27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

foto di Filippo Clary
Filippo Clary

Di questo grande artista ne ho già parlato in passato nell’articolo che dedicai al duo italiano per eccellenza: i “Gabin”. Ho deciso di riparlarvi del romano Filippo Clary perchè proprio di recente ha sciorinato il suo primo album da solista, a mio avviso molto molto bello, ma soprattutto multiarticolato e libero da qualunque legame con il veccho stile. L’avventura artistica di Clary attraversa più di un trentennio di musica che il produttore romano Filippo Clary ha trascorso passando dai dancefloor italo disco degli anni ’80, all’epifania del rap, alla house e la dance, con l’orecchio e l’anima costantemente rivolti alle diverse declinazioni della cultura musicale nera. Tutto questo fino al capitolo Gabin in cui si sono sintetizzate, in “The album”, le esperienze vissute nel tempo. Dagli esordi con Paul e Peter Micioni in cui affina la sua passione per il djing, Clary ha subito coltivato il suo interesse per il gioco dei suoni, affascinato dalla possibilità di costruire scenari emotivi.

In Gabin prende anche vita la sua espressione autorale che nell’incontro con il musicista Max Bottini acquista una nuova dimensione che ne amplifica la sensibilità melodica. Così come fondamentali nel suo percorso di formazione, si rivelano le collaborazioni con artisti importanti e di grande talento come Dee Dee Bridgewater o Chris Cornell, per menzionarne un paio che, tra tanti, danno anche il senso della versatilità del linguaggio musicale di Clary. Negli ultimi anni di lavoro in studio Clary si è dedicato alla produzione di tracce che rappresentassero i suoi diversi umori, con la complicità di artisti con i quali aveva già condiviso esperienze, come Z-Star o Mozez, e nuovi incontri, come la cantautrice olandese Merel Van Dijk e l’italianissimo FJD. Ed è proprio in questo scambio che si è andata sempre più definendo la sua figura di produttore. Non è difatti un genere specifico a guidare la tracklist di questo esordio solista; è una raccolta di brani (con un unico episodio strumentale), ognuno di diverso carattere, nei quali il denominatore comune più riconoscibile è la produzione. Il pop e il soul, la dance e il britsound, e per la prima volta il confronto. con l’italiano, in quello che sembra quasi un elemento spurio nella storia delle collaborazioni di Clary.

La produzione è intesa nel senso canonico di lavoro sulla forma che diventa sostanza; un artigianato del suono applicato a diversi mondi sonori, alla ricerca di soluzioni che ne enfatizzino le potenzialità. Con un pizzico di presunzione e senza dover scomodare paragoni, si può dire di poter riconoscere un “tocco” o un gusto, sicuramente un punto di vista poliedrico sul fare musica. Schizofrenia o versatilità? Fuori dalle gabbie di genere, Clary si conferma produttore eclettico e slegato da vincoli ed etichette, spinto dalla pura esigenza di esprimere una vasta gamma di sentimenti e suggestioni. Non un concept album, ma una personalissima e libera collezione di canzoni in cui trovano spazio mondi sonori multipli, concepiti in tempi, luoghi e stagioni diversi. Note sui brani: Moving Forward: Si conferma la collaborazione già collaudata con Gabin con l’artista anglocaraibica Zee Star, una musa che per Clary rappresenta l’ideale di anima e arte. Concepito tra terrazzo di casa e vagabondaggi in auto per le strade dell’agro romano, il brano ha allo stesso tempo un sapore antico e un tiro contemporaneo. Zee Star Ginger: la personalità vocale nera é di Mozez, già negli inglesi Zero 7. F

orse é il brano più legato all’esperienza sonora di Gabin; con una buona dose di swing la vita scorre più fluida! Making the road my home – Questi tre brani segnano l’incontro con la cantautrice olandese Merel Van Dijk raccontando la fusione di due realtà artistiche diverse, ma che nella composizione trovano felici punti di equilibrio. Una creatività che genera emozioni dalle coloriture differenti: “Streamer” un indie rock denso di grrove; “I like this house”, un funk electro dall’innegabile vocazione dance; “Making the road my home”, lontano dagli approdi più elettronici una canzone leggera come una camminata liberatoria. Merel Van Dijk So-Lo: la voce di Francesco Dini, front man di James and the butcher, formazione lombarda di scuola indie con all’attivo diversi album – una ballad downtempo scritta in una passeggiata di novembre a Roma. La malinconia e l’incanto. FJD Music gets over: quando il soul incontra il brit con la voce di Riccardo Rinaudo, romano di formazione “nera” con Steve Wonder nel cuore. Un inno alla musica che racconta il percorso musicale di Clary./ La pioggia: unico e primo esperimento in italiano dove per la prima volta Clary si confronta con la metrica e la ritmica della propria lingua.

Ad interpretarlo una delle personalità più importanti della musica d’autore italiana degli ultimi vent’anni, Niccolò Fabi. Living in my world: Il titolo esprime esplicitamente il senso del pezzo. Un invito ad entrare nel proprio universo rivolto ad una reale o immaginaria interlocutrice. Ancora una volta con Mozez, che fu protagonista anche di uno degli episodi più attraenti di Gabin con la Fennec version. di “Keep it cool”. Wordless: unico episodio strumentale, una colonna sonora di un film interiore per il quale non serve sceneggiatura. Ecco, ritengo questo suo primo lavoro di altissimo spessore artistico, molto lontano dalla ricerca spasmodica di piacere al pubblico ad ogni costo, ma semplicemente un viaggio nelle profondità del suo essere e per giunta un’album che può catturare, sin da subito, chiunque, perchè molto equilibrato tra sofismi e melodie tranquille e più facili. Un gran lavoro da non perdere e da ascoltare subito.

Vito Lalinga

 

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