08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

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Indietro al futuro: a proposito di cucina futurista

foto di Il banchetto del Soroptimist del 1987
Il banchetto del Soroptimist del 1987

Indietro al futuro. Correva l’anno 1987. Io la mia futura moglie Elvira (poi prematuramente scomparsa) eravamo stati l’anno prima a Venezia, e ne avevamo approfittato per visitare la mostra Futurismo & Futurismi, a Palazzo Grassi, che aveva riacceso fari anche in Italia, finalmente, sul grande movimento d’avanguardia italiano. Anche mia madre, Anna Alfarano, che era presidente del Soroptimist club di Taranto, era stata con le sue consocie a vedere quella storica mostra.

Da giornalista, sia pure dalla lontana redazione romana, io ogni tanto le davo una mano ad organizzare eventi. Il Futurismo era una mia antica passione, e proposi quindi di organizzarle per il Soroptimist un banchetto futurista. Ne parlavamo spesso al telefono, tanto con mamma quanto con Elvira (che viveva a Taranto). Mia vicina di scrivania nella redazione romana della Gazzetta del Mezzogiorno era all’epoca Barbara Modesti, giovanissima e brava cronista (veniva boicottata a Bari dall’anima nera del giornale, il capo del personale).

“Sai che a Roma c’è un pittore futurista ancora vivo?”, mi disse dopo aver ascoltato un paio di conversazioni. Era l’era pre-Internet, le notizie giravano lente, viaggiavano su carta, circolavano quasi in cerchie esoteriche. Grazie a Barbara – che pochi anni dopo sarebbe approdata, per sua grande fortuna, in Rai – conobbi Mino Delle Site, che non solo era un pittore futurista vivente, ma era pure di origini pugliesi (nato a Lecce, classe 1914). Lo contattai, sfacciatamente, per proporgli una piccola mostra ed una piccola serata futurista a Taranto. Delle Site era ombroso e sospettosissimo, e fu una gran fatica conquistare la sua fiducia e convincerlo. Ma ci riuscii, coadiuvato oltre che da Elvira da suo fratello, Piero, architetto e gallerista (anch’egli precocemente scomparso). Il banchetto futurista del Soroptimist diventò una vera e propria serata futurista, comprensiva di una mostra (la prima personale in Puglia di Delle Site dopo quella di esordio, a Lecce, anni Trenta) e di conferenze sul Futurismo che il maestro avrebbe tenuto per gli studenti di Archita e Quinto Ennio.

In vista della serata fu realizzato un volumetto, e furono arruolati anche un gruppo di amici, per svolgere durante il banchetto il ruolo di “sganasciatori” (nel Manifesto della cucina futurista, addetti a far sganasciare di risate, con le loro provocazioni, i banchettanti) e di interpreti di fulminanti sintesi teatrali futuriste. Fra i loro ruoli, quello di spruzzare di essenze profumate la nuca dei commensali, secondo le prescrizioni futuriste di Marinetti e Fillia; cosa che fecero con gran gusto, soprattutto prendendo di mira – non volevano che si sentissero trascurati… – il prefetto, il questore, l’ammiraglio, il comandante dei Carabinieri ed altre autorità…Sempre seguendo le prescrizioni di Marinetti e Fillia avevamo fatto stampare non solo la listavivande (parola futurista italianissima che doveva sostituire il forestierismo menu) ma una tavola tattile: tre riquadri di velluto, carta vetrata e seta, da sfiorare con le dita di una mano, per amplificare il piacere tattile prelabiale, mentre con l’altra mano si degustava l’Aerovivanda (aerea perché… leggerissima!): un’oliva, un cuore di finocchio, un chinotto candito. L’istrionico aeropittore futurista Delle Site, ormai conquistato, sfoggiò anche due baffi di velcro celeste, al grido di “i miei baffi si inebriano di cielo”, e declamò una sua composizione parolibera, Aerocorsacanzone… La sala dei banchetti dell’Appia Palace Hotel (i proprietari si erano resi disponibilissimi, e lo chef aveva collaborato alla grande, sfidando il rischio della impopolarità) era decorata da poster futuristi (qualche commensale tentò anche di portarseli via); sulle tavole tovaglie con decorazioni futuriste e composizioni astratte in latta.

E musica futurista, in loop dall’album di Musica Futurista acquistato a Palazzo Grassi. Un successo strepitoso. Cucina futurista, happening incluso, che in tono minore fu replicata nel 2015 a cura del Lions Aragonese nel poi scomparso Brezzamarina: con grande diffidenza iniziale dei commensali, poi conquistati dalla perfetta edibilità delle portate (da quelle strane solo cromaticamente, come le uova divorziate, uova sode tagliate a metà, con tuorli su purè di patate ed albumi su purè di carote, a quelle più estreme con accoppiamento di banana e acciuga), oltre che divertiti dal Carneplastico: piatto forte della gastronomia futurista, che in un celebre banchetto a Parigi, nel 1931, fu offerto a Joséphine Baker. Niente di particolarmente stravagante, se si pensa a ben altrimenti stridenti accordi e disaccordi di sapori e consistenze: nel caso del Carneplastico era l’estetica a provocare: un grande rollé o polpettone di vitello farcito di varie erbe e verdure, servito verticale, poggiando su un anello di salsiccia a più giri verticali, con alla base anche tre grandi crocchettone di pollo fritte e con sulla cima una generosa mestolata di miele…

Giuseppe Mazzarino

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