08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca News

Contagi, si risale. La provincia ionica nella giornata di martedì ha fatto registrare il numero più alto in Puglia

foto di Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

Anche in Puglia si deve registrare una risalita dei contagi. E la provincia di Taranto, ieri, martedì, è stata quella dove il dato è stato maggiormente evidente. Nelle ultime 24 ore in Puglia sono stati effettuati 22.230 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 241 casi positivi: 42 in provincia di Bari, 19 nella provincia Bat, 23 in provincia di Brindisi, 26 in provincia di Foggia, 39 provincia di Lecce, 89 in provincia di Taranto, 3 casi di residenti fuori regione. È stato registrato un decesso.

I casi attualmente positivi sono 3.531; 152 sono le persone ricoverate in area non critica, 19 sono in terapia intensiva. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 4.355.237 test; 274.595 sono i casi positivi; 264.211 sono i pazienti guariti; 6.853 sono le persone decedute. I 274.595 casi positivi sono così suddivisi: 100.018 nella provincia di Bari; 28.504 nella provincia Bat; 21.797 nella provincia di Brindisi; 48.546 nella provincia di Foggia; 32.272 nella provincia di Lecce; 41.923 nella provincia di Taranto; 1.015 attribuiti a residenti fuori regione; 520 di provincia in definizione. Sono 6.032 i nuovi contagi da Coronavirus in Italia martedì 9 novembre 2021, secondo i dati e i numeri Covid del bollettino della Protezione Civile e del ministero della Salute. Si registrano inoltre altri 68 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati processati 645.689 tamponi con un tasso di positività allo 0,9%. Le terapie intensive occupate sono 421, 6 in più di lunedì. Sono 4.586.009 i guariti, 4.613 da lunedì.

“Un aumento dei contagi può essere previsto a novembre 2021 in Francia e in Italia”. E’ la fosca previsione che compare sul profilo Twitter ufficiale del vaccino russo Sputnik, che considera probabile una quarta ondata covid anche in Italia. “Regno Unito, Germania e Singapore hanno visto un aumento dei casi covid a 5 mesi di distanza dalla vaccinazione del 40% della popolazione, in particolare con Pfizer. Questo è dovuto probabilmente al calo della protezione di Pfizer sotto il 50% dopo 5 mesi, come confermato dallo studio della stessa azienda”, prosegue il tweet. “Sulla base di questi dati -secondo il profilo- può essere previsto un aumento” dei casi “in Francia e in Italia a novembre 2021”. Il discorso è il presupposto per un altro tweet, nel quale viene evidenziata l’efficacia del vaccino Sputnik Light, da utilizzare come dose booster in una vaccinazione eterologa. “L’utilizzo di una dose booster eterologa come il vaccino monodose Sputnik Light, con efficacia e sicurezza confermata da Lancet, può rafforzare e prolungare la risposta immunitaria” dei vaccini “mRna che cala dopo 5 mesi e può contribuire ad evitare picchi di contagio nel mondo”.

In leggero aumento i ricoveri in terapia intensiva in Italia. In particolare, Friuli Venezia Giulia e Marche superano la soglia d’allerta del 10%, con l’11% dei posti occupati. E’ quanto emerge dal monitoraggio dell’Agenas all’8 novembre. La media italiana è del 5%, al di sopra si collocano il Lazio (6%) e l’Umbria (7%). Intanto, Moderna chiede il via libera in Ue al suo vaccino anti-Covid per la fascia d’età 6-11 anni. L’azienda americana ha annunciato di aver presentato la domanda per ottenere dall’Agenzia europea del farmaco Ema la variazione dell’autorizzazione condizionata all’immissione in commercio. La valutazione è per un regime di 2 dosi da 50 microgrammi (metà rispetto al dosaggio destinato alle fasce d’età successive) del vaccino mRna-12731 nei 6-11enni.

“Siamo lieti di annunciare la presentazione di questa variazione all’Ema per l’uso del nostro vaccino Covid nei bambini di età compresa tra 6 e 11 anni nell’Unione Europea. Questo segna la nostra prima richiesta per l’uso del vaccino in questa fascia d’età”, afferma Stéphane Bancel, Ceo di Moderna. “Siamo incoraggiati dal fatto che il vaccino Moderna al livello di dose di 50 µg abbia aiutato a prevenire l’infezione da Sars-CoV-2 nei bambini – ricorda – Abbiamo in programma di inviare questi dati ad altre agenzie di regolamentazione in tutto il mondo per proteggere questa importante popolazione più giovane”. Lo studio di fase 2 ‘KidCove’ sull’mRna-1273 è in corso nella popolazione pediatrica di età compresa tra 6 mesi e meno di 12 anni. E Moderna ha recentemente condiviso nuovi dati per la fascia 6-11 anni. E’ stata osservata un’efficacia del vaccino del 100% (utilizzando la definizione del caso primario P301 per Covid-19) 2 settimane dopo la prima dose di mRna-1273, ricorda l’azienda. Inoltre, per l’infezione asintomatica l’efficacia del vaccino 2 settimane dopo la prima dose era del 65%; per l’infezione da Sars-CoV-2 indipendentemente dai sintomi è stata dell’80%. Il 24 ottobre la società ha annunciato anche dati positivi di prima linea dallo studio di fase 2/3 sul vaccino mRna-1273 in bambini tra 6 e meno di 12 anni: il rapporto delle medie geometriche (Gmr) dei titoli di anticorpi neutralizzanti anti Sars-CoV-2, che confrontava la risposta nei bambini con la risposta nei giovani adulti dello studio Cove di fase 3, era 1,5, con un tasso di sierorisposta del 99,3%. Le due dosi da 50 µg sono risultate generalmente ben tollerate.

Lo studio KidCove è uno studio di espansione randomizzato, in cieco per l’osservatore, controllato con placebo per valutare la sicurezza, la tollerabilità, la reattogenicità e l’efficacia delle due dosi somministrate a bambini sani a distanza di 28 giorni. La popolazione in studio è suddivisa in 3 gruppi di età (da 6 a meno di 12 anni, da 2 a meno di 6 anni e da 6 mesi a meno di 2 anni). Questo, mentre però ancano siringhe per vaccinare il pianeta, contro Covid-19 e non solo. A rilanciare l’allarme da Ginevra è Lisa Hedman dell’Organizzazione mondiale della sanità, che stima per il 2022 una possibile carenza di 1-2 miliardi di siringhe. Un ulteriore ostacolo al raggiungimento del già difficile traguardo di un’immunizzazione globale anti Sars-CoV-2, che secondo l’esperta potrebbe penalizzare soprattutto i Paesi più poveri perché in genere ordinano quantitativi inferiori di dispositivi, trovandosi in una posizione di svantaggio presso i produttori. E a fare le spese di questa carenza, avverte Hedman, potrebbero essere anche le vaccinazioni di routine contro infezioni come il morbillo, la parotite e la rosolia. Secondo le stime dell’Oms, in un anno normale nel mondo si contano 16 miliardi di iniezioni.

Prima della pandemia, il 5-10% di questa cifra era rappresentato dalle vaccinazioni, ma in era Covid a livello internazionale sono state somministrate 6,8 miliardi di iniezioni aggiuntive nell’ambito della profilassi anti-coronavirus, moltiplicando la domanda di siringhe. Quelle utilizzate per le vaccinazioni, segnala inoltre l’agenzia delle Nazioni Unite per la sanità, differiscono dai dispositivi impiegati per altri scopi. In base ai calcoli dell’Oms i produttori possono fabbricarne circa 6 miliardi all’anno, ma il prossimo anno la richiesta potrebbe essere da 4 a 7 volte superiore rispetto al periodo pre-pandemico. I maggiori Paesi esportatori sono India e Cina, ricorda l’agenzia ginevrina che invita i Paesi a pianificare in anticipo i fabbisogni e gli ordini, calcolando tempi di consegna che spesso arrivano a 6 mesi. Intato, nelle ultime 24 ore sono stati registrati in Gran Bretagna 33.117 nuovi contagi e 262 morti per il Covid 19. Lo riferiscono le autorità sanitarie. Il bollettino di lunedì riportava 32.332 e 57 morti, ma va ricordato che i dati del lunedì risentono del calo fisiologico di registrazioni durante il weekend.

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