La verità di Achille è nella storia. La verità di Tersite è nella strada | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

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La verità di Achille è nella storia. La verità di Tersite è nella strada

foto di Achille trascina per i capelli Tersite (Museo di Antalya - Turchia)
Achille trascina per i capelli Tersite (Museo di Antalya - Turchia)

Come mai si ricorda Achille e meno Tersite? Cerco di rispondere con qualche passaggio esplicativo, nel senso forte che il termine spiegare suggerisce: togliere qualche piega nella memorizzazione. Tersite, figlio di Agrio e fratello di Eneo, è descritto da Omero come essere repellente e arrogante, guercio e zoppo, con un capo aguzzo e «sparso di raro pelo» che si è reso responsabile di lesa maestà, offendendo Agamennone. È pertanto colpito da Ulisse che aveva perso la sua proverbiale pazienza. Il punto è che siffatto accusatore imprudente (?) aveva osato pronunciare la verità. Dico meglio: aveva rivolto ad Agamennone le stesse accuse che gli aveva rivolto Achille, senza che nessuno, però, si sognasse di contraddire o addirittura di riprendere il Pelide, e tanto meno di picchiarlo. Libonio, un retore del IV secolo, ha scritto un Encomio di Tersite, perché aveva detto in modo spiacevole la verità. Nasce così il termine tersitismo, quel complicato mix di circostanze, che vede gli umili ribellarsi ai potenti, i brutti reagire ai belli, pronunciando parole oltraggiose.

Ma dicendo la verità. Tersite non affascina, certo, e, nel confronto con il bellissimo Achille o con il paziente Odisseo, è destinato per forza a soccombere. Eppure le sue parole odiose, la sua testa appuntita, la sua gobba livida sotto le percosse dello scettro regale, vanno diritte alla coscienza (si sfogli l’interessante libro di Luigi Spina, insigne grecista, L’oratore scriteriato. Per una storia letteraria e politica di Tersite, 2002). Un personaggio, Tersite, che ha vissuto solo per sessantasette versi, dopo oltre duemila e cinquecento anni, è ancora qui a inquietarci con la scriteriata (?) eloquenza, specie quando, per formazione ricevuta e forse per naturale inclinazione, si ha un occhio per quelli che perdono. Non è difficile compilare un fascicolo di testimonianze “tersitiche”, tanto interessanti quanto poco conosciute o meglio poco pubblicizzate. Oggi Tersite è con il peircing del fantasista no-global che denuncia l’appiattimento culturale o con i richiami dell’ambientalista che urla nelle piazze o con il canto del giovane con la chitarra che manifesta nelle vie e nelle metropolitane, ma anche con la voce di tante donne a cui non viene ancora riconosciuta pienamente l’uguaglianza a vari livelli o con il coming out di tanti, vessati dalla maldicenza, che esprimono la loro identità di genere, o con il silenzio, che stordisce, dei tanti poveri della Terra. O addirittura, e non per ultima, con l’ombra degli invisibili (gli ultra- ottantenni) che vaga nel buio della solitudine (L’età da inventare di Vincenzo Paglia, Piemme 2021). Non è difficile essere per il tersitismo; soprattutto quando si è democratico dentro e quando la democrazia stenta a essere inclusiva. La società democratica (e lo Stato democratico), in senso pieno, deve compiere ancora tanta strada: formare la coscienza democratica in ogni essere umano. Fondamentale è il ruolo delle istituzioni educative pubbliche, ma non secondario è quello della politica.

Cosimo Laneve

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