Ex Ilva, «In fabbrica un clima surreale» | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 09:53:00

Cronaca News

Ex Ilva, «In fabbrica un clima surreale»


Operai Ex Ilva

“Il clima surreale, venutosi a creare all’interno dello stabilimento, non è più sostenibile e riteniamo inutile un confronto con l’azienda qualora venisse accertato il mancato pagamento delle ore di straordinario per i lavoratori a cui è stato chiesto di dare continuità lavorativa per il riavvio degli altiforni”. Sono i coordinatori Fiom e Uilm, Brigati e Oliva, a tornare sulla questione ex Ilva-Acciaierie d’Italia.

“Infatti, nei giorni in cui vi era una palese difficoltà nella ripartenza di Afo/4 e Afo/1 è stato chiesto, attraverso un ordine di servizio, l’intervento di alcune figure professionali per consentire la ripartenza dei suddetti impianti”, spiegano i sindacalisti. “Tuttavia, in caso di mancato pagamento delle ore di straordinario, saremo intransigenti e intolleranti nei confronti di Arcelor Mittal e avvieremo un’immediata denuncia all’Ispettorato Territoriale del Lavoro affinché la retribuzione spettante e indebitamente sottratta venga riconosciuta ai lavoratori. Nel contempo, proclamiamo lo stato di agitazione per tutto lo stabilimento invitando i lavoratori a non dare disponibilità in caso di richiesta di straordinario nelle giornate di riposo e/o festive e di avvisare le Rsu di qualsiasi richiesta di straordinario che non sia il mancato cambio. Tale scelta scaturisce da altri episodi accaduti e con cui l’azienda continua a sopprimere i diritti dei lavoratori senza fornire motivazioni valide. Un atteggiamento simile mostra la spregiudicatezza dell’attuale management aziendale nei confronti degli stessi lavoratori che garantiscono le attività lavorative e la continuità produttiva. Inoltre, il governo continua a rimanere in assoluto silenzio e nel frattempo insieme all’ad Morselli dialoga per il futuro ambientale e industriale del sito produttivo di Taranto”.

Per Brigati e Oliva attorno al Siderurgico ci sono ancora troppe incognite: “La domanda che da tempo ci facciamo è: un’azienda che colloca in cassa integrazione migliaia di lavoratori, che non paga i lavoratori dell’appalto ed oggi arriva a non pagare le ore di straordinario può continuare a gestire uno stabilimento ritenuto strategico per il Paese? Noi crediamo che non sia assolutamente credibile ed è una delle ragioni per la quale il 10 novembre saremo a Roma per chiedere al governo un cambio radicale rispetto all’attuale gestione della fabbrica e di garantire un futuro sostenibile per l’acciaierie di Taranto”. Questo, mentre uno stop al “progetto di melina istituzionale” che frena la “presentazione del piano industriale legato ad Acciaierie d’Italia” viene chiesto ancora dalla Uilm, in vista dello sciopero di 8 ore del 10 novembre, con manifestazione davanti al Mise, a Roma, dei lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Una protesta, quella del 10 prossimo, che vedrà anche i lavoratori di Jsw acciaierie di Piombino. Per l’ex Ilva, la Uilm sostiene che “non è più possibile permanere in uno stato di forte incertezza per le ragioni legate all’ambiente” visto che si è anche in una “fase storica” col “progetto inevitabile della giusta transizione ecologica”.

Inoltre la Uilm sostiene che da parte del sindacato “non è più rinviabile la contrapposizione sociale verso Governo e multinazionale per il netto svantaggio delle migliaia di lavoratori interessati. Da adesso in avanti – si sostiene – ci si opponga per mettere definitivamente la parola fine alla penosa condizione economica degli stessi, anche visto l’utilizzo protratto e massiccio di cassa integrazione a zero ore”. “Siamo convinti – rileva la Uilm – che, a partire dalla costituzione di un “Fondo Sociale”, nessuno puo’ pensare di avere la presunzione tale da governare una transizione di portata storica senza strumenti straordinari e per di più senza la condivisione sociale”. La Uilm inoltre afferma che “è necessario spezzare definitivamente l’ormai consolidata prassi dei ritardi e mancati pagamenti dell’appalto, che hanno delineato una vera e propria piaga sociale con ripercussioni sui lavoratori e sulle imprese oramai quasi fuori dal controllo e nel silenzio più totale delle istituzioni”. Tra i lavoratori delle imprese esterne all’ex Ilva, che lamentano mancati pagamenti da parte dell’azienda committente che si ripercuotono sull’erogazione degli stipendi ai terzi, la Uilm segnala uno “stato di forte malessere e tensione sociale che rischia di deflagrare nel modo piu’ virulento ed improvviso”. I metalmeccanici Uil concludono affermando che nella protesta del 10 novembre saranno coinvolti anche “i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria poichè parte di un progetto che non puo’ e non deve essere considerato di serie B e la Uilm su questo non ha mai avuto dubbi”. Il riferimento, in questo caso, è ai 1600 di Ilva in amministrazione straordinaria, non selezionati per il passaggio e l’assunzione a novembre 2018 da ArcelorMittal, e da allora in cassa integrazione straordinaria. Lavoratori per i quali l’accordo di settembre 2018 al Mise prevede il passaggio ad ArcelorMittal, ora Acciaierie d’Italia, punto specifico che pero’ è rimasto inattuato. Chiesto un incontro da parte dei sindacati al ministro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche