08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

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Agenti della Dia

Trent’anni di lotta alle organizzazioni mafiose a colpi di arresti e sequestri di beni. La Direzione Investigativa Antimafia, il pool di forze dell’ordine, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria (quest’ultima dal 2013), che si occupa di indagini sulla criminalità organizzata di stampo mafioso, ha compiuto 30 anni. E’ stata istituita il 29 ottobre di 30 anni fa in seguito all’intensificarsi della lotta alla mafia in Italia.

L’istituzione della Dia è strettamente collegata, sia tecnicamente che cronologicamente, alla nascita della Direzione Nazionale Antimafia, la Super Procura antimafia, avvenuta il 20 novembre del 1991. Sono nate entrambe grazie all’iniziativa di Giovanni Falcone, con l’obiettivo di contrastare più efficacemente il fenomeno mafioso con un organismo investigativo specializzato in questo tipo di attività e sono diventate entrambe realtà pochi mesi prima della sua morte nella strage di Capaci. Nelle diverse città italiane sedi di Corte d’Appello, la Dna ha le sue articolazioni della Direzione distrettuale antimafia, quella di Lecce si occupa anche di Taranto e Brindisi. I tre decenni della Dia del capoluogo salentino si intrecciano con la lotta alla Sacra Corona Unita e alle altre organizzazioni criminali di stampo mafioso disarticolate nelle tre province.

A Taranto la Dia di Lecce ha condotto, in collaborazione con le forze dell’ordine del capoluogo ionico, le operazioni antimafia che hanno portato allo smantellamento dei clan storici che hanno dato vita alla sanguinosa guerra di mala fra la fine degli anni ’80 e gli anni ‘90. A colpi di arresti e sequestri patrimoniali il capoluogo ionico negli anni Novanta è stato “ripulito” con blitz battezzati con nomi che fanno parte della storia della lotta alla mafia. “Ellesponto”, in parte basato sulle dichiarazioni di Marino Pulito, “Orrilo”, sulle rivelazioni di Vincenzo Cesareo, fratello di Giuseppe Cesareo, noto come Pelè morto nel 2014 a 52 anni dopo una grave malattia. Era ai domiciliari per le sue condizioni di salute, dopo una condanna all’ergastolo ed era stato ricoverato all’ospedale Moscati dove è deceduto, come Riccardo Modeo a marzo 2021. E poi il blitz “Flashback” con cui è stata fatta luce sugli omicidi della guerra di mala consumati a Taranto fra il 1995 e il 2000 e sulla strage della Barberia, in cui furono uccisi quattro innocenti, perpetrata a ottobre 1991. Sotto chiave sono finiti ristoranti, bar, macchine di grossa cilindrata, stazioni di rifornimento dei carburanti e ville in stile Casamonica. Come spiega Carla Durante, vicequestore della Polizia Stato, alla Dia di Lecce dal 2015, in passato per ben 20 anni in servizio a Taranto come capo della Squadra Volante e poi come vicecapo della Mobile, i sigilli sono le armi più efficaci per colpire al cuore le organizzazioni criminali.

foto di Carla Durante, vicequestore in servizio all’Antimafia
Carla Durante, vicequestore in servizio all’Antimafia

“La Dia svolge analisi dei fenomeni criminali attraverso le relazioni semestrali in cui forniamo un quadro complessivo del fenomeno criminale presente sui diversi territori, con una serie di elementi che contribuiscono a delineare lo scenario, svolge attività di polizia giudiziaria, quindi di indagine sulla criminalità organizzata e sui reati commessi con metodo ma fioso, si occupa di ricerca di latitanti pericolosi e di aggressione dei patrimoni illeciti dei clan con misure patrimoniali finalizzate al sequestro e alla confisca. Le indagini patrimoniali – sottolinea il vicequestore aggiunto – costituiscono lo strumento più efficace per combattere la criminalità. Perché al danno economico e si aggiunge quello all’immagine del criminale.

L’immagine del criminale – continua la dottoressa Durante – è fatta di uno status creato intorno alle sue proprietà, come le ville di notevoli dimensioni, le macchine di grossa cilindrata, che sono anche degli status simbol della potenza criminale. Il mafioso non solo viene privato della sua ricchezza accumulata illecitamente ma, quando i suoi beni vengono sequestrati, viene minata pubblicamente la sua immagine; quindi il criminale riceve un doppio danno. Gli immobili dopo la confisca vengono restituiti allo Stato che li utilizza per scopi sociali. Mentre le autovetture a volte vanno all’asta mentre a volte vengono utilizzate per fini di polizia. A Taranto, da parte della Dia di Lecce, c’è sempre stata molta attenzione alle misure patrimoniali, infatti sono stati effettuati nel corso degli anni diversi sequestri. Spesso sono i militari della Guardia di Finanza ad occuparsi delle misure patrimoniali spesso fatte dai finanzieri in quanto hanno una competenza più specifica in materia”.

A Taranto, negli anni, sono finiti sotto sequestro immobili, ristoranti e varie attività economiche fra le quali anche una grossa stazione di benzina, al quartiere Paolo VI, di Corrado Sorrentino, ritenuto un componente del gruppo di Michele Cicala, “in una posizione defilata ma non marginale”, come lo definì durante il processo “Mediterraneo” il pm all’epoca alla Dda di Lecce Giorgio Lino Bruno. Anche a Taranto, la mafia ha un’immagine imprenditoriale. “La mafia si è abilmente riciclata nell’imprenditoria, quindi, per combatterla – ha evidenziato il vicequestore Durante – è necessaria una sinergia fra diverse competenze per contrastare una mafia che è meno tradizionale e ha assunto anche una nuova forma. E’ una mafia che punta ad accaparrarsi gli appalti e a riciclare il denaro nelle attività lecite, sfruttando anche i momenti di crisi. Per combatterla è stato necessario spostarsi su un’altra prospettiva. Dalla mafia tradizionale a quella imprenditoriale è cambiata la metodologia di contrasto”.

Annalisa Latartara

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