27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

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La Taranto poetica nel Congresso internazionale della spagnola Villafranca

foto di Un gruppo di convegnisti davanti alla Porta del perdono
Un gruppo di convegnisti davanti alla Porta del perdono

Lo spazio provinciale in letteratura è stato il tema del Convegno internazionale di studi organizzato a Villafranca del Bierzo, stupenda località del Nordovest della Spagna nel territorio del Bierzo che è compreso nella regione di Castiglia e Leon, per iniziativa della sezione spagnola dell’Aicl, guidata da Angel Basanta, docente dell’Università di Madrid, dell’associazione internazionale dei critici letterari, presieduta da Neria De Giovanni, critica molto nota, docente e massima studiosa di Grazia Deledda.

Una perfetta organizzazione, curata nei minimi particolari e favorita dal grande interesse culturale mostrato da José Manuel Pereira Vega, sindaco di Villafranca, che è una tappa fondamentale e straordinaria nel Cammino di Santiago, oltre che dall’amministrazione di quella regione, che ha permesso ai convegnisti di disporre degli atti, in lussuosa vesti tipografica, curata da Manuel Angel Morales Escudero, completata dalle illustrazioni realizzate dagli “artisti del Bierzo”, già durante i lavori. Per noi una scoperta straordinaria, in una terra che promana spiritualità e che ospita la Porta del perdono, nella romanica chiesa di Santiago, alla quale i pellegrini che non possono completare il percorso possono comunque lucrare l’indulgenza: in una delle otto basiliche della città, nel Monastero dell’Annunciata, gestito dalle clarisse, si conservano e si venerano le spoglie di San Lorenzo da Brindisi, grande santo francescano, venerato anche nella nostra città, che svolse un ruolo fondamentale non solo per la Chiesa del tempo, ma anche per gli equilibri politici.

L’argomento, trattato dai critici provenienti da Italia, Spagna, Francia, Romania, Polonia e Albania riguardava: “La creation de espacios provinciales ne la literatura”, ovvero: la questione dell’esistenza di letterature provinciali all’interno del più ampio panorama nazionale e internazionale e naturalmente tutti gli interventi hanno rimarcato che non solo tali letterature esistono e hanno senso, ma sono spesso il sostrato indispensabile sul quale si sviluppa la storia della letteratura. E questo prescinde dal “mercato” che, come avviene per tutte le arti, impone le proprie ragioni economiche spesso indipendenti dai valori culturali, letterari e sociali del lavoro di letterati e poeti. Il mio intervento, che ho avuto l’occasione di esporre, in qualità di socio italiano dell’Aicl, aveva per tema: “Lo sviluppo di un’identità poetica nella culla della Magna Grecia”.

Lo scopo era dimostrare come, all’interno di una riconosciuta linea meridionale della poesia novecentesca, si sia sviluppata, per affinità e contiguità, nella terra in cui nacque la civiltà ellenistica, cioè la Magna Grecia, una “tradizione tarantina”, sulla matrice del risveglio archeologico e sotto la spinta del “mitico” Premio Taranto che nel dopoguerra portò in città i massimi letterati italiani, e che tale tradizione ebbe una continuità attraverso l’opera di illustri rappresentanti. Come dimostra il fatto che tra il 1953 e il 1980 furono ben tre i poeti tarantini che ricevettero il Premio Viareggio: Raffaele Carrieri, Cosimo Fornaro (opera prima nel 1976) e Cosimo Ortesta (opera prima nel 1980). E che dopo quest’ultimo pochissimi altri poeti meridionali (nessun pugliese), lo hanno ricevuto per la poesia, mentre nel 1996 andò ad Alda Merini che, per quattro anni, aveva risieduto a Taranto, avendo sposato in seconde nozze il poeta Michele Pierri e proprio in questa città, in quegli anni, aveva prodotto il meglio della sua poesia. La persistenza della storia, il rinnovamento delle tradizioni, l’esaltazione della mediterraneità intesa come valore esistenziale rappresentano le caratteristiche salienti di questa linea. Era stato proprio il premio Nobel, Salvatore Quasimodo, a sostenere che: “Talvolta il poeta moderno è eloquente […] sembra, cioè, che discorra col mondo raccolto in un paesaggio ristretto (la sua terra): eloquente, anche se il suo tono è basso, familiare. Sono uomini del Sud, spesso; della Lucania, degli Abruzzi, delle Puglie, delle isole, ma anche del Piemonte, del Veneto, che, avuta una eredità terragna e feudale, aprono i loro dialoghi dritti e netti sulla loro sorte. Non hanno infanzia, né memoria di essa, ma catene ancora da rompere e concrete realtà per entrare nella vita culturale della nazione.

Le muse dei boschi e delle valli tacciono in loro: rigurgitano invece i boati delle frane e delle alluvioni per le loro mitologie contadine. Faremo un giorno una carta poetica del Sud; e non importa se toccherà la Magna Grecia ancora, il suo cielo sopra immagini imperturbabili d’innocenza e di sensi accecanti. Là, forse, sta nascendo la ‘permanenza’ della poesia”. E del resto lui la Magna Grecia la conosceva perfettamente, oltre che per essere siciliano d’origine, per aver amato e tradotto gli autori classici, soprattutto quel Leonida da Taranto, che lo aveva poi portato nella città bimare, poco prima della sua scomparsa. Nella città egemone della Magna Grecia che aveva dato i natali ad Archita, Leonida, Quinto Ennio, Livio Andronico, Aristosseno (mentre Rintone morì a Taranto) e, più in generale, alla cultura e alla civiltà ellenistiche, è certamente l’archeologia a consentire uno sviluppo culturale senza precedenti. In un periodo che vede protagonista Luigi Viola, il cui figlio Luigi, premio Oscar per il film “Sciscià”, poeta, drammaturgo e scrittore rappresenta, con Raffaele Carrieri, la prima “leva” poetico-letteraria. Spagnoletti e Pierri che pubblicarono le loro prime sillogi proprio nel 1952, nella mitica collana di Shwarz diretta dallo stesso Spagnoletti, oggi oggetto di collezione, e nella quale comparvero anche Luzi, Betocchi, Parronchi e Alda Merini, sono i punti di riferimento della “secondo ondata”, quella più legata alla città.

A loro si affiancano poeti di rilevanza nazionale come Cosimo Fornaro, Cosimo Ortesta, la poetessa e giornalista Giosi Lippolis e, in un secondo momento, Angelo Lippo e Pasquale Pinto che, assieme a Giovanna Sicari, rappresentano le punte di diamante della poesia tarantina. Le altre dotte relazioni dei relatori, ventidue complessivamente, hanno posto l’accento sulle esperienze poetiche e letterarie nelle nazioni considerata, a partire dalla Spagna, paese ospitante, fornendo un quadro molto interessante dello sviluppo letterario territoriale, in un Paese che, come l’Italia, ha conosciuto tantissime personalità di valore universale, sempre legate al loro territorio di provenienza. Il convegno, svoltosi nel bellissimo teatro Enrique Gil y Carrasco, aperto dagli interventi di Raul Fernandez Sobrino, assessore della Regione Castilla y Leon e del sindaco José Manuel Pereira, è stato chiuso dallo stesso sindaco, che ha ringraziato i convegnisti per aver accolto con slancio l’invito di Villafranca del Bierzo e dalla presidente Neria De Giovanni che ha tratto le conclusioni di una sessione che, ha sostenuto, ha toccato punti di alta cultura, e ha dato appuntamento al convegno 2022 dell’Aicl, che si svolgerà in Sicilia, a Modica, città natale di Salvatore Quasimodo.

Silvano Trevisani

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