27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

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Ambiente Svenduto, altre correzioni della sentenza

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La lettura della sentenza del Processo Ambiente Svenduto

Continuano i “tempi supplementari” per il processo “Ambiente Svenduto” sul disastro ambientale dell’Ilva gestione privata. Sulla scorta di altre istanze presentate dai legali di parte civile e da difensori degli imputati, la Corte d’Assise di Taranto ha riesaminato il dispositivo della sentenza emesso il 31 maggio scorso e anche un’ordinanza con cui disponeva le prime correzioni, dello scorso 8 luglio. Dopo l’udienza dello scorso 7 ottobre, la Corte d’Assise di Taranto ha emesso una nuova ordinanza con cui accoglie le richieste del difensore di parte civile della Regione Puglia la cui domanda di risarcimento era stata esclusa da tre capi di imputazioni relativi a due infortuni mortali sul lavoro verificatosi nello stabilimento e al porto nel 2012, in cui persero la vita due operai.

La domanda di risarcimento e le provvisionali, quindi, avranno i loro effetti nei confronti di diversi imputati con ruoli apicali nell’Ilva dell’epoca. Imputati che dalla precedente ordinanza erano stati “graziati”, in quanto esclusi dal pagamento di risarcimento e provvisionali (peraltro queste ultime immediatamente esecutive). La rettifica di quello che la Corte d’Assise aveva deciso in una precedente ordinanza riguarda gli imputati Antonio Colucci, Giuseppe Di Noi, Cosimo Giovinazzi, Adolfo Buffo e Giovanni Raffaelli. Rigettata, invece, l’istanza di uno dei fiduciari del gruppo Riva, Lanfranco Legnani, che aveva chiesto la sua esclusione dal risarcimento in favore di una delle parti civili costituite in giudizio, Luigi Romandini, ex dirigente del settore ambiente della Provincia di Taranto. Accolta, invece, una domanda di semplice correzione del nome di una parte civile contenuto nelle oltre 80 pagine del dispositivo.

Nel processo sul disastro doloso attribuito al Siderurgico della gestione Riva sono imputate 44 persone e 3 società, fra cui i fratelli Fabio e Nicola Riva, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, l’ex addetto alle relazioni istituzionali Girolamo Archinà e diversi esponenti del mondo politico e istituzionale pugliese, fra cui l’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, condannato a 3 anni e mezzo per concussione. Mentre le condanne ai principali imputati vanno dai 20 ai 22 anni. Una buona parte delle imputazioni sono andate in prescrizione malgrado i tempi serrati del dibattimento in quanto sono approdate in aula già datate; alcuni episodi risalgono al 2009. Ed è terminato soltanto il primo grado di giudizio. Intanto, nelle prossime settimane, forse anche a fine mese, sono attese le motivazioni della sentenza, che saranno sicuramente di notevole interesse non soltanto per le varie parti processuali che hanno preso parte a cinque anni di dibattimento. Ma anche per il presente e il futuro dello stabilimento siderurgico di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia, in quanto la sentenza riguarda la confisca dell’area a caldo ritenuta il motore dell’inquinamento e del disastro ambientale doloso. E capita in un momento in cui lo Stato sta cercando di scrivere un nuovo capitolo, quello della transizione ecologica.

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