Pegorari: una conferenza sulla poesia pugliese dal 1960 ad oggi | Tarantobuonasera

08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

Cultura News

Pegorari: una conferenza sulla poesia pugliese dal 1960 ad oggi

foto di Daniele Maria Pegorari
Daniele Maria Pegorari

In occasione della XXI settimana della Lingua italiana, i Comitati pugliesi della Società Dante Alighieri hanno proposto una brillante conferenza in streaming del professor Daniele Maria Pegorari, docente di Letteratura italiana contemporanea dell’Università di Bari, che ha parlato di “Eloquenza neo-volgare e lingua di secondo grado nella poesia pugliese dal 1960 a oggi”. L’incontro è stato organizzato dalla Presidente della Dante di Trani, la professoressa Grazia Distaso, e moderato dal professor Giuseppe Lagrasta, Presidente della Dante di Barletta.

Pegorari è partito dalla prefazione di Silvio Ramat alla “Storia della poesia italiana del Novecento”, prefazione in cui il critico cita nove poeti non inseriti nel suo libro (Vigolo, Penna, Barile, Comi, Fallacara, Carrieri, Pavese, Valeri, Bodini), di cui quattro pugliesi, a testimonianza della vitalità della nostra poesia. Per ciò che riguarda il titolo della conferenza e la questione linguistica, Pegorari ha richiamato la teoria del “De vulgari eloquentia” sulla lingua di secondo grado: se per Dante il latino è la lingua di secondo grado, per la scrittura italiana e pugliese degli ultimi decenni il secondo grado è rappresentato dalla lingua italiana consolidata. E come per Dante il volgare assume un compito di maggiore autenticità, così nel Novecento accade che i dialetti, quando cessano di essere lingua della comunicazione divengono lingue speciali, non grammaticalizzate, legate a istanze di innovazione e sperimentalismo per dire con linguaggi nuovi un mondo non rappresentabile secondo le forme tradizionali. Rifuggendo dalla semplice mappatura, Pegorari ha indicato quattro generazioni di poeti pugliesi, mentre ha preferito non soffermarsi sui poeti attivi sotto i cinquanta anni, che svolgono un lavoro più solitario essendosi alquanto affievolita in loro la propensione all’incontro propria dei poeti anni ’70-’80.

Il vero snodo cronologico è costituito difatti dagli anni Ottanta, spartiacque fra una dimensione novecentesca e un insieme di fenomeni che fondano il Duemila (dimensione privata; scrittura minimalistica; scrittura metafisica; costruzione molecolare della comunicazione, prevalente sul regime della storia; globalizzazione e modernità liquida). La prima generazione storica è rappresentata da poeti quali Fallacara, Comi, Carrieri, Bodini, Marino Piazzolla, che sono stati gli ultimi intellettuali pugliesi dell’emigrazione. Pegorari si è poi soffermato su Bodini e sul conflitto antropologico espresso dalla sua poesia degli anni Sessanta, conflitto che si ritrova in Pasolini, Luzi, Calvino; sulla raccolta “Il frutto del tempo” di Fallacara, poeta cui si stanno dedicando Marilena Squicciarini e l’équipe milanese di Giuseppe Langella; e ancora sulla matrice metafisica e orfica di Comi. La seconda generazione, di mezzo, è quella che raggiunge la massima produzione negli anni ’70-’80, con poeti quali Pietro Gatti (dialetto di impasto barese), il salentino De Donno e Cristanziano Serricchio di Manfredonia. Salvatore Toma, nato nel 1951 e morto nel 1987, è stato un punto di riferimento per l’avanguardia pugliese degli anni Ottanta. Se Franco Brevini individuava nel 1972 la fioritura della neodialettalità, per Pegorari occorre partire da prima (Pasolini, “La meglio gioventù”, 1954, Albino PIerro).

Dopo aver ricordato l’importanza della figura femminile nella poesia pugliese, Pegorari ha affermato che la terza generazione (corrispondente alla vecchia quinta) è quella dei poeti nati negli anni Quaranta, ha poi distinto fra coloro che si sono collocati nella lingua di secondo grado, cioè all’interno della tradizione lirica (Grazia Stella Elia, di Trinitapoli, poetessa della parola “innamorata”, il cui realismo quotidiano si contrappone a tensioni metafisiche e civili, ricca di interessi verso il dialetto: Matteo Bonsante, Sergio D’Amaro), e poeti più legati alla sperimentazione (il barese Lino Angiuli, con il suo inziale conflitto dialetto/ lingua; il salentino Carlo Augieri, non dialettale ma neoavanguardista; il dauno Francesco Granatiero tutto dialettale e dialettologo). La successiva generazione è quella del Duemila, dei poeti nati negli anni ’50, ’60, ’70 (per esempio Salvatore Ritrovato, Vittorino Curci). Inoltre, lungo la linea della poesia tarantina, oltre a Raffaele Carrieri, anche Augusto Cardile, Michele Pierri, Cosimo Fornaro, Cosimo Ortesta, Giacinto Spagnoletti, Pasquale Pinto, Angelo Lippo ed Ettore Toscano, per non citarne che alcuni. Il presidente e moderatore Giuseppe Lagrasta è intervenuto ribadendo i due versanti della poesia pugliese (simbolismo poetico, filone dialettale) e sottolineando come essa vada contestualizzata, in quanto esiste con fondamentali canoni poetici da trasmettere ai giovani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche