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09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 11:48:00

Cronaca News

I canti di don Fabio per dare speranza a Taranto

foto di Don Fabio Massimillo
Don Fabio Massimillo

Dei tanti momenti della celebrazione conclusiva della recente “Settimana Sociale dei Cattolici Italiani”, che a lungo resteranno impressi nella memoria, un posto d’eccezione è riservato ai canti eseguiti dal coro diocesano, accompagnato dell’Orchestra della Magna Grecia, diretto dal maestro tarantino don Fabio Massimillo, 36 anni, parroco alla San Francesco d’Assisi a Crispiano e responsabile per la musica sacra nella nostra diocesi.

Ben pochi però sono a conoscenza che quei brani sono stati da lui composti appositamente per l’occasione, e che, incisi dal coro della diocesi di Roma, faranno parte del cd “Abbiamo visto il Signore” (edito dalle Paoline) in uscita a fine dicembre. Don Fabio, nonostante la sua ammirevole umiltà, è una figura di spicco nel panorama internazionale della musica sacra, tanto da essere stato assistente del celebre compositore mons. Marco Frisina Negli anni dei suoi studi romani il maestro Massimillo ha conseguito la specializzazione in Sacra Liturgia al Pontificio Istituto Liturgico dell’Ateneo Sant’Anselmo e la laurea di secondo livello in Composizione al Pontificio Istituto di Musica Sacra. La domenica era spesso impegnato nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere il cui cardinale titolare è proprio Gualtiero Bassetti, con cui il sacerdote tarantino è legato da grande amicizia e con il quale si è intrattenuto a lungo e cordialmente durante la sua permanenza a Taranto.

“Domenica mattina – dice il musicista – in prossimità della celebrazione eravamo tutti molto tesi ed emozionati, ma anche preoccupati per via della pioggia a causa della quale l’orchestra non avrebbe potuto suonare, ma poi siamo stati aiutati dal Cielo e, quando il regista ci ha dato il ‘via!’, ci siamo lasciati andare alla preghiera e alla bellezza della liturgia. La musica ha contribuito notevolmente a creare quel clima di festa e di speranza che la Settimana Sociale intendeva dare alla nostra città”. “Il programma da me scelto – continua – aveva come tema la Resurrezione e la festa: il canto di ingresso, ‘Celebriamo Cristo Signore’ è un inno alla vita di Cristo risorto e nel contempo un forte invito alla nostra città ad ‘alzare il capo e a contemplare una nuova luce che proviene dalla risurrezione di Cristo’. Così tutti gli altri brani, fino al canto finale “Canterò per te sull’arpa a dieci corde”: una sorta di danza il cui testo è composto da diverse citazioni dei salmi nei quali Davide gioisce per l’Arca di Dio in mezzo al suo popolo”.

Don Fabio ha il merito di aiutare con la sua musica, durante la santa messa, a far entrare i fedeli nella contemplazione della bellezza e della maestà del Signore, al contrario di tanta banalità che, purtroppo, talvolta accompagnano le celebrazioni, allontanando dalla preghiera. E questo, sottolinea, viene fatto senza strafare, mai entrando, cioè, in una certa teatralità in cui capita di eccedere. “Il canto infatti deve essere semplice e coinvolgente: anche chi non è dotato di… una buona voce deve poter cantare perché questo è espressione di bellezza, di poesia, di amore. La strada maestra – evidenzia – ce la indica la Chiesa che, da circa oltre un secolo, ci suggerisce l’utilizzo di voci naturali per evitare che gli altari e le cantorie vengano scambiati per palcoscenici dove non si esprime più la grandezza del mistero, ma si rischia di fare autocelebrazione dei propri talenti”. “L’evento finale della ‘Settimana Sociale’non sarebbe stato lo stesso senza la musica, che l’ha reso invece un segno di speranza – conclude il giovane maestro – Abbiamo cantato e suonato con particolare impeto perché siamo sicuri che il Signore non abbandonerà questa nostra città, nonostante i soprusi subiti negli anni e i disastri ambientali. La musica ci risveglia infatti a contemplare un orizzonte che sembra lontano ma che in realtà è raggiungibile con gli sforzi di tutti e l’aiuto di Dio. E quando avverrà, sarà davvero festa grande!”.

Angelo Diofano

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