27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

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Collinette di rifiuti ex Ilva a Leucaspide, dai pm nuovi documenti

foto di Collinette di rifiuti ex Ilva a Leucaspide
Collinette di rifiuti ex Ilva a Leucaspide

La pubblica accusa ha preannunciato il deposito di nuova documentazione. La difesa ha presentato una serie di eccezioni. E’ andata avanti così, nell’ultima udienza dibattimentale, la battaglia fra accusa e difesa nel processo sui cumuli di rifiuti dell’Ilva privata depositati vicino alla gravina Leucaspide, le cosiddette collinette.

E’ uno dei processi sui reati ambientali contestati alla gestione del Siderurgico targata Riva in corso a Taranto, approdato in aula alcuni anni dopo “Ambiente svenduto”. Anche questo procedimento ruota intorno ad un presunto disastro ambientale, ma di natura diversa e anche di dimensioni più contenute. Stando alle contestazioni del pm Mariano Buccoliero, lo stabilimento siderurgico di Taranto a partire dal 1995, quindi dall’inizio della gestione del gruppo imprenditoriale Riva, avrebbe smaltito rifiuti della lavorazione industriale, pericolosi e non, sull’argine sinistro della gravina Leucaspide fino al confine con un’azienda agricola. Un’attività andata avanti nel tempo che, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe favorito la formazione di cumuli di grandi dimensioni che hanno raggiunto i trenta metri, le cosiddette collinette che, è sempre la tesi dell’accusa, avrebbero alterato la morfologia del territorio e causato persino la deviazione di un corso d’acqua.

L’ingente presenza dei rifiuti inoltre, secondo la tesi accusatoria, avrebbe provocato lo spargimento di polveri nell’aria e l’inquinamento della falda a causa di frammenti dei cumuli finiti sul terreno e trascinati via dalle piogge e da piccoli corsi d’acqua che attraversano la gravina. Il pubblico ministero ha ipotizzato i reati, in concorso, di disastro ambientale, di distruzione e deturpamento di bellezze naturali, di deviazione delle acque e modifica dello stato dei luoghi. Davanti alla Prima Sezione Penale del Tribunale di Taranto sono finiti nove imputati, dei quali ben cinque componenti della famiglia Riva, Fabio e Nicola Riva, coinvolti anche nel maxi processo sui reati ambientali giunto alla sentenza di primo grado (le cui motivazioni sono attese nelle prossime settimane), insieme a Claudio Riva, Cesare Federico Riva e Angelo Massimo Riva. Con i proprietari sono sotto processo anche il direttore dell’epoca dello stabilimento, Luigi Capogrosso e tre dirigenti responsabili, rispettivamente, del settore ecologia Renzo Tommasini, del laboratorio ecologia, oli e circuiti Antonio Gallicchio e della rendicontazione del Pdc Ilva Domenico Giliberti. I difensori degli imputati hannp presentato alcune eccezioni chiedendo, fra l’altro, l’esclusione della citazione di Riva Forni Elettrici, della quale è rappresentante legale Claudio Riva.

Richieste che sono state rigettate dal collegio giudicante. Del collegio difensivo fanno parte, fra gli altri, gli avvocati Pasquale Annicchiarico, Carmine Urso, Luca Perrone, Enzo Vozza, Stefano Lojacono, Daniele Convertino e Viviana Lanzalonga. Il presidente della Prima Sezione, Tiziana Lotito, ha fissato le nuove udienze per il 26 novembre e il 3 dicembre. Dieci giorni prima della prossima udienza, quindi il 16 novembre, come deciso dal giudice, il pm dovrà presentare i documenti per consentire ai difensori di prenderne visione e discutere in aula. I difensori si sono riservati di presentare richieste anche a prova contraria dopo aver esaminato la documentazione che depositerà il pubblico ministero. Nella vicenda si è costituito parte civile anche il Comune di Taranto chiedendo un risarcimento per danni all’immagine di 50 milioni di euro, più una provvisionale di 5 milioni.

 

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