08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca News

Indagine ex Ilva. Laghi-Nicoletti, slitta il confronto

foto di Enrico Laghi
Enrico Laghi

E’ slittato di nuovo il confronto fra Enrico Laghi e Nicola Nicoletti in programma a Potenza lunedì 15 novembre nell’ambito dell’indagine sui rapporti fra l’Ilva gestione commissariale e la Procura di Taranto negli anni 2015-2019. La Procura del capoluogo lucano ha chiesto il faccia a faccia fra i due esponenti di vertice dell’Ilva gestione commissariale di Taranto di alcuni anni fa (Laghi commissario e Nicoletti consulente) nelle forme dell’incidente probatorio, quindi in un’udienza analoga a quella dibattimentale con la presenza delle parti e dei difensori degli indagati.

Ma per la seconda volta il confronto è slittato. Era già accaduto lo scorso 19 ottobre. In quella circostanza, davanti al gip del Tribunale di Potenza Antonello Amodeo (lo stesso che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare in questa e in precedenti inchieste sulla Procura di Taranto), i difensori degli indagati hanno eccepito l’assenza della documentazione completa relativa ai verbali di Nicoletti. Quindi, per consentire alla Procura il deposito, il giudice ha aggiornato l’udienza a lunedì 15 ma anche in questa circostanza i difensori degli indagati hanno sollevato alcune eccezioni relative alla documentazione depositate dagli uffici inquirenti. Da quanto è trapelato, i difensori di Laghi e del poliziotto Filippo Paradiso avrebbero eccepito l’assenza di atti ritenuti necessari per poter consentire loro di esercitare compiutamente il diritto di difesa degli indagati. Il giudice Amodeo ha accolto le richieste e ha fissato una nuova udienza per il 29 novembre prossimo.

A differenza della precedente udienza, Laghi prende parte all’incidente probatorio in stato di libertà in quanto lo scorso 21 ottobre il Tribunale del Riesame di Potenza gli ha revocato gli arresti domiciliari annullando la misura cautelare eseguita il 27 settembre scorso dopo aver riqualificato un capo d’imputazione. Il Riesame infatti ha ridimensionato l’accusa a suo carico, contestata in concorso anche all’ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo e all’avvocato Giacomo Ragno, da corruzione in atti giudiziari a induzione indebita a dare o a promettere utilità. Secondo la Procura di Potenza l’utilità sarebbe consistita in alcuni incarichi difensivi affidati dall’Ilva gestione commissariale all’avvocato Ragno in quanto amico di Capristo, dunque, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, al fine di ammorbidire la Procura di Taranto che indagava su due infortuni mortali avvenuti nello stabilimento. Gli investigatori della Guardia di Finanza, diretti dal procuratore di Potenza Curcio e dai sostituti Giuseppe Borriello e Anna Piccininni, hanno ricostruito vicende e un presunto sistema di relazioni. Secondo le ipotesi dell’accusa, la richiesta di patteggiamento rigettata dalla Corte d’Assise di Taranto avrebbe avuto una sorta di “fuoriscena”, una trattativa.

Nelle carte dell’inchiesta si scorrono numerosi passaggi che riguardano gli anni dell’Ilva subito dopo la gestione Riva ma anche conversazioni sulle nomine dei procuratori degli uffici giudiziari di città diverse da Taranto. Vicende che sono finite sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. Nicoletti e altri undici indagati hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini nelle scorse settimane. Ma in quell’elenco dei destinatari manca uno dei nomi principali, quello di Laghi. Quindi, non è escluso che possa esserci un altro filone d’indagine. Intanto, la Procura di Potenza, diretta dal procuratore capo Francesco Curcio, vuole cristallizzare le dichiarazioni di Laghi e Nicoletti, evidentemente ritenute di particolare rilevanza per gli sviluppi processuali dell’inchiesta. Al di là della rilevanza penale che sarà vagliata dai pm e da un tribunale di Potenza, le dichiarazioni rese da Nicoletti appaiono di particolare rilevanza per le vicende dello stabilimento siderurgico di Taranto in quanto raccontano alcune pagine di storia fino ad alcuni mesi fa rimaste sconosciute. O forse conosciute solo ad alcuni negli ambienti giudiziari.

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