienda richiama l’attenzione sul fatto che a fronte di sacrifici richiesti a dipendenti, fornitori e ditte dell’indotto si assiste a spese incontrollate. Al ministro dello sviluppo economico Giorgetti il quale ha annunciato che entro maggio Invitalia avrà il 60% del capitale sociale e al Presidente di Acciaerie d’Italia Franco Bernabé il Movimento Socialista Europeo sollecita nuovamente un intervento che ponga fine a questa grave situazione che rischia di mandare al tracollo la più grande acciaieria d’Europa». Intanto, uno sciopero di 8 ore dei lavoratori dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia e di quelli di Jsw Piombino si svolgerà il 10 novembre. La decisione è stata presa dalle segreterie unitarie di Fim, Fiom e Uilm che hanno anche deciso per la stessa data una manifestazione nazionale da tenersi a Roma con un corteo che presumibilmente potrebbe arrivare davanti al Mise.

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