05 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 06:54:46

Cronaca News

La carrozzeria della politica è inutile senza il motore della “visione”

foto di Una veduta aerea della Città Vecchia
Una veduta aerea della Città Vecchia

La ramazza della pandemia spazzerà via le ultime illusioni… Pareva essere il pensiero unico che esorcizzava ill Covid 19 che si diffondeva nelle aree urbane. Quando la forza della scienza e della ricerca, attraverso i vaccini, hanno opposto la “resistenza della civiltà” al contagio, la città sopravvive: “resta il luogo dove si consuma una nuova ragion d’essere per la vita in comune”.

Cambia il modo di utilizzare i riferimenti fisici che caratterizzano la nostra vita sociale. Ercole Incalza sul suo blog riprende la riflessione di Stefano Cingolani sul “Miracolo nelle citta”: “Deserte durante il lockdown, sembravano destinate a essere abbandonate, tanto c’era lo smart working. Ma la pandemia non le ha uccise, anzi”. Chi ha lasciato i centri urbani, chi si è rifugiato in campagna o al mare, nei borghi, nella seconda casa o nel nido avito, è ritornato, oppure fa spola. Molte famiglie dividono la loro settimana, la loro vita fa perno sulla città e trovano una città che essi stessi, anche con la loro reazione alla pandemia, stanno contribuendo a cambiare. Cingolani invoca una bella definizione di città fatta da Italo Calvino: “Le città si dividono tra quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”.

La città quindi, si conferma perno essenziale per il lavoro, lo svago, l’apprendimento. Ercole, da esperto pluridecennale e competente di mobilità e logistica, centra la sua attenzione sui servizi e ripropone un auspicio di Le Corbusier: “la casa è una macchina per abitare, non tanto in quanto automobile, ma come meccanismo, strumento per abitare, per realizzare spazi di qualità per la vita dell’uomo”. Un evoluzione, che comporta il superamento del concetto di residenza, di domicilio, l’innamoramento, spesso patetico, verso il bene immobiliare, verso la propria casa”, per introdurre il “valore dell’appartenenza alla propria terra” Noi siamo figli del “dopo”, e molto di quel “dopo” tarantino sta ancora lì. La nostra storia racconta e descrive un intero mondo di scambi, relazioni, interrelazioni e utopie che percorre un intero bacino della geopolitica.

Il ruolo cardine all’interno del territorio dell’arco Ionico, dal sistema costiero nord appulolucano al litorale e pianoro salentino, la sua collocazione baricentrica, cerniera non solo tra le realtà territoriali limitrofe ma anche tra le principali realtà mediterranee, balcaniche e medio-orientali. Taranto è un frutto del Mediterraneo. La Città Vecchia di Taranto, a partire dalla sua Cattedrale, è il mosaico spazio-temporale di epoche e progetti, composto da eredità elleniche, architetture medioevali, moli, palazzi rinascimentali, case per pescatori, borghi commerciali, chiese barocche, e aggiunte novecentesche. La Città Vecchia è quindi, come le cento città costiere del Mediterraneo, un palinsesto di opere e di architetture, “depositate dalla storia in un fazzoletto di terra”.

La città è un organismo vivente che si espande in cerca di linfa vitale utile alla sopravvivenza delle comunità che vi si stabiliscono. Una identificazione con gli altri, basata sulla condivisione di interessi, bisogni, valori e storie di vita in un senso di appartenenza alla collettività, che possa permettere di sperimentare il vissuto del comune senso sociale e culturale sul territorio Valida ed attuale resta l’intuizione che Gianni Florido seppe rappresentare da Presidente della Provincia, estraendola dal suo bagaglio sociale, politico, sindacale di conoscenza del nostro territorio: Taranto e i suoi 29 Comuni, la “Terra Jonica” intesa come unicum territoriale, un brand capace di competere in maniera diversa attraverso Magna Grecia, cultura messapica, parco delle Gravine. e di farsi raccontare dai nostri apprezzati prodotti tipici, dai frutti del nostro mare, alle ceramiche di Grottaglie, dalle clementine di Palagiano al pane di Laterza, al Primitivo di Manduria. Muovendo dal concetto di città come sistema sociale globale e pertanto come realtà poliedrica e ricca di sfaccettature, nella sua dimensione spazio-temporale e ambientale, la città contemporanea appare in tutta la sua natura dinamica, e il suo essere città-flusso. Concepita come un accampamento sulle rive del tempo, attenta alla sua eredità storica, ma governata dal movimento, dalla trasformazione, dalla transitorietà. I luoghi da dove veniamo e siamo cresciuti ci plasmano e influiscono su di noi fino al nostro essere più profondo, contribuiscono a renderci quelli che siamo, a foggiare la nostra identità. E per appartenere ad un luogo bisogna riconoscere le stagioni del tempo che si unisono con quelle del nostro tempo.

La transizione che stiamo vivendo, nei prossimi anni, la citeremo come “rivoluzione socio economica”: la spola tra la città e la campagna o la costa, tra il costruito e il non costruito; le nuove abitudini che tendono ad annullerà lo spazio temporale della settimana, la logica che distingue i giorni del lavoro da quelli del weekend dedicato allo svago. La digitalizzazione non incrinerà minimamente questa rincorsa verso una mobilità sistematica, verso una presenza diretta non tanto nell’acquisto dei prodotti essenziali, non tanto nel rapporto con i centri della pubblica amministrazione, quanto nella volontà di vivere e di usare, in modo diretto due distinti habitat quello della casa in città in cui l’entropia (unità di misura del disordine) è elevata e quello della casa “fuori dalle mura” dove l’entropia è inesistente. La seconda casa rispondeva all’esigenza di dividere, distinguere i due momenti della vita con una specifica liturgia: la vacanza breve del weekend, o lunga invernale/estiva. Complice un clima che, con tutta evidenza, per noi “africani” va rapidamente modificandosi: “non ci sono più le mezze stagioni”.

La “nostra litoranea”, le nostre spiagge sono ancora frequentate nelle giornate novembrine per un sole accogliente che esalta i colori e i profumi mediterranei. Ci stiamo avviando verso l’annullamento dell’abitare come riferimento fisso, come residenza, come domicilio sistematico ed identificabile anche nelle sue caratteristiche strutturali. Questo fenomeno presto produrrà un cambiamento sostanziale nella organizzazione della logistica, della mobilità all’interno ed al contorno delle nostre area urbane. Un trasporto non confondibile con il pendolarismo che ha delle caratteristiche temporali ben definite, ma sarà caratterizzato da una sistematicità molto simile ad una offerta di trasporto “metropolitano”. La traccia di un tema che la Politica dovrà saper comporre, per la “rilettura dell’ambito urbano” che si propone di amministrare. La “democrazia delle città” espressione di una volontà di cambiamento, di riforma, di intervento nel presente, avendo memoria del passato e consapevolezza del futuro che si vuole costruire.

Alfredo Venturini
Mezzogiorno Federato

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