28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

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Il ministro Cingolani: «Tre anni per riconvertire l’Ilva»

foto di Il ministro Cingolani
Il ministro Roberto Cingolani

“Sull’Ilva ci vedremo in questi giorni al ministero. Lì bisogna passare dal carbone all’elettrico: inizialmente si farà col gas, ma bisogna subito predisporre il passaggio all’idrogeno. Che deve essere verde. Non si fa in un anno. Forse in tre puoi passare al gas. Per l’idrogeno, bisogna capire quanto verde si riesce a mettere in piedi”. Intervista da La Repubblica a margne della Cop26 di Glasgow, il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha parlato anche dello stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande d’Europa. Del resto, non c’è territorio che più del nostro è simbolo, nel Vecchio Continente, della necessità di una riconversione, che è davvero un tema globale.

“Qui a Glasgow c’è un senso di urgenza manifesto e condiviso. Non era scontato. Al G20 abbiamo ottenuto un grande risultato: l’accordo sul tetto di 1,5 gradi. È normale che sul quando ci siano differenze tra economie diverse, ma è comunque un passo avanti. Così come lo è la consapevolezza che non si può più pensare nell’ottica dei 100 miliardi promessi ai Paesi in via di sviluppo, ma di almeno 1000 miliardi l’anno. Qui entrano in gioco la filantropia, le banche, l’interazione tra pubblico e privato che non serve solo alla transizione energetica, ma a colmare diseguaglianze colossali. L’impegno di net zero al 2050 è molto gravoso” ha aggiunto Cingolani “net significa netto, il bilancio tra quello che emettiamo e quello che intrappoliamo di C02 deve essere zero. Per farlo bisogna accelerare sul fronte delle tecnologie. Come per il Covid il senso di urgenza nato dalla pandemia ha portato a un vaccino in 18 mesi, sul clima deve accadere qualcosa di simile. Operazioni come la Global Energy Alliance possono essere acceleratori formidabili. I soldi sono la benzina, sogna costruire la macchina”.

Un ruolo, nell’auspicata ‘transizione ecologica’, lo avrà anche il Pnrr: “Stiamo creando un tavolo con le Regioni, ho parlato con Fedriga (presidente della Conferenza delle Regioni, ndr). Serve una riflessione per arrivare a un accordo che è interesse di tutti”. Di Taranto, ad ogni buon conto, si è parlato, e si parlerà, in Europa. “I Servizi della Commissione hanno preso nota dello studio Sentieri e convengono sulla priorità assoluta da dare alla salute umana, come riconosciuto anche dalla Corte Europea del Diritti Umani (CEDU) nella sua sentenza del 24 gennaio 2019” scrive il commissario europeo all’Ambiente, agli oceani e alla pesca, Virginijus Sinkeviius, in una lettera inviata in risposta ad una missiva con cui l’associazione Genitori Tarantini ha evidenziato alla commissione di Bruxelles gli impatti sulla salute pubblica e sull’ambiente causati dal l’inquinamento del siderurgico. Il testo della risposta è stato diffuso dalla stessa associazione di cui fanno parte famiglie che hanno perso i propri figli a causa di malattie dovute all’inquinamento oppure hanno contratto malattie per la stessa causa.

Sinkeviius afferma inoltre che nell’ex Ilva di Taranto “il limite massimo di produzione è stato abbassato proprio in considerazione delle vostre legittime preoccupazioni, e il ritorno a livelli produttivi superiori a 6 milioni di tonnellate annue è subordinato al pieno rispetto di tutte le prescrizioni, nessuna esclusa”. Il commissario all’Ambiente rileva inoltre che “i livelli di produzione attuali sono stati ridotti di due terzi rispetto a quelli del 2013 quando il mancato rispetto della legislazione ambientale ha prodotto il disastro ambientale che tutti conosciamo, e che è stato perseguito come tale dalla Magistratura italiana sul piano penale”. Secondo il commissario Ue Sinkeviius, “gli impegni assunti dal Governo sono anche il risultato della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea, che è oggetto di costante monitoraggio. La Magistratura italiana – prosegue – ha a sua volta dimostrato di essere particolarmente attenta alla vicenda da voi sollevata, che affonda le sue radici nella gestione precedente di cui sono state accertate le responsabilità anche sul piano penale”.

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