Un piano per difendere biodiversità e impollinatori | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 09:53:00

Cronaca News

Un piano per difendere biodiversità e impollinatori

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Un'ape

La biodiversità, il nostro patrimonio naturale più prezioso, attualmente resta in continua crisi, per questo la Commissione Europea ha fissato nel suo Green Deal l’obbiettivo di ridurre l’uso dei biocidi dell’ 80% entro il 2030 nell’agricoltura dell’UE. Diciamo subito che tale storico obbiettivo è sempre sotto attacco da parte dell’industria dei biocidi, insieme ai suoi potenti alleati al Parlamento Europeo, e viene osteggiato anche nei governi nazionali, cui si aggiunge spesso disattenzione e disinformazione nelle amministrazioni locali e nei cittadini.

A causa dei cambiamenti climatici, deforestazione, biocidi in agricoltura, incendi, continuo consumo di territorio naturale, dal Ministero della Transizione Ecologica sono state emanate disposizioni estese anche ai Comuni, tese alla salvaguardia della biodiversità e degli insetti impollinatori; disposizioni per le quali è necessario individuare delle zone a minore impatto antropico, dove riportare vegetazione fiorita che consenta agli insetti pronubi di potersi diffondere e svolgere in tal modo la loro fondamentale funzione di impollinatori. La Natura è stata sempre molto prodiga ad offrire a Imenotteri, Ditteri, Lepidotteri, ecc. una grande dovizia di piante fiorite, ad iniziare dalla primavera sino al tardo autunno. Partiamo pure dalle numerose piante spontanee che ammantano di vivaci colori i luoghi delle nostre primavere, inclusi quelli all’interno delle nostre città. Abbiamo già rilevato presso la Direzione Ambiente di Taranto, in una nota pubblicata il 02/05/2019 sulla Gazzetta del Mezzogiorno, quanto fosse “rozza” e alquanto obsoleta la pratica dello sfalcio precoce, totale e indiscriminato dei prati ad erbacee spontanee, specie in tempi di urgenti misure di conservazione della biodiversità e di contenimento della perdita della medesima. Se è vero che si debbano adottare le necessarie cautele per evitare che le erbe spontanee, una volta secche, possano provocare dannosi incendi, è anche vero che può essere utile preservare alcune strisce o porzioni di vegetazione spontanea, in modo da dare ai nostri alleati insetti la possibilità di habitat e collegamento con zone naturali limitrofe, realizzando in tal modo dei veri e propri “corridoi ecologici”.

Quei prati fioriti naturali, è stato rilevato nella nota, sono importanti perché forieri di biodiversità, quella stessa che si vuole diffondere a tutti i costi, e stanno lì “perché è lì che è giusto che stiano”, apportando centinaia di specie vegetali e animali che, segnatamente in ambito urbano e in piena Città, migliorano di molto la qualità dell’aria, eliminano parassiti (es. zanzare…), oltre a restituirci quei valori paesaggistici ed estetici di cui si avvantaggiano i cittadini, oggi sempre più inurbati. Aggiungiamo anche che non è proprio indispensabile dedicare i nostri parchi e giardini urbani solo a fioriture spontanee, ma è possibile mettere utilmente a dimora piante fiorifere che apportano del buon nettare e tanto polline: per giunta, in tal modo, s’incrementa il numero dei pronubi ma anche quello dei predatori dei parassiti dannosi per le piante (i cosiddetti “pesticidi naturali”, per intenderci…).

Partiamo pure dalla Lavanda e tutta una serie di Labiate che conosciamo bene, Timo, Maggiorana, il valoroso Rosmarino, la Nepetella e le varie specie di Mente, cui fanno seguito l’Origano e la Salvia, e parliamo anche delle Asteracee, tra le quali le comuni Margherite diffuse in un gran numero di specie. La primavera fa il suo esordio con la bianca fioritura del rustico Prugnolo (Prunus spinosa), facile da coltivare, così il Corniolo (Cornus mas), il Biancospino (Crataegus monogyna) e il Ligustro (Ligustrum ovalifolium) dai fiori bianchi e profumati. La serie continua col Caprifoglio (Lonicera caprifolium), i bellissimi Gelsomini (Jasminum polyanthum), che fioriscono in primavera ma anche in inverno, le stupende Buddleje (Buddleja davidii), che chiamano anche “la pianta delle farfalle”, a motivo delle loro spighe floreali che attirano moltissime specie di Lepidotteri, ma non solo ; poi ancora Viburni (Viburnum thimus), i Pittosfori (Pittosforum tobira), dai bianchi fiori profumati, cui si affiancano anche le Edere (Hedera elix), ma anche qualche pianta di Lentisco (Pistacia lentiscus) e qualche Corbezzolo (Arbutus unedo) non ci starebbe male. Nella succitata nota s’è rilevato anche che ha suscitato molta sorpresa a Martina Franca il ritrovamento, in pieno centro città, di alcuni Agrifogli (Ilex aquifolium) in fiore, letteralmente presi d’assalto da numerose api e altri pronubi, e questo dimostra come si possano facilmente attrarre e diffondere questi straordinari insetti anche in zone centrali, addirittura nei centri storici delle nostre città. Ma un arbusto che recentemente ha colpito molto la nostra attenzione è stato l’Agnocasto (Vitex agnus-castus), chiamato anche “Pepe falso” o “Albero della castità” per le sue proprietà conosciute sin dall’antichità di placare il desiderio sessuale di monaci e sacerdotesse. Alto sino a 5/6 metri, appartiene alla Famiglia delle Verbanacee e cresce spontaneamente su canali e canaloni dei fiumi, fossati e margini di strade, adattandosi meravigliosamente a qualsiasi tipo di suolo, purchè non eccessivamente secco e compatto.

Il fogliame è palmato, di colore verde scuro o grigiastro, la fioritura è generosa e avviene tra maggio e ottobre, con fiori generalmente azzurri che sono tra i più adatti ad attirare numerose specie di insetti pronubi; bella, resistente e molto rustica, a nostro avviso è una pianta straordinaria ed è ideale per abbellire parchi e giardini, pubblici o privati, inoltre non ha bisogno di molta acqua e spesso si accontenta della sola pioggia anche in ambienti aridi e soleggiati. Lungo tutta la fiumara del Sinni, ad esempio, a luglio l’Agnocasto la fa da padrone assoluto, immerso in una calura insopportabile, e, riccamente fiorito, sembra regnare incontrastato in un ecosistema completamente spoglio di altre fioriture: è la Natura che viene in soccorso della biodiversità servendosi d’una pianta prodiga e coraggiosa. Facile da coltivare, l’Agnocasto necessita di cure solo nei primi due anni di vita, dopo diventa completamente autonoma e non richiede né acqua né altre attenzioni. A motivo di quanto sopra raccomandiamo caldamente la sua coltivazione e diffusione a chi abbia responsabilità di governo della cosa pubblica, perché la salute dei cittadini passa soprattutto dalla salute degli ecosistemi naturali, della biodiversità e degli insetti impollinatori. Come scrive E.P.Odum ecologo di fama internazionale, non riuscire a prenderci cura del territorio e del Pianeta, significa non prendersi cura di noi stessi.

Valentino Valentini
Direttore del Museo Laboratorio della Fauna Minore del Parco Nazionale del Pollino

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