27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

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Il Taranto

“Così è sempre. Il vincitore fa quello che vuole. Lo sconfitto quello che deve”: lo afferma lo scrittore greco Thodoros Kallifatidis nel suo romanzo “Timandra”. Ed il Taranto lo sa: ha consapevolezza della propria opera, sia pregressa che avveniristica. E non esce ridimensionato dalla tana dei lupi, anzi: la sconfitta di misura incassata ad Avellino certifica piani di lettura inconfutabili, propedeutici all’evoluzione della squadra ionica stessa. Le emergenze improvvise, le metamorfosi dettate dalle necessità, gli intrecci del Fato che hanno coinvolto alcuni protagonisti non hanno spaventato il Taranto, emblematico di una identità rafforzata, di una fisionomia che si consolida con equilibrio, quindi di quella mentalità alla quale il tecnico Giuseppe Laterza si era appellato alla vigilia. Il concetto della “meta-partita”, ovvero dei diversi “momenti” incastonati e vissuti nel corso di una stessa gara, aveva già assunto una funzione didattica da parte dello stratega rossoblu, il quale aveva catechizzato i suoi uomini all’interpretazione ed alla gestione adeguate di ogni fase di gioco: “mentalità” equivale ad “eclettismo”, per mister Laterza.

Aveva invocato “prontezza” e “determinazione”, l’allenatore ionico, avvertendo la sua compagine a non “cullarsi sugli allori” dei risultati positivi inanellati o delle lodi ricevute per la metabolizzazione del rinnovato sistema tattico (il 4-2-3-1), ma ad approcciarsi alla sfida con l’Avellino con personalità e con responsabilità sotto i profili sia collettivo che individuale. Aveva proibito al suo Taranto qualsiasi adescamento alla presunzione, rispettando invece quell’umiltà e quella abnegazione al sacrificio ed alla profusione del massimo delle energie che l’ha contraddistinto sinora. Ed i rossoblu non hanno deluso le aspettative, a prescindere dal risultato sfavorevole. Si alludeva al destino ed alle sperimentazioni, perché la seconda defezione consecutiva di Marsili a centrocampo era ufficiale, ma l’abdicazione di Saraniti nel riscaldamento non preventivata (problema all’adduttore): stravolte le carte in tavola, poiché Laterza è costretto a schierare ugualmente l’affaticato Santarpia nell’atipico ruolo di unico terminale in una batteria offensiva “leggera”.

L’alter ego naturale dell’esperto Saraniti sarebbe Italeng, giovane prodotto del vivaio dell’Atalanta: infortunato ad intermittenza, non ancora esploso nel potenziale tecnico. L’assenza di un’alternativa coerente, magari svezzata nel con esto, già schiude al dilemma di un intervento mirato nella prossima finestra del mercato invernale: Saraniti non assicura soltanto reti e spessore cognitivo, ma anche un’opera di sostanza e sicurezza, spesso oscura ma indispensabile, elargita in tutto il reparto avanzato. Eppure il Taranto non è mai stato destabilizzato dalle imprevedibilità e dagli ostacoli, a fronte di una precarietà in organico che non permette ancora la fruizione di un Diaby o di un Versienti, entrambi garanti di soluzioni ed idee sia nella mansione specifica, sia nella collaborazione ed intesa fra i comparti. Il talentuoso ivoriano assicura una scelta di tempo, di intuito e di passo per il centrocampo, mentre l’esterno salentino è sinonimo di duttilità e saggezza in ogni occorrenza. In immediata prospettiva, il rientro graduale di Falcone è positivo per dispensare estro e competenza e per introdurre variazioni strategiche all’occorrenza, mentre a regalare un percorso di sorpresa e maturità sono soprattutto gli attori del parco under: non solo Granata, in staffetta con Benassai per il cuore della retroguardia, ma anche Ghisleni che è apparso in crescita appena inserito nella triade dei trequartisti. I quesiti e le perplessità hanno catturato il tormentato binario destro del Taranto, che ha sofferto le incursioni degli opposti Tito e Di Gaudio, aiutati dall’abilità di Kanoutè a filtrare fra le linee ed accentrarsi.

Riccardi è stato riproposto come terzino destro e Pacilli sembra accusare una sorta di scarico di adrenalina, dopo le prime, brillanti esibizioni, complice la preparazione estiva frammentaria. Un impegno a ripiegare, ad arretrare ed a dialogare sull’asse di pertinenza che non ha stimolato le inclinazioni avanzate dell’ex Casertana. Ed è enigmatica anche la valutazione su Bellocq: la sensazione è che le virtù del mediano siano ancora occultate, nonostante la sua volontà nell’interdizione e nella tutela sulle linee di passaggio. L’argentino è un debuttante, ma ha sperimentato con successo l’agonismo e la qualità aumentata nella Souper Ligka Ellada, la massima categoria calcistica in Grecia. “Una sconfitta che, onestamente, non mi va giùaveva dichiarato mister Laterza- Ma rivolgo i complimenti ai ragazzi per la prestazione che hanno sviluppato e per la reazione che hanno sfoderato al doppio vantaggio avversario. L’approccio è stato indovinato, assicurando poi la mentalità e la determinazione idonee per riprendere la partita. Sono contento di questo e mi rammarico per la sconfitta: meritavano qualcosa in più”. “Abbiamo sbagliato in occasione del primo gol, poiché abbiamo concesso una punizione dal limite che avremmo potuto evitare, complice una palla persa- ha specificato- E sul raddoppio di Maniero ci siamo fatti surclassare sulla palla arrivata in area. Nel complesso, ho visto una squadra che si è espressa bene, con personalità: l’occasione finale per pareggiare ne è la dimostrazione. Abbiamo tante assenze: non ne ho mai parlato, perché sono convinto del contributo degli atleti che hanno giocato meno. Non ci piangiamo addosso”.

Alessandra Carpino

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